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Monday, October 12, 2026

La morte di David Rossi e quelle ombre nel vicolo: volevano impedire che fosse salvato

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Uno o più individui avrebbero sorvegliato l’imbocco di vicolo Monte Pio a Siena fino all’ultimo respiro di David Rossi, con il possibile compito di controllare che nessuno arrivasse sul posto per soccorrerlo, quando forse c’era ancora la possibilità di salvarlo dalla morte. È quanto emerge dalla perizia del Ris dei carabinieri sulle ombre visibili nei filmati della videosorveglianza la sera del 6 marzo 2013, quando l’allora capo della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena precipitò dalla finestra del suo ufficio nella sede della banca.

La commissione parlamentare d’inchiesta, soprattutto dopo le ultime perizie, si è orientata verso la tesi dell’omicidio. Ma soprattutto ritiene che gli ultimi elementi venuti alla luce possano contribuire a ricostruire il ruolo di eventuali persone presenti nel vicolo e a chiarire se abbiano ostacolato i soccorsi. Come scrive Cristian Lamorte per l’Ansa, la relazione di 74 pagine tra le 20.04 e le 20.14 di quella sera individua 12 macro-sequenze, caratterizzate da attenuazioni della luminosità sulla parete in marmo bianco in fondo al vicolo, in corrispondenza del passaggio dei veicoli in via dei Rossi.

Fenomeni che, secondo gli accertamenti del Ris, non sarebbero spiegabili con artefatti visivi, difetti digitali o disturbi di compressione, ma compatibili con la presenza di corpi opachi di forma antropomorfa, verosimilmente persone, tra i fari dei veicoli e la parete.

La verifica sperimentale, condotta il 22 giugno scorso attraverso rilievi tridimensionali con laser scanner e la riproduzione delle condizioni di ripresa, ha individuato cinque possibili posizioni, indicate come stazioni A, B, C, D ed E, compatibili con le ombre osservate nel filmato del 2013. Dalle prime due sarebbe stato possibile vedere direttamente il corpo di Rossi, sia pure con alcune limitazioni. Dalla stazione E sarebbero state visibili soltanto le gambe, mentre dalle posizioni C e D la visuale sarebbe stata impedita dallo spigolo del muro.

“La novità più dirompente è che non era un passante”, spiega Gianluca Vinci, presidente della commissione parlamentare d’inchiesta, secondo cui la persona nel vicolo avrebbe avuto un ruolo attivo nella vicenda e avrebbe contribuito a impedire i soccorsi per oltre 20 minuti, quando Rossi poteva ancora essere salvato. Per Vinci, gli indizi emersi porterebbero a ipotizzare il coinvolgimento di almeno quattro o cinque individui: alcuni avrebbero impedito l’accesso al vicolo, altri sarebbero stati presenti nell’ufficio nel momento in cui Rossi sarebbe stato appeso alla finestra.

Il presidente della commissione cita inoltre la testimonianza resa anni fa da Antonio Muto, che avrebbe riferito a Luca Goracci, legale della famiglia Rossi, di avere trovato alcune persone a impedire l’accesso al vicolo.

Un altro aspetto rimarcato da Vinci riguarda la tempistica: tra la caduta e l’apparizione della prima “ombra” sarebbero passati circa quattro minuti, intervallo compatibile, secondo il presidente, con il tempo necessario per scendere dall’ufficio al terzo piano di Rocca Salimbeni e raggiungere il vicolo. Per Vinci si tratta di “una coincidenza incredibile”. Una sagoma sarebbe poi ricomparsa dopo oltre 20 minuti, quando Rossi avrebbe smesso di muoversi.

La commissione sta approfondendo l’ipotesi di un coinvolgimento della criminalità organizzata, con particolare riferimento alla ’ndrangheta radicata nella Bassa Mantovana e nella Bassa Reggiana. È la pista su cui si concentreranno i prossimi lavori dei commissari.

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