Addio a Sandro Mazzola, l'eterno simbolo della Grande Inter. Lunedì i funerali a Sant'Ambrogio

Il mondo del calcio piange una delle sue icone più lucenti ed eleganti. All'età di 83 anni si è spento Sandro Mazzola leggendario numero 10, bandiera assoluta dell'Inter e pilastro della Nazionale italiana. A dare il triste annuncio è stato lo stesso club nerazzurro con una nota ufficiale: «È stato uno dei più grandi calciatori della storia. Non solo di quella nerazzurra».
Nato a Cassano d'Adda nel 1942, Sandro porta con sé fin da bambino un cognome monumentale e drammatico. È il figlio di Valentino Mazzola, il capitano e simbolo del Grande Torino scomparso tragicamente nella secolare tragedia di Superga nel 1949. Crescere sotto l'ala di quel ricordo non era facile, ma Sandro, scoperto dal carisma di Benito "Veleno" Lorenzi e svezzato nelle giovanili da Giuseppe Meazza, ha saputo tracciare un percorso unico, trasformando quel peso in un'immensa spinta d'orgoglio.
Mazzola, l'essenza del romanticismo calcistico
Mazzola ha rappresentato l'essenza del romanticismo calcistico, legando la sua intera carriera professionistica a un solo colore: il nerazzurro. Dal suo debutto nel 1960 fino al ritiro nel 1977, ha collezionato 565 presenze e 160 gol, diventando l'alfiere sul campo della celeberrima Grande Inter di Helenio Herrera.
Memorabile la finale di Coppa dei Campioni del 1964 a Vienna, in cui una sua straordinaria doppietta stese il Real Madrid di Ferenc Puskás e Alfredo Di Stéfano, i suoi idoli d'infanzia. Nel 1971, la sua classe cristallina lo portò a un passo dal massimo riconoscimento individuale, classificandosi secondo nel Pallone d'Oro dietro solo al "profeta" Johan Cruijff.
Con la maglia della Nazionale (70 presenze e 22 reti), Mazzola ha scritto pagine altrettanto indelebili. È stato tra i protagonisti del trionfo europeo ai Campioni d'Europa del 1968. La sua epopea in azzurro resta però indissolubilmente legata ai Mondiali di Messico 1970 e alla mitica "staffetta" con Gianni Rivera. Un dualismo tecnico e giornalistico che divise l'Italia intera tra i sostenitori del genio del Milan e i cultori del dinamismo e dell'intelligenza tattica del fuoriclasse dell'Inter, culminato con la storica finale persa contro il Brasile di Pelé.
Adolfo Urso: "Addio a un campione straordinario"
"Addio a Sandro Mazzola, campione straordinario, che ha incarnato con talento, classe e passione una delle pagine più belle della storia del nostro calcio". Così, su X, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.
Coni invita a 1' di silenzio prima delle manifestazioni sportive
Il Presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, invita le Federazioni Sportive Nazionali, le Discipline Sportive Associate e gli Enti di Promozione Sportiva a far osservare un minuto di silenzio in occasione di tutte le manifestazioni sportive che si svolgeranno in Italia nel fine settimana, per onorare la memoria di Sandro Mazzola icona del calcio italiano e mondiale.
Sandro Mazzola (LaPresse)
Malagò: "Scomparsa Mazzola dolore profondo, se ne va una leggenda"
"Il presidente Giovanni Malagò e la Figc si uniscono al cordoglio dei familiari di Sandro Mazzola, uno dei campioni più amati del nostro calcio scomparso nella notte all'età di 83 anni. In sua memoria verrà osservato un minuto di raccoglimento in occasione delle gare di tutte le competizioni in programma nel fine settimana. Bandiere a mezz'asta nella sede della Figc a Roma e al Centro Tecnico Federale di Coverciano". Così la Federcalcio. "Figlio della leggenda del Torino Valentino Mazzola, morto nella Tragedia di Superga, Sandro Mazzola è stato a sua volta una leggenda dell'Inter, indossando la maglia nerazzurra dal 1961 al 1977 e vincendo quattro Scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali. Una carriera straordinaria che lo ha visto trionfare anche in Nazionale (70 presenze e 22 reti), con cui si è laureato Campione d'Europa nel 1968 partecipando a tre edizioni della Coppa del Mondo e raggiungendo la finale a Messico '70, in un Mondiale ricordato anche per la sua celebre 'staffetta' con Gianni Rivera. Nel 2014 è entrato a far parte della 'Hall of Fame del Calcio Italiano'", ha aggiunto la Figc.
