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Tuesday, October 13, 2026

Giornata per la riduzione dei disastri ambientali, i dati sull'impatto e la prevenzione

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Dalla mortalità ai danni economici, gli ultimi dati dell’Onu mostrano l’impatto dei disastri e i progressi nella prevenzione, dai sistemi di allerta precoce alla sicurezza delle abitazioni

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Ogni anno i disastri colpiscono milioni di persone e provocano danni economici ingenti. Ma il loro impatto non dipende soltanto dalla forza di terremoti, alluvioni, cicloni o ondate di calore. A determinare quante persone moriranno, quante case saranno distrutte e quanto tempo servirà per tornare alla normalità sono anche il luogo in cui si vive, la qualità degli edifici, la pianificazione del territorio, i sistemi di allerta e la capacità di intervenire prima che l'evento si trasformi in una catastrofe.

Progressi e criticità

È questo il tema della Giornata internazionale per la riduzione del rischio di catastrofi che si celebra il 13 ottobre. Per il 2026 le Nazioni Unite hanno scelto lo slogan “Resilience Starts at Home”, “la resilienza comincia a casa”, con un focus sulla sicurezza delle abitazioni e sulla capacità delle famiglie di prepararsi e reagire agli eventi estremi.

Gli ultimi dati disponibili dell'UNDRR, aggiornati nel 2026 e riferiti principalmente al periodo 2016-2025, mostrano alcuni progressi ma anche criticità. Nel confronto tra il decennio 2005-2014 e quello 2016-2025, il tasso medio di mortalità provocata dai disastri è diminuito del 65%, passando da 2,12 a 0,75 morti ogni 100mila abitanti. Tra il 2016 e il 2025, tuttavia, i disastri hanno provocato in media circa 37.900 morti ogni anno.

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L'impatto su persone ed economia

Nello stesso periodo è aumentato il numero delle persone colpite. Il tasso di popolazione interessata da un disastro è passato da 1.227 a 2.449 persone ogni 100mila abitanti rispetto al decennio precedente, con un incremento di circa il 100%. Secondo i dati comunicati dai Paesi alle Nazioni Unite, tra il 2016 e il 2025 sono state colpite in media circa 100 milioni di persone ogni anno.

Anche l'impatto economico è rilevante. Nel decennio 2016-2025 le perdite economiche dirette dichiarate hanno superato i mille miliardi di dollari, mentre nello stesso periodo sono state danneggiate o distrutte complessivamente circa 929mila unità di infrastrutture e sono state registrate oltre 1,6 milioni di interruzioni dei servizi di base.

Si tratta, sottolinea l'UNDRR, di dati dichiarati dai Paesi e quindi di una fotografia parziale dell'impatto complessivo dei disastri. La riduzione del rischio, nella maggior parte dei casi, passa soprattutto dalla prevenzione: significa costruire edifici più sicuri, evitare nuove costruzioni nelle aree maggiormente esposte, mettere in sicurezza versanti e corsi d'acqua, predisporre piani di emergenza e sviluppare sistemi di monitoraggio e allerta.

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Sistemi di allerta

Proprio i sistemi di allerta precoce sono uno degli ambiti in cui sono stati registrati progressi. Nel 2015 erano 55 i Paesi che dichiaravano di disporre di sistemi multi-rischio di allerta precoce, nel 2026 sono diventati 128. La presenza di un sistema, però, non ne garantisce necessariamente l'efficacia: 62 Paesi ne valutano ancora l'efficacia come limitata o moderata. Secondo l'UNDRR, nei Paesi con sistemi di allerta multi-rischio più completi la mortalità legata ai disastri è quasi sei volte più bassa rispetto a quelli con capacità limitate.

L'obiettivo delle Nazioni Unite è arrivare entro il 2027 a garantire a ogni persona nel mondo la protezione dei sistemi di allerta precoce, attraverso l'iniziativa “Early Warnings for All”, lanciata nel 2022. Un sistema efficace, però, non consiste soltanto nel prevedere un fenomeno: l'allerta deve raggiungere le persone esposte, essere comprensibile e consentire di adottare comportamenti adeguati prima che l'evento si verifichi.

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