Giacomo Poretti ospite a Stories, lunedì 26 ottobre ore 21 su Sky Tg24

Direttore artistico di due teatri, un podcast di successo, un film in uscita con il trio e un documentario sulla Gialappa che racconta un pezzo importante della sua storia. Giacomo Poretti si racconta al vicedirettore Omar Schillaci nella nuova puntata del ciclo di interviste dedicate ai protagonisti dello spettacolo
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Giacomo Poretti è il protagonista della nuova puntata di “Stories”, il ciclo di interviste ai principali interpreti dello spettacolo di Sky TG24. Ospite del vicedirettore Omar Schillaci, con la regia di Paolo Bonfadini, l’attore e comico si racconta in “Giacomo Poretti – Chiedimi se sono felice” in onda lunedì 26 ottobre alle 21.00 su Sky TG24, sabato 31 ottobre alle 12.30 su Sky Arte e sempre disponibile on demand
PoretCast, il podcast nato per promuovere un teatro e diventato un successo
Al centro dell’intervista il PoretCast, il progetto edito da Corax, che è nato quasi per caso, diventato un podcast di successo e che entrerà adesso nell’offerta editoriale di Sky Voices, il nuovo canale interamente dedicato ai videopodcast in arrivo dal 2 novembre al canale 118 di Sky e su NOW. “Se te lo dico non mi credi”, racconta Poretti ripensando alla nascita di PoretCast. “Mi sono rivolto a una società che si occupa del web, del digitale, queste cose che per me, boomer, sono una roba… Volevo far sapere che esisteva un teatro che avevo appena preso e diretto, il Teatro Oscar”. L’idea iniziale era dunque promuovere il teatro, ma il progetto ha preso una strada diversa: “Mi hanno detto: ‘Forse potremmo fare un podcast’. E io: ‘Scusate, che significa podcast?’. Per me era un’intervista. E invece, oltre a far sapere che esisteva il Teatro Oscar, mi sono appassionato alla cosa in sé”. Una scoperta che lo ha portato a incontrare ospiti e storie diverse, anche inaspettatamente emozionanti. “Con Christian De Sica mi sono divertito tantissimo. Così come con Mara Maionchi, anche perché mi ha insultato dall’inizio alla fine”. Con Cesare Cremonini, invece, è arrivata la commozione: “Mi sono commosso perché lui si è commosso, parlando del padre. Non l’avrei mai immaginato”.
Giacomo Poretti: dal cortile della provincia milanese alla scoperta della comicità.
Ma la storia di Giacomo Poretti inizia nella provincia milanese, nei cortili in cui è cresciuto con la madre, il padre e la sorella. “Era un cortile tipico della provincia milanese. I bagni non erano in casa, ce n’era uno in comune, al piano terra. Mi ricordo che d’inverno, quando nevicava, dovevi attraversare il cortile per andare in bagno la sera, avevi freddo, ti bagnavi i piedi. E allora dicevo a mia mamma: ‘Mamma, posso farla nella neve?’”. Eppure, nel ricordo, c’è anche la bellezza di una vita semplice: “D’estate si portava il tavolo fuori e, per quanto fosse sostanzialmente un monolocale, sembrava di essere in una villa. Era bellissimo il cortile”. Di sé bambino dice: “Ero ubbidiente, un po’ malinconico e riflessivo”. L’infanzia, spiega, è stata “bellissima, uno dei momenti più belli della mia vita”, ma c’è un episodio che ancora oggi racconta con il suo tipico umorismo: “I miei, nel tentativo di farmi del bene, mi hanno mandato in colonia. Siccome ero particolarmente linfatico, mi hanno mandato a marzo e aprile, due mesi di fila. Neanche la famiglia di Elon Musk può permettersi due mesi di mare tra marzo e aprile”. Aveva appena quattro anni: “Capisci che stare lontani dalla mamma e dal papà a quattro anni… fai il comico per forza nella vita”. Dopo la terza media, comincia a lavorare. “Dopo i tredici anni bisognava andare a lavorare. Sono andato in fabbrica, facevo il saldatore, e poi sono andato a lavorare in ospedale: mi sono fermato lì undici anni”. Il teatro arriva attraverso l’oratorio e un sacerdote, don Giancarlo, “più innamorato di Pirandello che di San Pietro e Paolo”, che cerca di trasmettere al paese la passione per la recitazione. “Usava il teatro dell’oratorio un paio di volte all’anno, prendeva tutta la popolazione del paese e gli faceva fare delle cose. Un anno aveva bisogno di tre bambini, tre personaggi, tre alieni: uno altissimo, uno grassissimo, uno bassissimo. E io, senza fare il provino, ho vinto quella parte”. Un primo incontro con la scena, mentre la strada verso la comicità passa anche attraverso l’esperienza da animatore nei villaggi turistici. Un lavoro che non amava particolarmente: “Mi vergognavo un po’ di fare l’animatore, è un po’ umiliante. Non vedevo l’ora che finisse quel tirocinio, però dava lo stipendio, miserevole, ma lo dava”. Gli è rimasto però un insegnamento importante: “Con il pubblico si impara a improvvisare tantissimo e per il comico improvvisare è una cosa fondamentale”.
