Casa, nel patrimonio pubblico oltre 100mila abitazioni non utilizzate. Nella Ue servono altri 650mila immobili

Sono oltre 100mila le abitazioni attualmente inutilizzate nel patrimonio pubblico italiano. Su un totale di oltre 227mila unità immobiliari pubbliche non utilizzate o inutilizzabili, per una superficie complessiva di 40,2 milioni di metri quadrati. È il quadro che emerge dalla ricerca realizzata da Nomisma per Cna Costruzioni. L'emergenza ha molte facce e si allarga a macchia d'olio in tutta Europa. E' qui che punta la lente anche un altro Rapporto, quello dell'Ispi appena dato alle stampe, dal titolo evocativo “Addresing Europe's Urban Housing Crisis” e realizzato dai ricercatori Tobia Zevi - che è anche assessore del Comune di Roma - insieme ad Andrè Sobczak. I numeri qui sono spaventosi: in Europa servono 650mila abitazioni aggiuntive ogni anno, oltre agli 1,6 milioni già costruiti, con un fabbisogno di investimenti aggiuntivi di circa 150 miliardi di euro l'anno. Ma andiamo per ordine partendo dal patrimonio pubblico italiano.
Oltre 200mila unità da recuperare
L’analisi, elaborata sulla base dei dati del censimento del ministero dell’Economia riferiti al 2022, individua 227.262 unità immobiliari. Oltre 141mila unità, pari al 62,1% del totale, appartengono al patrimonio disponibile. Una base significativa sulla quale avviare valutazioni di recupero. I Comuni rappresentano l’interlocutore principale: detengono 122.241 unità, il 53,8% del totale, e il 56,7% della superficie censita. Considerando tutte le amministrazioni locali, la quota sale all’81,2% della superficie complessiva.
Incidenza alta per i piccoli immobili
La ricerca evidenzia una distribuzione dimensionale che apre spazi anche alle micro e piccole imprese. Oltre il 76% delle unità rientra nelle classi fino a 100 metri quadrati, mentre gli immobili superiori a 2.000 metri quadrati, appena l’1,3% del totale, concentrano il 47,6% della superficie. Occorrono quindi progetti e strumenti differenziati, capaci di accompagnare sia gli interventi più contenuti sia il recupero dei grandi complessi.
La quota residenziale
Le abitazioni, come detto, sono 117.553, oltre la metà delle unità censite. Accanto al patrimonio residenziale figurano locali commerciali, magazzini, uffici, edifici scolastici e impianti sportivi: beni da valutare in relazione ai bisogni effettivi delle comunità e alle possibilità di una gestione sostenibile. Per Cna Costruzioni la priorità è trasformare questa ricognizione in un percorso concreto di rigenerazione. Le direttrici proposte sono rendere accessibili e aggiornate le informazioni sui beni, individuare insieme agli enti locali gli interventi prioritari, costruire procedure e requisiti proporzionati alle caratteristiche dei progetti e favorire la partecipazione delle piccole imprese, anche attraverso consorzi e reti.
Il Rapporto Ispi “Global Cities 2026”
Allargando lo sguardo ai Ventisette la crisi abitativa morde ovunque. Secondo il Rapporto di Zevi e Sobczak servono 650mila abitazioni in più ogni anno, oltre agli 1,6 milioni già costruiti, e circa 150 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi annui. In termini di fabbisogno oltre 80 milioni di persone hanno bisogno di alloggi a prezzi accessibili o di edilizia sociale. Intanto, tra il 2010 e il 2025, i prezzi delle case nell'Unione europea sono aumentati del 60,5% e gli affitti del 28,8%. Nelle città, circa quattro residenti su dieci dovrebbero destinare oltre il 30% del proprio reddito per affittare o acquistare un appartamento di appena 25 metri quadrati. E nel 2025 il 12,4% dei non proprietari dichiarava di rischiare di dover lasciare casa entro tre mesi perché non poteva più permettersela.
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