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Saturday, October 3, 2026

Gli Usa a corto di tungsteno per le armi: il Pentagono investe 450 milioni per aumentare la produzione interna

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Gli Usa a corto di tungsteno per le armi: il Pentagono investe 450 milioni per aumentare la produzione interna

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Prima la guerra in Ucraina, poi la crisi in Medio Oriente con l’Iran. Gli Stati Uniti dell’amministrazione Trump hanno scoperto di avere bisogno di tungsteno per l’industria bellica, ma c’è un problema: è la Cina ad avere le maggiori riserve di questo minerale. Il Dipartimento della Difesa alla fine di settembre ha annunciato un investimento di 450 milioni di euro a favore di The Elmet Group, per cercare di recuperare terreno ed avere un buon canale di approvvigionamento. Elmet è una azienda storica americana: fondata nel 1929, è stata quotata in borsa solo all’inizio del 2026. La sede centrale si trova a Portland, e i responsabili hanno fatto sapere che utilizzeranno 165 milioni per aumentare la produttività nel Maine, nel Michigan e nell’Ohio; 150 milioni saranno invece destinati a ripristinare l’estrazione negli impianti del Nevada (Imlay) e altri 100 per creare una struttura di raffinazione e commercio del minerale. Ma non è tutto. Elmet ha anche confermato di aver siglato intese con Tungsten West in Inghilterra, e in Vietnam con la Masan High Materials Corporation.

Il tungsteno è ritenuto di estrema importanza per realizzare munizioni perforanti. Il conflitto iniziato in Ucraina nel febbraio del 2022 con l’invasione da parte della Russia, e lo scontro con l’Iran che si è basato, dal punto di vista militare, principalmente in bombardamenti, hanno messo a dura prova le scorte americane. Non è un caso che la Cina, ritenuta in possesso dell’80% delle riserve mondiali, dal febbraio 2025 ha imposto restrizioni alle sue esportazioni, ufficialmente per motivi di sicurezza. A dare il primato al Dragone è la produzione interna – 81mila tonnellate nel 2024 secondo i dati di Us Geologica Survey – con il Vietnam che si posiziona al secondo posto. Gli Stati Uniti hanno una produzione locale inesistente se paragonata a quella di Pechino, tanto che, secondo le analisi del media National Security News, le industrie americane per far fronte alla richiesta legata ai conflitti si sono ritrovate a riutilizzare rottami e materiale riciclato.

Una fonte di tungsteno potrebbe arrivare dal Kazakistan, dove l’azienda americana Cove Kay Capital Group ha avviato due giacimenti a cielo aperto che secondo le previsioni, potrebbero produrre fino a 12mila tonnellate l’anno di minerale, con una previsione di sfruttamento dei giacimenti di circa cinquant’anni. Questo progetto, che è finanziato anche dal governo americano con 1,6 miliardi di dollari, ha attirato l’attenzione di politici e media perché Donald Trump Jr. ed Eric Trump, i figli del presidente, nell’agosto 2025 hanno investito nella Skyline Builders Group; l’azienda ha poi annunciato l’intenzione di fondersi con Cove Kay Capital ed operare sotto la sigla di Kaz Resources. Il New York Times è partito all’attacco della famiglia del tycoon e persino Fox News, il network più trumpiano di tutti, il 29 luglio scorso ha dedicato un servizio giornalistico alla vicenda, pur facendo parlare un avvocato secondo cui non vi sono estremi per delineare un comportamento illegale degli investitori. Un portavoce della Trump Organization ha dichiarato che i Trump sono investitori “passivi” in Skyline e non hanno avuto ruoli decisionali.

L’annuncio più recente del Pentagono indica che – polemiche a parte sulle attività imprenditoriali dei Trump – quella del Kazakistan non può essere l’unica soluzione; inoltre, dal 1° gennaio 2027, una norma federale vieterà alle industrie belliche l’utilizzo di tungsteno estratto o lavorato in Paesi come Cina, Russia, Iran e Corea del Nord. Insomma, avere una produzione interna è l’obiettivo del Pentagono e la Elmet è considerata una azienda affidabile, tanto da essere coinvolta in oltre cento programmi dedicati al settore della difesa, tra cui la costruzione di sommergibili, la produzione di Patriot, lanciatori anticarro Javelin, missili Trident 2 e il sistema di difesa missilistico Thaad. Tuttavia, prima che i nuovi impianti possano essere realmente operativi passeranno anni, e la prospettiva per il Pentagono è quella di rimanere dipendente dal minerale importato ancora per diverso tempo.

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