Regia piatta come una tavola da surf e dialoghi incomprensibili, per più di mezz’ora sembra che parlino in urdu o tagiko senza sottotitoli: abbiamo visto The Social – Il prezzo della Verità
Quando vedi un film e per almeno mezz’ora non capisci nulla di quello che si dicono i protagonisti. Come se stessero recitando in urdu o tagiko senza sottotitoli. Ci è capitato raramente. Una delle volte più recenti è stato per Sunset dell’ungherese Laszlo Nemes. Una fatica immane a capire proprio il senso dei dialoghi. Poi l’altro ieri è arrivato The Social – Il prezzo della verità di Aaron Sorkin e il record di Sunset è stato abbattuto. Apnea totale.
Di che diamine stanno parlando il giornalista del Wall Street Journal, Jeff Horwitz (Jeremy Allen White, ben più brillante nei panni di Bruce Springsteen) e la whistleblower di Facebook, Frances Haugen (Mikey Madison, sapevamo già da Anora che era un fuoco di paglia, amen)? E ancora di più che accidenti si dicono Mark Zuckerberg (Jeremy Strong in versione manico di scopa) e tutto il suo cucuzzaro di manager in quella stanza modello studio tv per mimare una difesa da generiche accuse contro il suo beneamato social?
Vi prego, se l’avete capito, mandateci una mail, un vocale su Whatsapp o almeno i 10 euro del biglietto. Meno male che a memoria di cronaca siamo risaliti ai cosiddetti Facebook leak del 2021, quando, appunto, Horwitz sul WSJ pubblicò documenti e informazioni riservate che la Haugen gli passò riguardanti l’algoritmo modificato volontariamente dai piani alti di Facebook per massimizzare i profitti (in calo) lasciando che le pagine social diventassero campi di battaglia con post incendiari e radicali di politica (qui addirittura si rende Zuckerberg e Facebook responsabili diretti del famigerato assalto al Campidoglio del gennaio 2021).
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