Da un marziano ai supereroi: la storia del cosplay che forse non conoscete

C'è chi passa mesi a cucire un abito, chi costruisce armature con materiali di recupero, chi studia trucco, parrucche e perfino le espressioni del proprio personaggio preferito. Poi arriva il momento di indossare tutto e trasformarsi, almeno per un giorno, in un supereroe, un personaggio storico, un guerriero dei videogiochi o un protagonista dei manga.
È il mondo del cosplay, uno degli spettacoli più colorati di Lucca Comics & Games. Ma per scoprire come è nato bisogna fare un salto indietro di oltre un secolo. E dimenticare, almeno per un momento, il Giappone: questa storia comincia molto più lontano, negli Stati Uniti. Con un curioso personaggio arrivato da Marte.
Un marziano finisce in prima pagina
La testa allungata, gli occhi grandi e un aspetto decisamente bizzarro. Si chiama Mister Skygack, from Mars ed è il protagonista di una striscia a fumetti creata nel 1907 dal disegnatore americano A. D. Condo. Un extraterrestre che osserva con curiosità le strane abitudini degli esseri umani.
Nel 1912 August Olson, un abitante di Monroe, nello Stato di Washington, decide di presentarsi a un ballo in maschera proprio nei panni del marziano. Il travestimento gli vale il primo premio e una fotografia che finisce sulla prima pagina del Tacoma Times il 24 maggio di quell'anno.
È una delle più antiche testimonianze fotografiche di quello che oggi chiameremmo cosplay. Ma non è il primo caso conosciuto: già nel 1908 alcuni appassionati americani si erano travestiti da personaggi delle strisce a fumetti.
E andando ancora più indietro, nel 1877, lo scrittore Jules Verne aveva organizzato un ballo in costume al quale diversi invitati si erano presentati vestiti come i protagonisti dei suoi romanzi.
La parola cosplay non esisteva ancora. Esisteva però il desiderio di uscire dalle pagine di una storia per entrarci, almeno per qualche ora.
Foto pubblicata sul Tacoma Times di un uomo vestito da personaggio del fumetto Mister Skygack, from Mars (1912) (Wikipedia)
27/10/2026
New York, 1939: due appassionati arrivano dal futuro
La svolta arriva nel 1939, alla prima World Science Fiction Convention di New York, un raduno dedicato agli appassionati di fantascienza.
Tra i partecipanti ci sono Forrest J. Ackerman e Myrtle R. Douglas, conosciuta come Morojo. Si presentano con due costumi futuristici ispirati al film La vita futura del 1936 e ideati e realizzati da Douglas, convinti che anche altri abbiano avuto la stessa idea. Invece sono gli unici a essersi vestiti per l'occasione.
La loro iniziativa, però, non passa inosservata. L'anno successivo, alla convention di Chicago, altri appassionati seguono l'esempio e viene organizzata una sfilata in costume. Comincia così la tradizione delle masquerade, le competizioni nelle quali non conta soltanto l'abito, ma anche il modo di presentarlo.
È un passaggio fondamentale nella storia del cosplay moderno: il travestimento smette di essere soltanto un gioco occasionale e diventa un modo per condividere la passione per gli stessi mondi immaginari.
La storia di Morojo racconta anche un aspetto fondamentale del cosplay: il do it yourself, il fai da te.
Per molti appassionati il divertimento non comincia quando si indossa il costume, ma molto prima. C'è un progetto da studiare, un tessuto da trovare, un'armatura da costruire. Bisogna capire come trasformare in un oggetto reale qualcosa che esiste soltanto in un fumetto, in un cartone animato o in un videogioco.
Ackerman e Morojo (WWW)
27/10/2026
Il Giappone inventa la parola cosplay
Se una parte importante delle radici moderne del fenomeno si trova nelle convention americane, è il Giappone a dargli il nome con cui oggi è conosciuto in tutto il mondo.
Negli anni Settanta anche gli appassionati giapponesi di fantascienza, manga e animazione cominciano a partecipare agli incontri in costume. Le convention diventano luoghi nei quali incontrarsi, scambiarsi idee e interpretare i propri personaggi preferiti.
