Cisgiordania, termina l’operazione dell’esercito israeliano a Hebron. Media: “Sequestrate solo 4 armi in 10 giorni”
Un’operazione durata 10 giorni, con oltre tremila palestinesi sfollati, case e negozi distrutti o danneggiati, decine di perquisizioni, interrogatori e arresti. Risultato: quattro armi e alcuni giubbotti antiproiettile sequestrati. È il magro bilancio della campagna militare fatta dall’esercito israeliano nella città di Hebron, in seguito all’attentato del 23 ottobre in cui sono stati uccisi due soldati e tre feriti.
Il portavoce dell’Idf ha annunciato oggi, lunedì 2 novembre, il ritiro dal quartiere di Hemula, da cui provenivano i due assalitori e dove si sono concentrate le attività dei soldati. La zona è stata completamente isolata e svuotata di oltre 500 famiglie, costrette a lasciare le proprie case di notte, in quella che il sindaco della città ha definito “una punizione collettiva”. “L’Idf ha demolito le case dei terroristi che hanno compiuto l’attentato e trovato equipaggiamento militare” ha fatto saper l’esercito. Secondo quanto riporta Haaretz e Afp, insieme alle attrezzature militari sono state sequestrate in tutto solo 4 armi e 25 veicoli dichiarati come “illegali”. Molti dei palestinesi che sono rientrati questa mattina hanno trovato le proprie abitazioni messe a soqquadro, danneggiate dall’occupazione dei militari che le hanno usate come basi o delle esplosioni.
La scorsa settimana, prima delle elezioni, il capo di stato maggiore Eyal Zamir il tenente generale Eyal Zamir ha comunicato al primo ministro Benjamin Netanyahu che non c’erano ragioni operative per continuare l’operazione a Hebron e che non esisteva alcuna base giuridica per impedire ai palestinesi di tornare a casa. Secondo quanto riportato dalla radio Galei Tzahal, gestita dall’Idf e da sempre voce critica nei confronti di Netanyahu e dei suoi ministri, di fronte alle richieste del capo di Stato maggiore di ritirare i militari il premier e il ministro della Difesa Israel Katz hanno detto no, chiedendo di proseguire. Katz in particolare aveva promesso di replicare l’operazione “Muro di ferro”, avviata a gennaio 2025 a Jenin, nel nord della Cisgiordania. “Ora che l’Idf si è ritirato da Hebron, si può affermare in modo esplicito e inequivocabile che le promesse fatte da Netanyahu e Katz si sono rivelate ben lontane dalla realtà. L’operazione a Hebron è stata, sotto ogni aspetto, di portata molto più ridotta e limitata” hanno commentato i giornalisti della radio Moriah Asraf e Doron Kedosh. “Il ministro Katz cercava disperatamente un’occasione per dimostrare prima delle elezioni di aver espulso i palestinesi dalle loro case. Ha colto al balzo l’attacco omicida a Hebron, per promettere un’altra operazione sul modello Jenin”
KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.