Riforma assicurazione Rc Auto, dal sistema bonus malus alle classi di merito: le novità

La riforma dell’Rc Auto potrebbe arrivare molto prima del previsto. Il tema è infatti entrato nella versione definitiva del disegno di legge annuale per la Concorrenza che, dopo il via libera della Ragioneria dello Stato, si appresta a iniziare l’iter alla Camera. Il provvedimento affida al governo una delega per intervenire sulla disciplina assicurativa, ma con una tempistica decisamente più stretta rispetto alle ipotesi iniziali.
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Quello che devi sapere
I termini
Il termine entro il quale dovranno essere adottati i decreti legislativi è stato infatti ridotto da nove a quattro mesi dall’entrata in vigore della legge. Di conseguenza, se il Ddl Concorrenza dovesse ottenere il via libera definitivo entro ottobre, il governo avrebbe tempo indicativamente fino alla fine di febbraio per trasformare i principi contenuti nella delega in norme operative.
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Cosa cambia per gli automobilisti
L’approvazione del provvedimento, dunque, non cambierà immediatamente le regole per gli automobilisti: sarà l’avvio del conto alla rovescia per la successiva definizione della riforma. La stretta sui tempi assume particolare rilevanza anche perché Ivass e Antitrust hanno avviato nei mesi scorsi un’indagine conoscitiva sul mercato dell’Rc Auto, con l’obiettivo di individuare le criticità del sistema e possibili correttivi. Un lavoro che normalmente richiederebbe diversi mesi, dovendo coinvolgere compagnie, consumatori, intermediari e operatori della riparazione, ma che ora dovrà procedere in un quadro temporale più ristretto.
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Un nuovo bonus-malus
Uno dei principali capitoli della delega riguarda la revisione del bonus-malus, il sistema attraverso cui le compagnie valutano il comportamento degli assicurati sulla base della classe di merito. La sua efficacia, però, si è progressivamente ridotta. Dopo l’introduzione della possibilità, con la riforma Bersani, di attribuire a un familiare convivente la classe di merito già maturata da un altro componente del nucleo, una quota molto ampia degli automobilisti si trova oggi nelle classi più favorevoli. Il meccanismo tradizionale offre quindi alle assicurazioni informazioni meno precise per distinguere il livello di rischio dei singoli clienti. Per compensare questo limite, le compagnie hanno sviluppato sistemi interni di classificazione, costruiti sulla base dei dati in loro possesso. Si tratta però di criteri che non sono uniformi né facilmente confrontabili tra una società e l’altra, con evidenti problemi sul piano della trasparenza.
L’intenzione del legislatore
La delega punta quindi a rendere il bonus-malus più aderente al comportamento effettivo degli assicurati, attraverso una maggiore quantità di informazioni e strumenti di valutazione del rischio più sofisticati. L’intento è attribuire maggiore peso alla condotta alla guida e ridimensionare quello di fattori indiretti, a partire dalla componente territoriale. In questo modo si punta anche a evitare che automobilisti prudenti siano penalizzati esclusivamente perché risiedono in zone caratterizzate da un'elevata frequenza di incidenti. Il principio di fondo è dunque quello di collegare maggiormente il costo della polizza alla reale rischiosità del conducente, favorendo chi guida senza provocare sinistri.
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Il nodo del risarcimento diretto
L’altro intervento riguarda il risarcimento diretto, diventato nel tempo una procedura obbligatoria per le compagnie che operano sul mercato italiano, comprese quelle estere. In caso di incidente, l’assicurato si rivolge alla propria compagnia, che provvede al risarcimento e successivamente recupera la somma dalla società che assicura il responsabile del sinistro. Il rimborso, tuttavia, non coincide necessariamente con il costo effettivo della riparazione. La compensazione tra compagnie avviene infatti attraverso importi predeterminati, i cosiddetti forfait. Questo sistema può generare squilibri economici: a seconda della tipologia e del costo dell'incidente, una compagnia può trovarsi a sostenere una spesa superiore o inferiore rispetto alla somma che riceverà. Proprio la metodologia utilizzata per calcolare questi importi è destinata a essere rivista. La delega prevede infatti di perfezionare e rendere più efficiente il risarcimento diretto, intervenendo anche sui criteri di determinazione dei forfait, con l’obiettivo di aumentare trasparenza e concorrenza senza compromettere la stabilità dei premi assicurativi. Non si tratta quindi di abolire il meccanismo, ma di correggerne gli aspetti ritenuti più problematici. Saranno i successivi decreti legislativi a stabilire nel dettaglio quali elementi dovranno essere modificati.
Il valore del premio
Il premio medio della Rc Auto si è attestato a 422 euro annui nel periodo aprile-giugno 2026, con una crescita dell’1,6% rispetto allo stesso trimestre del 2025. È quanto emerge dall’ultimo report Ivass, che evidenzia come i prezzi continuino a essere superiori ai livelli del 2022, quando la spesa media si fermava a 353 euro. A spingere verso l’alto i costi è soprattutto l’inflazione, che ha aumentato gli esborsi delle compagnie per la gestione dei risarcimenti legati agli incidenti. Nel confronto con i tre mesi precedenti, tuttavia, si registra una riduzione dello 0,4%. Il valore attuale rimane inoltre distante dal massimo di 488 euro toccato nel 2014.
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Scatola nera ancora poco diffusa
Resta invece contenuta la presenza della scatola nera nelle polizze Rc Auto. Nel secondo trimestre del 2026 i contratti che prevedono questo dispositivo rappresentano il 16% del totale, in diminuzione rispetto al 17,2% rilevato un anno prima e molto al di sotto del 22% raggiunto nel 2018. La tecnologia risulta comunque più diffusa nei territori in cui le polizze tradizionali presentano i premi più elevati: è il caso, in particolare, di Caserta, dove la quota arriva al 53,9%, e di Napoli, con il 43,1%.
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