Schlein al M5s: “Prima il programma, poi il leader”. Sull’Ucraina non arretra: “Ma troveremo un compromesso”
Prima il programma comune, poi la scelta del candidato premier. E sulle distanze con il M5s, si troverà “un accordo”. La segretaria del Pd Elly Schlein prova a tenere insieme il campo largo proprio nel giorno in cui si chiude il percorso programmatico di Nova dei Cinque stelle, che mette nero su bianco alcuni dei nodi più difficili da sciogliere nell’alleanza da portare alle urne. Il principale resta l’Ucraina e qui anche la posizione dem non cambia: “Fino a che non c’è una pace giusta è giusto sostenere un Paese che subisce un’invasione”, dice Schlein. Che però assicura: “Discuteremo e troveremo un compromesso”. La richiesta del Pd è che l’Unione europea torni protagonista con “una voce negoziale sola” capace di aumentare lo sforzo diplomatico per isolare Vladimir Putin e arrivare a una pace che “non è una resa all’aggressore”.
Quanto al raduno M5s per votare il programma, Schlein dice di aver “guardato con attenzione ciò che è emerso e ci ho ritrovato molte cose condivisibili, se non sovrapponibili. Su quelle su cui non siamo già d’accordo discuteremo”, dice la segretaria dem a Parma, ospite del Festival di Open, il quotidiano online fondato da Enrico Mentana. Respinge l’idea che il lavoro comune debba ancora cominciare: salario minimo e congedo paritario, ricorda, sono proposte già condivise. E si dice “fiduciosa” che, di fronte alla responsabilità “di mandare a casa le destre”, sulle differenze si possa trovare una sintesi: “Quando ci mettiamo insieme governiamo bene”. E sulle prossime amministrative di Milano, “anche lì vale prima l’idea di far capire cosa vogliamo fare nella città, e lo dico sapendo che si muovono tante figure valide”, ha detto rispondendo a una domanda sulla possibilità di supportare il giornalista Mario Calabresi come candidato sindaco del centrosinistra.
Sul candidato premier, invece, la segretaria ribadisce la sequenza: “Prima il programma, lo chiede la nostra gente”. Solo dopo si discuterà della leadership. Le strade indicate sono due: guida della coalizione affidata a chi ha più consenso oppure primarie. “Ma prima il programma comune”, insiste. Una posizione che Schlein lega anche alla partita sulla legge elettorale. Il Pd, avverte, farà “muro” contro una riforma con “parametri incostituzionali” e considera “abnorme” il premio di maggioranza ipotizzato. Quanto all’indicazione preventiva del candidato premier sulla scheda, “siamo contrari”. Se nella coalizione non ci sarà un accordo sulla leadership, “faremo le primarie”.
Infine, l’avversario. Schlein torna sul confronto con Giorgia Meloni, alla quale nei giorni scorsi aveva scritto proponendo un terreno comune sul caro energia. “Io so fare opposizione così: accanto a ogni critica al governo mettiamo una risposta alternativa”, rivendica. La segretaria chiede di utilizzare i 14 miliardi di flessibilità per far scendere le bollette di famiglie e imprese e assicura che su questo proseguirà il lavoro unitario. Il giudizio sul governo resta però netto. Dopo quattro anni di Meloni, sostiene Schlein, il Paese presenta produzione industriale in calo, salari tra i più bassi d’Europa e il costo dell’energia più alto dell’Ue. Per questo, prosegue, serve “un’alternativa solida e credibile” che rimetta al centro la questione sociale ed economica. Da ultimo, la risposta all’annuncio di Meloni sulla legge per imporre un tetto alla presenza straniera nelle classi scolastiche. “Mi sembra che Meloni stia rincorrendo la remigrazione di Vannacci e vorrei capire cosa se ne fanno, di quest’altra proposta di propaganda, quelle famiglie italiane che in questo momento devono trovare 545 euro per i libri di testo”. “È una proposta anche irrealizzabile come già abbiamo sentito dai presidi. – ha aggiunto – Poi la domanda è anche dove pensa di mettere i bambini a cui si nega il diritto alla scuola”.
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