Tra Lenin e l'Ue, la Transnistria guarda sempre più a Ovest
C’è un traffico insolito alla stazione dei bus di Tiraspol, assente nel resto della città. Ogni mattina migliaia di persone salgono sulle marshrutke, i minibus degli ex Paesi sovietici, e raggiungono Chisinau per poi rientrare la sera nella capitale o nelle altre località della Transnistria. Lo scorso anno erano 4.000, quest’anno sono 44mila, riferisce il primo ministro moldavo, Vasile Tofan.
La Transnistria è davvero “il posto dove il tempo si è fermato”, oppure dietro la sua devozione al Cremlino qualcosa si muove? Questa autoproclamata repubblica filorussa, rimasta ancorata all’Unione Sovietica, era una delle ultime appendici di Mosca in Europa. La guerra in Ucraina ha cambiato tutto. La regione si è vista chiudere la frontiera orientale, attraversata dalle merci e dalle persone provenienti dall’Ucraina e dal porto di Odessa e dai collegamenti con la Russia e i mercati dell’ex spazio sovietico.
A questo si aggiunge l’accelerazione impressa dalla Moldavia verso il mercato occidentale. Secondo i dati del governo moldavo, nel 2006 la regione esportava verso la Russia merci per 128,3 milioni di euro, più del doppio dei 56,8 milioni destinati all’Ue. Nel 2024 il quadro si era rovesciato, con l’83% delle esportazioni diretto verso il mercato europeo. Nei primi sei mesi del 2026, l’Ue ha rappresentato il 76,9% dell’export e il 41,5% dell’import. Sul piano commerciale, insomma, Tiraspol guarda ormai soprattutto a ovest, mentre le sue transazioni con l’estero passano per il sistema doganale moldavo. "Credo che in fondo si tratti solo di integrazione economica; è ciò che perseguiamo con la nostra politica fiscale ed è ciò che sta accadendo, dato che l’economia di quell’area sta collassando”, afferma Tofan, alludendo ai dazi introdotti da Chisinau sulle merci di Tiraspol.
ADDIO LENIN, BENVENUTO SHERIFF
Le insegne della Rivoluzione, assieme alle statue di Lenin e degli eroi del popolo, sono lì assieme ai carri armati e ai cimeli ad attirare il nuovo flusso di turisti. Ma del socialismo al Paese resta ben poco. Il Soviet supremo, il presidente e il governo convivono con l’enorme influenza esercitata dal gruppo Sheriff. “Il presidente non conta nulla, chi decide è Mister Sheriff”. La nostra interprete Svetlana - il nome è di fantasia - non nomina mai Viktor Gușan, il discreto e invisibile proprietario del conglomerato fondato nel 1993. Ma le persone più giovani qui non hanno paura a parlare male del loro “oligarca che tutto controlla”: supermercati, carburanti, telecomunicazioni, media, edilizia e persino la squadra di calcio Sheriff Tiraspol, che nel 2021 batté il Real Madrid 2-1, con tanto di mega stadio in bella vista all’ingresso di Tiraspol. “Non si sa come abbia fatto tanti soldi”. L’edificio scintillante del suo quartier generale mostra tutto il suo potere.
Souvenir con le foto di Lenin e Putin
LA CITTÀ FANTASMA
"La chiamiamo città solo perché è la capitale, altrimenti è un grosso paese dove non c’è nulla". Gli ampi viali, i monumenti di marmo e le statue di bronzo del generale russo Aleksandr Suvorov, il fondatore di Tiraspol, e di Caterina la Grande si fronteggiano tra aiuole e giardini curati. In centro, la città ostenta ordine e sfarzo. Nelle traverse, però, i viali principali lasciano il passo a edifici sgangherati. E di notte Tiraspol diventa un agglomerato informe e deserto, una città fantasma con ampie zone completamente buie, popolate da cani randagi e ombre vaganti. Quei pochi giovani rimasti si radunano sul fiume, alcuni tentano la sorte con le canne da pesca, altri si bagnano nelle sue infide acque. "Loro preferiscono l’Unione europea, ma poi ci sono i vecchi come mia madre. Lei crede ancora che Putin un giorno venga a salvarli da nemici immaginari - racconta un'altra persona del posto -, imbevuta com’è della propaganda delle tv locali. Ho provato tante volte a farle aprire gli occhi. Non c’è verso”. I giovani invece si informano su Internet. "Non vogliono la Russia, ma l’Europa", ci dice una signora madre di mezza età. Il passaporto russo resta diffuso solo perché offre, tra le altre cose, accesso a opportunità di studio e alle pensioni. Altri trovano impiego nelle strutture militari o nel contingente di peacekeeping comandato dai russi. Il resto emigra o è costretto a fare due lavori.