Combo Sandro Mazzola (Rainews.it)
Simonelli: "Vera leggenda e protagonista epoca straordinaria"
Ci ha lasciati, a 83 anni, Sandro Mazzola, figlio del leggendario Valentino e a sua volta straordinario campione. Sandro è stato un 'tuttocampista', spesso impiegato come attaccante grazie alle sue capacità realizzative e di dribbling. Una carriera trascorsa interamente nell'Inter, protagonista del ciclo di vittorie degli anni Sessanta, in nerazzurro ha giocato per 17 stagioni consecutive, scrivendo pagine indelebili anche con la maglia azzurra agli Europei e ai Mondiali. Nella sua bacheca di vittorie ci sono 4 Scudetti, 2 Coppe Campioni, 2 Coppe Intercontinentali e il titolo di Campione Europeo con la Nazionale". Così in una nota il presidente della Lega di A, Ezio Simonelli."Sandro Mazzola rappresenta una delle figure più importanti e più autentiche della storia del calcio italiano - ha detto Ezio Simonelli, Presidente della Lega Calcio Serie A -. Lo ricordo innanzitutto come un grandissimo campione, protagonista di un’epoca straordinaria del nostro calcio e capace di lasciare un segno indelebile con la maglia dell’Inter e della Nazionale. I suoi successi e le sue qualità tecniche appartengono alla memoria collettiva dello sport italiano. Ho avuto modo di conoscerlo e apprezzarlo anche in una veste diversa da quella del calciatore nella sua attività imprenditoriale post carriera, quando ha saputo reinventarsi e dimostrare le proprie capacità manageriali. Con la sua scomparsa perdiamo una vera leggenda del calcio italiano, ma anche una persona che ha saputo interpretare con intelligenza e passione le diverse stagioni della propria vita professionale. A nome della Lega Calcio Serie A e mio personale, rivolgo alla sua famiglia e a tutti coloro che gli hanno voluto bene il più sentito cordoglio".
L'omaggio dell'Inter "sei diventato la nostra storia"
"Ci sono coloro che fanno la storia. E poi ci sono coloro che diventano la storia stessa dell'Inter". Inizia così l'omaggio dell'unico club nel quale Sandro Mazzola, scomparso nella notte, ha giocato in serie A. "Da un giovane Nerazzurro a simbolo eterno, Sandro Mazzola ha attraversato le generazioni, vincendo, ispirando emozioni e trasmettendo il suo amore per questi colori", ha scritto il club su Instagram. "Brilla sul campo, e ancora brilla oggi, la stella con i baffi. Come spesso ripeteva, aveva un solo ultimo desiderio: 'Essere ricordato come un uomo buono, qualcuno che dà sempre il meglio, anche quando sembra impossibile' ", conclude il messaggio dell'Inter.
