Testimoni di Geova, cambia la posizione sulle trasfusioni: via libera a globuli rossi, bianchi, plasma e piastrine ma non al sangue “intero”
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Per la prima volta nella storia della confessione, i Testimoni di Geova potranno donare e ricevere trasfusioni dei principali componenti del sangue: globuli rossi, globuli bianchi, plasma e piastrine. Resta invece esclusa la possibilità di ricevere sangue intero proveniente da un’altra persona. La nuova posizione è stata comunicata dal Corpo direttivo attraverso il “2026 Governing Body Update number 6”, il sesto aggiornamento dell’anno, pubblicato sul sito ufficiale dell’organizzazione. La comunicazione è contenuta in un video della durata di circa quattordici minuti, diffuso in diverse lingue. Il documento ribadisce innanzitutto il principio secondo cui “la vita e il sangue sono sacri”, ma osserva che i progressi della medicina hanno fatto emergere nuove questioni sull’impiego del sangue nelle cure. Da qui il cambiamento di orientamento: secondo quanto spiegato nel video, ognuno dovrà decidere personalmente se accettare o meno l’utilizzo del sangue e dei suoi componenti nell’ambito di interventi chirurgici e trattamenti medici.
A sostegno della nuova impostazione viene citato un passo della lettera di San Paolo ai Galati: “Ciascuno porterà il proprio fardello”. Il riferimento viene interpretato come indicazione del fatto che la scelta spetta al singolo fedele e può essere compiuta in modo personale, senza che altri membri della comunità possano giudicarlo per la decisione assunta. Il nuovo orientamento si aggiunge a un precedente cambiamento comunicato nel marzo 2026, indicato nell’aggiornamento come “cambio d’intendimento numero 2”, relativo all’autotrasfusione: in determinate circostanze, chi deve sottoporsi a un intervento può utilizzare sangue prelevato in precedenza dal proprio organismo.
La decisione interviene su uno dei precetti più caratteristici e controversi della confessione religiosa. I Testimoni di Geova fanno risalire le proprie origini al 1870, mentre il divieto di accettare trasfusioni di sangue altrui venne introdotto durante la Seconda guerra mondiale. Un articolo pubblicato sulla rivista La Torre di Guardia interpretò alcuni passi biblici che prescrivono di “astenersi dal sangue” come un divieto applicabile anche alle trasfusioni. Il sangue veniva considerato sinonimo di vita e la sua introduzione per via endovenosa veniva quindi equiparata, nel ragionamento religioso, all’assunzione di sangue come alimento.
Nel corso dei decenni il rifiuto delle trasfusioni è diventato una delle questioni più delicate nel rapporto tra le convinzioni religiose dei Testimoni di Geova e la medicina. Non esiste invece una stima attendibile del numero di persone morte dopo aver rifiutato una trasfusione per motivi religiosi. La svolta riguarda una comunità che conta oltre nove milioni di fedeli nel mondo e arriva dopo decenni nei quali il rifiuto delle trasfusioni aveva rappresentato uno degli aspetti più riconoscibili della sua dottrina. In Italia, secondo i dati riportati nel testo fornito, i Testimoni di Geova sarebbero oltre 250 mila. La possibilità di rifiutare un trattamento medico per motivi religiosi rientra, nel nostro Paese, nella libertà di scelta del paziente. Il tema assume particolare rilevanza quando sono coinvolti i minori. E in alcuni casi è dovuta intervenire la magistratura. Nel 2019 una donna di 70 anni morì in provincia di Caserta dopo aver rifiutato la trasfusione che l’avrebbe salvata.
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