Transnistria
IL TURISMO DELLA MEMORIA SOVIETICA
Alla fermata dell’autobus a forma di carrozza, gli abitanti guardano i gruppi di turisti con stupore e diffidenza. «Perché siete venuti qui dai vostri bei Paesi? Non c’è nulla da vedere», dice in inglese una giovane donna incontrata all’ufficio postale. Accanto a lei c’è la figlia, che sogna di studiare a Cambridge. Poche persone parlano inglese. Eppure i visitatori aumentano. Secondo i dati delle autorità di Tiraspol, nei primi otto mesi del 2026 sono cresciuti del 30% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e più che raddoppiati rispetto al 2024. Ristoranti e negozi di souvenir propongono un «tuffo nel passato sovietico». Per pagare, però, serve il rublo transnistriano: gli esercenti incontrano difficoltà ad accettare valuta straniera e pagamenti elettronici. La moneta locale può essere cambiata negli uffici della regione; alcune monete in materiale composito, usate in passato, sono diventate oggetti da collezione. Tra i visitatori registrati figurano anche italiani, alcuni attratti dall’immaginario sovietico. La maggior parte dei turisti arriva in giornata da Chisinau. Le autorità moldave sconsigliano di recarsi nella regione, dove non è garantita assistenza diplomatica. Fermarsi per la notte richiede una registrazione specifica rilasciata all’ingresso. "Dicono che sono benvenuti tutti tranne i giornalisti", avvertono alcuni colleghi. Il flusso di pendolari e la crisi economica sembrano avere allentato i controlli, ma la cautela resta necessaria.
L'House of Soviets a Tiraspol
LA FORTEZZA DI BENDER
Nella vicina fortezza di Bender, o Tighina, città sulla riva destra del Nistro, si svolsero alcuni degli scontri più violenti del conflitto del 1992. "Fu una vera guerra, eravamo all’uscita di scuola, nella festa di fine anno, quando hanno iniziato a sparare alla cieca. Poi ci siamo rifugiati per un mese in una cantina", ci racconta l'interprete. Nella memoria di Svetlana, il conflitto nacque dalla questione linguistica. Nel 1989 la Repubblica socialista sovietica moldava stabilì il moldavo come lingua di Stato e reintrodusse l’alfabeto latino guardando alla Romania. I russofoni della Transnistria temettero di essere emarginati.
LA REINTEGRAZIONE E I SUOI RISVOLTI
La legge moldava del 2005 sullo status speciale della Transnistria prevede, nell’ipotesi di reintegrazione, il romeno, il russo e l’ucraino come lingue ufficiali della regione. Gli abitanti della regione separatista, tuttavia, temono che, in una Moldavia reintegrata, vengano trattati come cittadini di serie B. Secondo alcuni, poi, l’ingresso dei 370 mila residenti registrati della Transnistriana potrebbe incidere sugli equilibri di un Paese già polarizzato, e segnato da interferenze russe. Nel 2024 la rielezione della presidente europeista Maia Sandu e il referendum sull’inserimento in Costituzione dell’obiettivo di adesione all’Ue sono stati decisi grazie al voto della diaspora. D'altro lato, la protezione di Mosca arriva fino a un certo punto. Nel referendum del 2006, organizzato dalle autorità separatiste, una larghissima maggioranza votò per l’indipendenza e una successiva adesione alla Federazione Russa. Il Cremlino non diede seguito alla richiesta. Nel febbraio 2024 il Congresso dei deputati transnistriani chiese a Mosca misure di "protezione" dalla pressione economica moldava, senza domandare formalmente l’annessione. Con l’Ucraina nel mezzo, sostenere la regione è diventato più complicato per Mosca. Nel gennaio 2025 la fine delle forniture russe lasciò la Transnistria senza gas. Tiraspol accettò temporaneamente gas pagato dall’Ue e fornito attraverso la Moldavia, prima di passare a una nuova formula finanziata da Mosca. La crisi ha reso la regione più isolata e più dipendente dai collegamenti con la Moldavia. Anche i treni che univano Chisinau e Odessa attraverso Tiraspol sono fermi. Moldavia e Ucraina hanno riattivato una linea alternativa che aggira il territorio separatista. «Credo che per la prima volta stiano davvero avvenendo dei cambiamenti. Avvengono gradualmente, ed è proprio ciò che vogliamo: non vogliamo forzare la mano», dice Tofan, confermando i contatti con le autorità di Tiraspol. Per Chisinau, insomma, la riunificazione è solo questione di tempo.
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