San Francesco d'Assisi, 800 anni dalla morte: le frasi più famose del Santo

Tra parole dettate ai suoi frati, componimenti poetici e falsi attribuiti impropriamente
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Il 3 ottobre 1226 all'età di circa 44 anni moriva Francesco d’Assisi, alla Porziuncola, presso la chiesa di Santa Maria degli Angeli ad Assisi. Come è noto, si fece deporre nudo sulla nuda terra negli ultimi istanti di vita, in segno di totale povertà e fedeltà al Vangelo. Fu canonizzato nel 1228. In 800 anni dalla sua morte la devozione attorno a questo santo, che professava la pace e la rinuncia a tutto ciò che è superfluo, si è diffusa a livello planetario. Centinaia gli aforismi che gli sono attribuiti, spesso però si tratta di falsi o di frasi che potrebbe aver verosimilmente pronunciato ma di cui non c’è certezza. Una fra tutte: “Tu comincia a fare quello che è necessario, poi quello che è possibile. Alla fine, ti scoprirai a fare l’impossibile”. Così come: “Predicate sempre il Vangelo e, se fosse necessario, anche con le parole!”. Non è di San Francesco neanche la famosa preghiera semplice, in realtà scritta da un anonimo durante la Prima guerra mondiale, che recita: “O Signore, fa' di me uno strumento della tua Pace: Dove c'è odio, fa' ch'io porti l'Amore. Dove c'è offesa, ch'io porti il Perdono. Dove c'è discordia, ch'io porti l'Unione. Dove c'è errore, ch'io porti la Verità. Dove c'è dubbio, ch'io porti la Fede. Dove c'è disperazione, ch'io porti la Speranza. Dove c'è tristezza, ch'io porti la Gioia". Vediamo allora quali sono i testi a cui attingere per citare il Santo di Assisi.
Cantico delle creature
“Lodato tu sia, mio Signore, per fratello vento, e per l'aria e per il cielo; per quello nuvoloso e per quello sereno, per ogni stagione tramite la quale alle creature dai sostentamento”. Questo è uno dei celebri passaggi del testo poetico anche noto come Cantico di frate Sole e sorella Luna. Composto da San Francesco d’Assisi tra il 1224 e il 1226, viene considerato la prima poesia in lingua italiana. Si tratta di una lode a Dio, all'esistenza e alla natura descritta in tutta la sua bellezza, complessità, magnificenza. Parole ancora più potenti se consideriamo che le scrisse quando stava attraversando i dolori della malattia e le difficoltà dovute alla cecità.
Fioretti di San Francesco
Si tratta di una raccolta di “miracoli ed esempli devoti”, divisa in 53 capitoli, che narrano la vita del Poverello di Assisi, volgarizzati nell’ultimo quarto del Trecento da un ignoto toscano, ricavandoli da un testo scritto probabilmente da Ugolino da Montegiorgio tra gli anni Venti e Quaranta del '300. All’interno sono raccontati gesti e parole di San Francesco presi dalle cronache storiche, dalla tradizione orale e a volte dalle leggende popolari. In parte hanno recepito l’idealizzazione della figura del frate e quindi occorre prenderli con cautela. Celebre l’episodio in cui San Francesco si rivolge al lupo. “Fratello lupo, se vorrai mantenere questa pace, io ti prometto, che farò in modo che gli uomini di questa terra provvedano ai tuoi bisogni finchè vivrai, in modo che tu non patisca più la fame; poichè io so bene che è per la fame che tu hai fatto ogni male. Ma se io ti do questa garanzia, voglio, fratello lupo, che tu mi prometta che non nuocerai mai più a nessuna persona umana, nè ad animale! Me lo prometti?".
Vitae di San Francesco
Parliamo della prima agiografia su san Francesco, commissionata a Tommaso direttamente da papa Gregorio IX all'indomani della canonizzazione. Con l'approvazione del pontefice divenne la biografia ufficiale dell'Ordine dei frati minori fino al 1266. È costituita da tre parti, e segue tutta l'esistenza del santo fino alla morte e oltre fino al processo di canonizzazione e ai miracoli. Al suo interno troviamo probabilmente le memorie di Tommaso, che fu membro dell'Ordine, i racconti dei monaci e delle persone vicine al Santo mescolanti ai racconti dell'epoca ad alcuni scritti dello stesso Francesco.
Testamento
Dettato ai suoi frati da San Francesco prima della sua morte, nell’ottobre del 1226, ne esplicitò le intenzioni: "Affinché osserviamo più cattolicamente la Regola che abbiamo promesso al Signore". Francesco specificò di non desiderare che fosse letta con lo spirito di "Questa è un’altra Regola" e quindi come un'ammonizione, ma come un ricordo del suo passaggio terreno. Questo il famoso incipit: "Il Signore dette a me, frate Francesco, d’incominciare a fare penitenza così: quando ero nei peccati mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza d’animo e di corpo. E di poi, stetti un poco e uscii dal mondo".
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