L'incontro con la Gialappa's Band, la nascita di Tafazzi e il successo al cinema
Il percorso artistico cambia con Aldo e Giovanni e con l’incontro con la Gialappa’s Band, quando il trio trova uno spazio in cui può sperimentare liberamente. “Avevamo già fatto qualcosa in televisione, ma non funzionava niente. Lì invece si sono incontrate due follie, due modi di vedere il mondo della comicità veramente in sintonia. Loro ci hanno fatto fare tutto mentre dove eravamo stati prima non ci facevano fare niente.” Sono anni di grande energia, in cui le idee sembrano arrivare quasi da sole: “Se mi chiedi come venivano quelle idee lì, non lo so. In realtà noi non l’abbiamo mai scritto per davvero: veniva l’idea e si faceva. Lo so che è difficile da far accettare, ma era così,”. Tra i personaggi più celebri c’è Tafazzi, nato proprio da un momento di difficoltà. “Stavamo costruendo uno sketch dei supereroi. Ad Aldo e Giovanni erano venute due belle idee: Aldo faceva Superman, Giovanni faceva Flash. E io avevo solo il vestito”. Mentre gli altri due avevano trovato il proprio ruolo, lui era rimasto senza una parte. “Quando sei umiliato, sei vicino al fallimento. Ho visto la bottiglia lì sul tavolo, che casualmente era lì, e ho cominciato a battermela addosso. Loro sono morti dal ridere”. Non c’era un copione, né una battuta preparata: “Tafazzi non aveva proprio un testo, non aveva battute, non aveva niente”. La fortuna del personaggio è arrivata anche grazie a Walter Veltroni, allora direttore de L’Unità, che lo notò e fece scrivere a Sandro Veronesi un articolo in prima pagina. “Mi telefonò dicendo che era un personaggio geniale. Io devo questa fortuna anche a lui”. Il successo televisivo arriva poi al cinema, con Tre uomini e una gamba. Ma all’inizio le aspettative non erano alte. “La cosa strana non è tanto il numero esiguo delle copie, quanto il fatto che ci fecero uscire a Natale”. Il film cresce grazie al passaparola e conquista il pubblico, ma durante le riprese il trio non immagina quel risultato. Negli anni, il trio ha conosciuto anche momenti meno fortunati. Poretti non cerca giustificazioni: “Non tutti i film sono andati bene. Abbiamo fatto un film brutto, decisamente brutto. Il pubblico non è andato a vederlo perché aveva ragione”. Poi è arrivato Odio l’estate, che ha permesso di ritrovare “quel clima” e una comicità più vicina alla loro sensibilità. Pensando al proprio funerale gli è venuta in mente un’idea: “L’altro giorno ero al funerale di una cara amica. C’è stato un momento molto toccante, anche gioioso, e mi è venuto in mente: quando sarà il mio, cosa farò? Ho pensato che, se dovessi avere la lucidità e la forza, magari con una malattia, registrerei un messaggio”. Non un video, precisa, “solo audio, solo la voce”. Per fare cosa? “Cercherei di rincuorarli un po’”.
Tra il teatro e il nuovo film con Aldo e Giovanni
Oggi Poretti si divide tra il lavoro artistico e la direzione di due teatri, il Teatro Oscar e il Teatro degli Angeli, insieme a Gabriele Allevi e Luca Doninelli. Il primo ha aperto appena tre mesi prima della pandemia: “Pensa che senso imprenditoriale”, scherza. E sul passare degli anni trova anche un lato positivo: “Una bellezza dell’età è che te ne freghi di certe cose, di certi formalismi. Sei focalizzato sulle cose essenziali, per cui ti viene da mandare a quel paese chiunque. È bellissima questa cosa”. Scaramanzie? “Poche. Sono stato scaramantico per anni con l’Inter. Durante le partite indossavo sempre le stesse mutande, bianche. Le lavavo eh… Poi quando ho smesso abbiamo vinto il triplete”. Infine i progetti futuri: ancora tantissimo PoretCast, ma soprattutto un nuovo film con Aldo e Giovanni in arrivo a gennaio. “Si chiama ‘Magari un’altra volta’ e devo dire che ha una trama bella complessa. Inoltre nel film abbiamo usato l’intelligenza artificiale. Serviva ‘ringiovanire’ il trio e abbiamo trovato questo modo per far risparmiare soldi al produttore” ha concluso.
STORIES: “GIACOMO PORETTI – CHIEDIMI SE SONO FELICE” IN ONDA LUNEDÌ 26 OTTOBRE ALLE 21:00 SU SKY TG24 (CANALI 100 E 500 DI SKY E CANALE 50 DEL DTT), SABATO 31 OTTOBRE ALLE 12.30 SU SKY ARTE E DISPONIBILE ON DEMAND
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