Sandro Mazzola (rainews)
Il "Baffo" che rese grande l'Inter
"Mi chiamavano il Baffo". Chi è nato dopo il 1977, l'anno in cui Sandro Mazzola lascio' il calcio, deve affidarsi alle fotografie, ai filmati d'epoca, spesso in bianco e nero, e ai racconti di chi quel fenomeno lo vide davvero giocare, correre, dribblare, segnare e diventare uno dei simboli della Grande Inter di Helenio Herrera. Ma tutto, quando si trattava di Sandro Mazzola, partiva da quel dettaglio fisico, da quei baffi sottili e inconfondibili che finirono per diventare parte della sua immagine, anche da dirigente e commentatore, insieme alle maniche della maglia tirate su, alle accelerazioni improvvise e a quella corsa leggera, a tratti fulminea, capace di sorprendere avversari e tifosi. Ma dietro il Baffo c'era soprattutto un calciatore difficile da definire secondo le categorie di oggi. Mezzala, seconda punta, centravanti, piu' tardi anche uomo di costruzione. "Nel calcio attuale farei sicuramente la mezzapunta", racconto' anni dopo Mazzola, ricordando di aver giocato dietro il centravanti, prima con l'8 e poi con il 10. La Hall of Fame della FIGC lo descrive in poche parole: "Velocissimo, con un gran dribbling e lucido sottoporta" ma con il passare degli anni seppe anche arretrare il proprio raggio d'azione e partecipare maggiormente alla costruzione del gioco. Nel 1977, poco prima del ritiro, El Pai's ne traccio' un profilo ancora piu' completo, sottolineandone la tecnica, la rapidita' della falcata, la capacita' di costruire il gioco e la potenza del tiro. Mazzola, insomma, non era soltanto uno capace di saltare l'uomo: poteva accompagnare l'azione, rifinirla e poi concluderla con freddezza.
E' una delle sue giocate preferite a raccontare bene quel tipo di calcio di cui Mazzola divenne protagonista assoluto. E fu lui stesso a descriverla ricordando una partita celebrativa disputata nel 1971 al Bernabe'u insieme a Euse'bio, il campione portoghese. Era un movimento che provava spesso anche con l'Inter: arretrava verso il centrocampo e poi, all'improvviso, "partiva sparato" verso la porta. Una sorta di elastico: venire incontro, attirare fuori l'avversario e poi attaccare lo spazio alle sue spalle. Era anche per questo che Mazzola si adattava perfettamente al calcio di Helenio Herrera. La Grande Inter e' rimasta nell'immaginario soprattutto per la solidita' difensiva, ma una parte decisiva di quel sistema era cio' che accadeva appena veniva riconquistato il pallone. Luis Sua'rez e Mario Corso potevano verticalizzare rapidamente, mentre davanti la velocita' di Jair e Mazzola trasformava in pochi passaggi una situazione difensiva in un'occasione da gol. C'e' poi un altro aneddoto che aiuta a raccontare Mazzola dentro e fuori dal campo, nei suoi modi misurati e spesso ironici, ma sempre lucido e chiaro nelle osservazioni. Vienna, 27 maggio 1964, finale di Coppa dei Campioni. Dall'altra parte c'era il Real Madrid di Alfredo Di Ste'fano e Ferenc Puska's. Nel tunnel Mazzola si trovo' davanti Di Ste'fano, il calciatore che aveva idolatrato da ragazzo. "Per me era alto due metri", avrebbe raccontato alla Uefa molti anni piu' tardi. Rimase quasi immobile a guardarlo. In un'altra intervista ricordo' che fu Luis Sua'rez a riportarlo alla realta': bisognava smettere di ammirare il campione argentino e andare a giocare la finale. Mazzola segno' due volte. L'Inter vinse 3-1 e conquisto' la prima Coppa dei Campioni della propria storia. Il ragazzo che pochi minuti prima fissava Di Stefano come un tifoso finì per oscurare il suo idolo. Ma l'incontro più importante, per lui, arrivò dopo la partita. Mazzola aspetto' Puskas fuori dallo spogliatoio del Real Madrid. L'ungherese aveva affrontato il padre, Valentino, e gli rivolse parole che la bandiera dell'inter conservo' per tutta la vita: "Posso dire che forse sei degno di lui", gli disse, secondo il racconto fatto da Mazzola a Repubblica nel 2024. Il peso di un confronto, quello con il padre, lo aveva accompagnato fin da bambino.
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