PunchUS Judge dismisses Trump administration’s bid to block Alaska Senate resultDaily MaverickTroubled port: Transnet and foreign operator face scrutiny over backlog at Durban Gateway TerminalThe Jerusalem PostJordan and Syria tout close ties, but border smuggling and strikes tell another story – analysisComplete SportsLigue 1: Simon Bags Assists As Paris FC Edge MonacoColliderJake Gyllenhaal’s 124-Minute Sci-Fi Blockbuster Officially Takes Over NetflixZDF heuteAktuelle Pressemitteilungen des ZDFFootball ItaliaSpalletti: ‘Juventus must be decisive on the pitch with clear heads’The GuardianStrictly Come Dancing Halloween special results – liveConsequenceWu-Tang Clan to Headline Halftime Show of Detroit Lions’ Thanksgiving Day GameThe Sydney Morning HeraldGermany vows tough response as ‘Gen Z’ protests turn violentالشرقالجامعة العربية تدين انتهاكات بحق أسرى غزة وتطالب بتحقيق دوليCBS NewsSen. Chris Murphy hospitalized following stroke
The Daily Newsstand · Free, Always
Sunday, November 1, 2026

Axios: “Netanyahu fa pressione su Trump perché gli Usa tornino a colpire l’Iran dopo le elezioni di mid-term”

Translate

Axios: “Netanyahu fa pressione su Trump perché gli Usa tornino a colpire l’Iran dopo le elezioni di mid-term”

Icona dei commenti Commenti

Secondo il quotidiano statunitense online Axios, sabato 31 ottobre il presidente Usa, Donald Trump, avrebbe avuto un colloquio con il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, a proposito della situazione iraniana e di una possibile nuova azione militare. Secondo le fonti citate da Axios, Netanyahu avrebbe sollecitato Trump a colpire l’Iran subito dopo le elezioni di metà mandato del 3 novembre. Il presidente Usa però sembra intenzionato a lasciare che i negoziati facciano il loro corso, in una strategia che desta preoccupazione in Netanyahu. Secondo le fonti della testata Usa, la telefonata sarebbe stata particolarmente tesa e, incentrata sullo stato dei negoziati tra Washington e Teheran e sui tempi di un’eventuale ripresa delle operazioni militari. La fonte israeliana ha descritto il colloquio come “duro”, mentre quella americana lo ha definito “diretto”.

Già nei giorni scorsi, in scia alle indiscrezioni dei media americani sulla possibile ripresa degli attacchi all’Iran, Teheran aveva reagito minacciando una risposta immediata con tanto di allargamento della guerra. La Guida suprema iraniana, l’ayatollah Mojtaba Khamenei, ha ordinato ai vertici militari di garantire una “risposta immediata ed efficace senza limiti geografici” a qualsiasi minaccia nemica. “Se i nemici dovessero lanciare nuovamente attacchi militari o terroristici, saranno le forze armate della Repubblica islamica e la nazione iraniana a determinare il momento e le condizioni della loro fine”, ha dichiarato, chiedendo anche di aggiornare la lista degli obiettivi includendo tutte le risorse “tangibili e intangibili” di Stati Uniti e Israele.

“Un eventuale conflitto futuro potrebbe rivelarsi decisamente più lungo di quelli passati”, ha poi affermato il portavoce dell’esercito iraniano, Mohammad Akraminia, mettendo in chiaro che “il presidente americano non sarebbe in grado di dettare i tempi o le condizioni della sua conclusione”. “Qualora dovesse scoppiare una nuova guerra, la geografia del conflitto non si limiterà alla regione dell’Asia occidentale”, ha poi ribadito il portavoce militare riecheggiando le minacce di Khamenei. I pasdaran hanno aggiornato obiettivi e scenari per le operazioni belliche, mentre già ora le conseguenze della guerra vanno ben oltre il Medio Oriente: le navi cargo e le petroliere bruciano a Hormuz e nel Golfo, con gravi ripercussioni sull’economia mondiale. E per ultimo, il ministero degli Esteri iraniano ha dichiarato la Royal Navy e la Raf britanniche come “organizzazioni terroristiche”, e i servizi di intelligence esteri britannici Mi6 come “gruppo ostile”. Colpevoli, secondo il regime, di sostenere il nemico americano.

Di fronte a questo quadro, il mondo guarda con attenzione al percorso negoziale che intanto cerca di evitare il peggio. Sabato, il segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza iraniano Mohsen Rezaei ha definito “un buon segno” la lettera inviata dal vicepresidente americano JD Vance. “Speriamo che l’altra parte eserciti razionalità e scelga la diplomazia”, ha affermato il capo della diplomazia di Teheran Abbas Araghchi. “Le consultazioni sono in corso, ma non siamo ancora giunti a una conclusione definitiva”, ha in ogni caso chiarito il ministro degli Esteri.

La speranza, espressa dagli Emirati ma condivisa da molti, è quella di arrivare “una svolta diplomatica“, perché “non è nell’interesse della regione affrontare un’altra ondata di scontri”. Un’escalation che andrebbe ad aggiungersi a uno scenario già complicato dallo scontro tra Arabia Saudita e Houthi yemeniti che nel frattempo non accenna a rallentare: secondo i media iraniani, i ribelli sostenuti da Teheran hanno colpito un complesso industriale nella città saudita di Damman, confermando le minacce agli impianti petroliferi Aramco e agli aeroporti del regno. Da parte loro, i media Houthi denunciano che l’Università di Hodeida è stata colpita da due attacchi aerei sferrati dalle forze saudite.

View the original on Il Fatto Quotidiano →

KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.