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Wednesday, September 30, 2026

“Malagò? Il governo vuole commissariare la Figc. Sarebbe l’ennesima presa di potere, mai vista una politica così sfrontata”: Berruto sul caso tesseramento

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“Malagò? Il governo vuole commissariare la Figc. Sarebbe l’ennesima presa di potere, mai vista una politica così sfrontata”: Berruto sul caso tesseramento

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Onorevole Mauro Berruto, esponente della segreteria nazionale del Partito Democratico con delega allo sport ed ex ct dell’Italia maschile di pallavolo (2010-2015), che idea si è fatto di questa vicenda che potrebbe portare al commissariamento della federazione italiana giuoco calcio e alla destituzione di Giovanni Malagò, eletto il 22 giugno con il 68,58% dei voti?
Ci vuole un bel coraggio a sostenere la tesi del rispetto delle regole. Prima di parlare di Malagò e del mancato tesseramento dell’ex presidente del Coni e membro Cio, bisognerebbe affrontare il discorso, tanto per fare due esempi, di due sottosegretari, Claudio Barbaro al ministero dell’Ambiente e Paolo Barelli ai rapporti con il Parlamento che, nonostante slalom spericolati degni del miglior Tomba, eludono il principio dell’incompatibilità, continuano nei loro ruoli di presidente di un ente di promozione sportiva e di una federazione. Barelli poi si è apparentemente autosospeso dalla carica di presidente della federnuoto, al settimo mandato, il 22 aprile di quest’anno, quando è stata ufficializzata la sua nomina di sottosegretario, ma dal 2023 al 2026 è stato capogruppo alla Camera di Forza Italia, quando proprio il suo gruppo propose l’emendamento che eliminò il limite dei tre mandati per i presidenti federali. Tutto nel perimetro delle norme parlamentari? Lascio giudicare il conflitto, anzi l’apologia di interessi, perché a me viene il voltastomaco.

La vera narrazione di questa storia?
La realtà dei fatti è la volontà esplicita di commissariare la federcalcio da parte del governo e del ministro dello Sport Abodi. Questo piano precede la scesa in campo di Malagò dopo la sconfitta dell’Italia in Bosnia. C’è il desiderio di occupare ancora più spazio da parte di una maggioranza che ha perseguito questo obiettivo a ogni livello possibile. Il calcio in Italia ha un enorme valore, non solo sportivo, ma anche culturale e sociale. Piantare la bandierina sulla Figc rappresenterebbe l’ennesima presa di potere. Mettere le mani sullo sport non è una novità, ma non si era mai vista una politica così sfrontata.

S’invoca il sacro principio delle regole per rimuovere Malagò.
Sorrido, amaramente. Le regole, e anche quelle non scritte dell’opportunità, allora vanno rispettate sempre. Per favore, nessuna lezione sul rispetto delle regole da questo governo e da questo ministro. Nello sport italiano gli unici che rispettano le regole sono tecnici e atleti che spesso vincono non grazie, ma nonostante le federazioni.

In questa vicenda della federcalcio, l’opposizione è rimasta in silenzio: a parte un intervento di Carolina Morace del Movimento Cinque Stelle, nessuna presa di posizione.
In questi quattro anni di esperienza da deputato e responsabile sport del PD in silenzio ci sono stato molto poco. Mi sono espresso con gli strumenti parlamentari e con interventi di denuncia in aula e fuori. Sul caso specifico le rispondo che il tema non mi appassiona, perché sfilati i cognomi (talvolta protagonisti, talvolta vittime) il problema è sempre lo stesso: la giustizia sportiva usata come una clava per demolire i tuoi avversari. Uno strumentale e inaccettabile della giustizia sportiva. A me quello interessa combattere, il metodo. Però accetto la sollecitazione e dico che bisogna fare autocritica e riconoscere che le forze progressiste hanno in passato non sempre compreso l’importanza e la dignità dello sport, non solo come attività fisica, ma anche per i suoi risvolti sociali ed economici. La mia delega allo sport come componente della segreteria nazionale, che fino al 2021 non esisteva, e poi la creazione del dipartimento sport del Partito Democratico, significano che anche per il principale partito di opposizione ha ora ben chiara l’importanza di questo settore. Lo sport e i suoi valori riguardano, eccome, chi ha una visione progressista e di sinistra della società e dello stare al mondo.

Chi è il presidente del Coni Luciano Buonfiglio?
Un dirigente sportivo che è stato anche un atleta e che proviene da un settore come quello della canoa dal quale sono arrivati risultati importanti, ma fare il presidente del Coni richiede un allenamento al quale forse non era abituato. Bisogna essere onesti, però. L’elezione di Buonfiglio è stata fortemente ispirata e sostenuta da Malagò in prima persona e ora, quasi come per nemesi, dovrebbe proprio essere Buonfiglio a spingere il bottone del commissariamento della federcalcio. Se non lo dovesse fare, potrebbe scattare il commissariamento del Coni. Io però a questo punto chiedo: se sarà commissariata la federcalcio, come si farà a non intervenire sulla federnuoto, dove Barelli, basta guardare il sito della federazione stessa, è ancora chiamato “presidente”? In una notizia consultabile in queste ore sul sito, per dire, viene riportato che “il primo ottobre il presidente Paolo Barelli presenterà la prossima stagione della pallanuoto”. E come si potrà non intervenire sulla federazione sport equestri, con i noti problemi che riguardano l’elezione di Marco Di Paola, peraltro vicepresidente del Coni? Se il concetto delle regole sarà applicato in modo rigoroso nel caso-Malagò, dovranno scattare gli stessi provvedimenti in molte altre situazioni d’ombra dello sport italiano. Si prospetta una situazione che peraltro già esiste in modo molto concreto: tutti contro tutti.

L’autonomia dello sport è uno slogan o è un reale valore da difendere?
L’autonomia dello sport è un principio importante, ma questo non significa che la politica non debba occuparsi di sport. Sport e politica si abbracciano da 2.800 anni, dai Giochi olimpici dell’antichità. Il problema è la natura del rapporto. Se la politica si occupa di sport per promuoverne la pratica e sostenere il suo impatto sul sociale, si resta nel perimetro di un abbraccio solidale. Se invece si vogliono occupare spazi per interessi personali, di consenso o economici, l’abbraccio diventa soffocante e quindi letale. La politica deve occuparsi di sport, non occupare lo sport come ha clamorosamente fatto questa maggioranza di destra.

C’è un problema di accesso allo sport che riguarda anche il calcio: i costi per iscrivere i figli alle scuole delle società sono pesanti per le famiglie.
C’è una legge ferma da venti anni che prevede la detrazione fiscale sul totale di 210 euro di costi per lo sport, solo per la fascia fra i 5 e i 18 anni, per un risparmio d’imposta effettivo pari al 19%, cioè circa 40 euro a figlio. È inaudito e totalmente antistorico. Ho depositato nel 2022 una proposta per aumentare la quota della detrazione ed eliminare il limite dei 18 anni. Vanno aiutati i giovani, ma anche gli anziani che vogliono praticare attività sportiva, magari a ottant’anni, perché incentivare lo sport significa anche sostenere il servizio sanitario nazionale. Non una voce di spesa, ma un vero proprio investimento che genera risparmio. In Italia si fa invece l’esatto contrario. Un altro esempio? Il “decreto sport” del luglio scorso ha definanziato il fondo dote famiglia per l’accesso alla pratica sportiva portandolo da 30 milioni di euro stanziati per il 2025 a due milioni di euro per il 2027. Davvero il ministro Abodi e questo governo credono che camuffare la realtà sia la strada giusta?.

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