Il tormentone che incanta e “silenzia” i neonati: la scienza ha inventato la canzone anti-pianto (e non è una ninna nanna)
Chiunque abbia avuto un figlio piccolo conosce quel momento: le tre di notte, il pianto che non cede, un repertorio di ninne nanne ormai esaurito. Per tutti i genitori in quella condizione, la scienza ha una proposta musicale. Si chiama “The Happy Song” e in dieci anni ha collezionato oltre 470 milioni di riproduzioni in streaming su Spotify.
Non è nata per caso, e nemmeno in uno studio di registrazione qualsiasi. A idearla sono stati lo psicologo dello sviluppo Caspar Addyman e la professoressa Lauren Stewart, del dipartimento di Psicologia del Goldsmiths College di Londra, insieme alla musicista Imogen Heap, all’agenzia pubblicitaria BETC London e alla società di consulenza musicale Felt Music. Il committente era un marchio britannico di prodotti per l’infanzia, Cow & Gate (C&G Baby Club), che voleva una canzone capace di mettere di buon umore i più piccoli “in modo dimostrabile”.
La ricetta: poche regole, molto ritmo
Il punto di partenza era scoprire cosa piace ai neonati, un terreno sorprendentemente poco esplorato. I ricercatori hanno quindi fissato alcuni criteri: tonalità maggiore, melodia semplice e ripetitiva, andamento allegro e una voce femminile in stile “cantilena”. Anche il ritmo ha un senso: il tempo è sostenuto perché il battito cardiaco dei bambini è più veloce di quello degli adulti.
Poi sono stati interpellati i genitori. Quasi 2.300 mamme e papà britannici hanno indicato quali rumori fanno ridere i loro figli. Tra i più votati: il “bu!” a sorpresa, le pernacchie, gli starnuti, i versi degli animali. Tutti finiti nel brano. Un dettaglio che sa di leggenda, ma è documentato: Imogen Heap ha registrato la voce con la figlia di 18 mesi nella stanza, perché i piccoli riconoscono il tono con cui gli adulti parlano e cantano loro.
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