“Ho un buco nella pancia, ci passa una mano. Non mi opero, l’intervento è molto pericoloso. Le scappatelle? Non sono poco ma non sono neanche così bigotta”: così Martina Colombari a La Volta Buona
Si può convivere per vent’anni con una separazione dei muscoli addominali talmente evidente da poterci infilare una mano all’interno, preferendo la via dell’accettazione a quella della sala operatoria. Lontana dalla retorica della perfezione fisica a ogni costo, Martina Colombari sceglie il pragmatismo per affrontare il tema della sua diastasi addominale. Ospite nel salotto televisivo de La volta buona su Rai 1, l’ex Miss Italia (oggi 51enne) ha rivendicato con assoluta lucidità il rapporto con un corpo trasformato in modo irreversibile dalla gravidanza.
Il difetto fisico, mostrato senza filtri già la scorsa estate attraverso i propri canali social, non è mai diventato un’ossessione clinica. “Per me non è un problema, non mi dà fastidio, non è un handicap“, ha chiarito Colombari in studio. L’impatto visivo, tuttavia, resta innegabile: “Esteticamente non è bellissima perché non avrò mai l’addome piatto. Mi è rimasta dopo la gravidanza: ho un buco qui in mezzo, ci passa una mano”.
Di fronte a un inestetismo che spinge molte donne verso la chirurgia estetica, Colombari ha scelto di fermarsi, calibrando la propria decisione sui rischi clinici. Si tratta, nel suo caso, di una diastasi contenuta che non necessita di interventi drastici: “Quando diventa un problema serio, che crea ernie e dolori allora è un altro discorso”, ha spiegato. La scelta di non farsi operare è dettata da ragioni puramente mediche: “L’intervento è molto pericoloso, vanno a intervenire dal taglio dell’operazione cesarea, va messa una retina”. Nessuna illusione, inoltre, sui rimedi naturali o sull’allenamento intensivo: “Puoi distruggerti di addominali, mangiare bene, ma non cambia nulla”. L’obiettivo della sua testimonianza è normalizzare una condizione estremamente diffusa: “Volevo mostrarlo proprio per dire che può succedere dopo il parto ma non facciamone una tragedia. I problemi sono altri”.
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