Nei primi anni Ottanta il giornalista giapponese Nobuyuki Takahashi, dopo aver osservato la tradizione dei costumi nelle convention americane, cerca un'espressione breve per raccontare il fenomeno ai lettori giapponesi.
Unisce due parole inglesi, costume e play. Nasce così il termine cosplay, che si affermerà progressivamente in Giappone e poi nel resto del mondo.
Cosplayer a Tokyo (Ansa)
Da Sailor Moon a One Piece, quando i fan diventano protagonisti
Con il successo internazionale dei manga, degli anime e dei videogiochi, il cosplay cambia dimensione. Ai costumi ispirati a Star Trek e Star Wars si affiancano quelli di Dragon Ball, Sailor Moon, Naruto, One Piece e di tanti altri universi narrativi.
Anche il modo di realizzarli si evolve. Ago e filo restano strumenti fondamentali, ma entrano in gioco nuovi materiali, lavorazioni artigianali, modellazione digitale e stampa 3D. C'è chi realizza ogni dettaglio da solo, chi modifica abiti già esistenti e chi sceglie di reinterpretare liberamente il personaggio.
Poi arrivano internet e i social network. I costumi non si vedono più soltanto durante le convention: fotografie, tutorial e video delle trasformazioni raggiungono appassionati di ogni parte del mondo. Le fasi di preparazione, dal primo bozzetto all'ultimo accessorio, diventano parte del racconto.
Cosplayer a Lucca (LaPresse)
27/10/2026
Heidi Klum, quando trasformarsi diventa uno spettacolo
C'è qualcuno che ha portato l'arte del travestimento a livelli spettacolari, è Heidi Klum. La supermodella tedesca ha trasformato Halloween in un appuntamento attesissimo, nel quale il costume diventa una vera produzione, tra trucco prostetico, effetti speciali e mesi di preparazione.
Nel 2022 si è presentata alla sua festa trasformata in un gigantesco verme. Un costume tanto sorprendente quanto scomodo, che la costringeva a muoversi con difficoltà. L'anno successivo è diventata un pavone, con una coda spettacolare formata da un gruppo di acrobati e ballerini.
Nel 2024 è stata la volta di E.T., l'extraterrestre del celebre film di Steven Spielberg. Nel 2025 ha scelto invece Medusa, la creatura della mitologia greca con serpenti al posto dei capelli: per realizzarla sono serviti mesi di lavoro, ore di trucco e una struttura con serpenti meccanici capaci di muoversi.
Quelli di Heidi Klum sono soprattutto costumi di Halloween, più che cosplay nel senso tradizionale del termine. Ma mostrano fin dove può arrivare l'arte della trasformazione, quando la creatività incontra le tecniche del cinema e degli effetti speciali.
Heidi Klum supereroina, 2010 (Getty)
Lucca, dai primi venti concorrenti alle grandi sfilate
Anche in Italia il cosplay ha una storia che passa da Lucca. È il 1996 quando un piccolo gruppo di ragazzi in costume compare tra gli stand del Palazzetto dello Sport, allora sede della manifestazione.
Due anni dopo, nel 1998, nasce Lucca Cosplay, la gara organizzata grazie alla collaborazione tra l'Associazione Culturale Flash Gordon e i responsabili dell'evento. La prima edizione ha qualcosa di pionieristico: una ventina di partecipanti sfilano all'aperto, sulla ghiaia, senza palco, musica e microfoni.
Da quella piccola iniziativa nasce una tradizione destinata a crescere. Arrivano il palco, nuove categorie e costumi sempre più elaborati. L'archivio ufficiale della manifestazione ricorda che, negli anni, una singola gara è arrivata a superare i 500 iscritti.
Oggi il cosplay è uno dei simboli di Lucca Comics & Games. Nell'edizione del sessantesimo anniversario, dal 28 ottobre al 1° novembre 2026, torna anche il Lucca Cosplay Contest, in programma domenica 1° novembre all'Auditorium San Francesco. Il giorno precedente è dedicato all'Extreme Cosplay Gathering, la competizione internazionale che mette alla prova le capacità creative e artigianali dei partecipanti.
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