Bruxelles risponde al governo: “Abbiamo già dato flessibilità”. Il Mef: “Prudenza, ricordiamo la Grecia”. Poi si corregge
I dati disastrosi dell’inflazione – che a settembre ha toccato il 4,2% su base annua – aprono il dibattito sulla prossima legge di Bilancio. Dal ministero dell’Economia si annuncia già una manovra “difficile” e si conta su un aiuto dalla Commissione europea, a cui la premier Giorgia Meloni ha scritto per chiedere maggiore flessibilità sui limiti di spesa. Ma da Bruxelles per ora trapela freddezza: “Abbiamo già concesso flessibilità agli Stati membri”, rispondono i portavoce interpellati dai cronisti, ricordando che sulle spese per l’energia l’esecutivo Ue ha messo a disposizione un margine aggiuntivo pari allo 0,6% del Pil, di cui l’Italia ha chiesto di usufruire. E a complicare il quadro si aggiunge Matteo Salvini, che a Roma, a un evento organizzato dall’associazione dei costruttori, suona la carica: “Quando si parla di scostamento non lo si fa per scassare i conti pubblici. Con l’inflazione al 4,2% devi fare una manovra importante, coraggiosa“, arringa il vicepremier e leader della Lega.
Molto diversi i toni del viceministro dell’Economia Maurizio Leo: “Con tutta sincerità vi devo dire che sarà una legge di bilancio difficile“, ammette a un incontro con la giunta di Confartigianato. “L’effetto dell’inflazione, l’effetto della tenuta dei conti pubblici, l’effetto del debito pubblico nel momento in cui noi andiamo a fare emissioni di titoli… avete visto lo spread, che abbiamo tenuto sempre sotto controllo e ora, per effetto dell’aumento dell’energia, sta arrivando a 100. Ora, speriamo che l’Unione europea capisca questa situazione e ci venga incontro, ci dia maggiore flessibilità e che questo ci dia un poco più di ossigeno nel fare degli interventi più mirati”, afferma.
Anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti risponde sul tema ai cronisti che lo incalzano alla Camera, dov’è arrivato per il voto sulla legge elettorale: la richiesta di flessibilità, dice, “era ovvia. Abbiamo fatto delle riflessioni” su una questione “puramente tecnica che però diventa di sostanza, cioè che il sentiero della spesa è un sentiero di spesa nominale. Noi lo stiamo rispettando, siamo tra i più bravi. Però il problema è che contiene un tasso di inflazione, programmato all’epoca da parte della Commissione, evidentemente molto inferiore rispetto a quello che si è verificato”. Con l’attuale tasso, sostiene, “quel sentiero di spesa diventa difficile da mantenere, ma non per noi, per tutti”: l’indlazione, quindi, “dovrebbe essere in qualche modo considerata” tra i fattori rilevanti. “È un discorso che con i colleghi abbiamo fatto, mi sono scambiato delle opinioni anche con gli altri. Vediamo cosa dirà la Commissione”.
Dall’opposizione morde Giuseppe Conte: “Il caro inflazione morde gli italiani, gli stipendi reali sono sempre più bassi, la situazione è disastrosa e cosa fa Giorgia Meloni? Scrive la letterina alla Commissione europea con la stessa penna con cui invece ha firmato il patto di stabilità che ci costringe a tagliare 13 miliardi l’anno“, attacca il leader M5s a margine di un evento a Roma. “Adesso chiede più flessibilità perché siamo nell’anno elettorale e ci dobbiamo accontentare anche degli sconticini che i colossi energetici graziosamente ci concedono. Serve cambiare questa politica, servono più coraggio, più determinazione e affrontare di petto il problema della crescita del paese, restituire il potere d’acquisto agli italiani e far ripartire le nostre imprese. Serve un cambio di passo decisivo. Tocca a noi”, conclude.
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