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Thursday, October 1, 2026

La Spagna dà una risposta politica al tema della casa. Il confronto con l’Italia è inevitabile

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La Spagna dà una risposta politica al tema della casa. Il confronto con l’Italia è inevitabile

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Hanno fatto irruzione nel dibattito pubblico i due decreti-legge approvati dal governo spagnolo per affrontare la crisi abitativa. Si tratta di due provvedimenti distinti, che dovranno ora essere sottoposti al voto del Parlamento. Un passaggio tutt’altro che scontato. Ma quali sono le misure contenute nei due decreti e quali obiettivi si propongono di raggiungere? I provvedimenti arrivano dopo mesi di mobilitazioni e proteste sul tema della casa, alimentate anche dal caso dello sfratto di una donna di 87 anni a Madrid, Maricarmen Abascal, diventato simbolo della condizione di molti anziani e famiglie alle prese con la precarietà abitativa.

Il primo decreto-legge si articola in quattro grandi aree di intervento: protezione dagli sfratti, contrasto alla speculazione, lotta alle frodi nel mercato degli affitti e misure per migliorare l’accessibilità alla casa. Sul fronte della protezione dagli sfratti, il governo spagnolo propone di prorogare fino al 2030 la validità del cosiddetto scudo sociale, vale a dire il sistema di protezione destinato alle persone in condizioni di vulnerabilità a rischio di perdere la propria abitazione.

Un secondo capitolo riguarda il contrasto agli acquisti immobiliari di natura speculativa. L’obiettivo dichiarato dall’esecutivo è intervenire sulle operazioni effettuate dai grandi investitori e dai fondi immobiliari, utilizzando anche la leva fiscale per orientare gli investimenti verso l’abitazione accessibile e scoraggiare le operazioni considerate meramente speculative.

Il terzo ambito riguarda le possibili forme di elusione della normativa sugli affitti residenziali. In particolare il Governo intende intervenire sull’utilizzo dei contratti di locazione stagionale e degli affitti per stanze quando questi vengono utilizzati per aggirare le regole previste per le locazioni abitative ordinarie. Tra le misure annunciate figura l’introduzione di un’Iva del 10% per gli appartamenti destinati agli affitti turistici.

Il quarto capitolo riguarda l’accessibilità e l’accesso alla casa. Tra le misure previste figurano agevolazioni fiscali rivolte ai proprietari, che secondo le stime del Governo, potrebbero tradursi per le famiglie in un risparmio equivalente a una mensilità di affitto. Il provvedimento punta ad aumentare l’offerta di abitazioni accessibili, prevedendo una riduzione dell’IVA al 4% per le abitazioni protette e per gli alloggi di edilizia residenziale pubblica.

Accanto a queste misure, il Consiglio dei ministri spagnolo ha approvato un secondo decreto-legge, questa volta dedicato al rafforzamento della stabilità dei contratti di affitto, con l’obiettivo di offrire maggiore certezza agli inquilini.

I due provvedimenti rappresentano, dunque, una risposta politica a una crisi abitativa che in Spagna ha prodotto una mobilitazione ampia, coinvolgendo sindacati, associazioni e cittadini. Il caso della donna anziana minacciata di sfratto ha contribuito a rendere evidente una questione che va ben oltre la singola vicenda: quella dell’accesso alla casa come problema sociale e politico. Non è un caso che il governo spagnolo richiami, nella sua azione, l’articolo 47 della Costituzione, che riconosce il diritto di tutti gli spagnoli a godere di un’abitazione dignitosa e adeguata e attribuisce ai pubblici poteri il compito di promuovere le condizioni necessarie per renderne effettivo l’accesso.

Il confronto con l’Italia è inevitabile. La nostra Costituzione tutela la proprietà privata, stabilendone la funzione sociale ma non formula il diritto all’abitazione negli stessi termini dell’articolo 47 della Costituzione spagnola.
Da qui nasce una riflessione che riguarda anche il dibattito politico italiano. Negli ultimi anni sono state avanzate proposte per introdurre esplicitamente nella Costituzione il diritto all’abitare e per rafforzare le garanzie relative al godimento e all’accesso alla casa. Tra queste vi è stata anche l’iniziativa del gruppo “Ma quale casa”, che aveva promosso una legge di iniziativa popolare di modifica costituzionale.

Quella proposta non raggiunse l’obiettivo prefissato e suscitò, all’epoca, un dibattito anche all’interno delle forze politiche di opposizione, alcune delle quali aderirono all’iniziativa senza però sostenerne pienamente il percorso politico.

Oggi le scelte del governo spagnolo offrono l’occasione per riaprire quella discussione anche in Italia. Il tema non riguarda soltanto il principio costituzionale del diritto all’abitare, ma soprattutto le politiche concrete necessarie per renderlo effettivo: il contrasto agli sfratti, l’aumento dell’offerta di edilizia residenziale pubblica, il sostegno agli affitti e la regolazione degli investimenti dei fondi immobiliari che producono effetti distorsivi sulle locazioni. La questione è aperta: quali misure si intendono adottare nel nostro Paese? E quali impegni concreti sono disposte ad assumere le forze politiche italiane di opposizione e di sinistra sul tema del diritto all’abitare?

Il confronto con l’esperienza spagnola può essere un punto di partenza per passare dalle dichiarazioni di principio alla discussione sulle politiche necessarie ad affrontare la precarietà abitativa. A partire da una discussione seria e critica del rapporto tra comuni a guida progressista e fondi immobiliari.

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