Attacco record su Mosca: fiamme e distruzione nell'ultimo giorno delle elezioni

Un boato squarcia il silenzio della notte, seguito a catena da una serie impressionante di deflagrazioni. All'orizzonte, altissime colonne di fuoco illuminano la periferia di Mosca, dove è stata centrata in pieno una delle più grandi raffinerie del Paese, situata proprio alle porte della capitale. È il bilancio visivo ed energetico di quella che da Kiev hanno ribattezzato "Burning Day", il giorno delle fiamme: un'azione ad altissimo impatto simbolico e materiale concepita come un esplicito avvertimento a Vladimir Putin proprio in concomitanza con la chiusura delle elezioni parlamentari.
L'offensiva aerea più massiccia del conflitto
I numeri restituiscono la portata di un raid senza precedenti: nell'arco della notte sono stati più di 1.900 i droni e i missili ucraini ad aver raggiunto il territorio russo, con circa 450 vettori indirizzati sulla sola regione moscovita. Fonti di Kiev hanno confermato l'impiego sul campo dei missili da crociera Flamingo e dei nuovi balistici Pelican, in quello che si attesta come l'attacco più massiccio dall'inizio delle ostilità. Gli impatti e le cadute di detriti non hanno risparmiato le aree urbane: diversi edifici residenziali sono stati colpiti e sventrati dalle fiamme, provocando almeno due vittime accertate tra i civili.
Urne rallentate e la protesta a mezzogiorno
Mentre le squadre di soccorso operavano tra le macerie e gli incendi, nei seggi elettorali le operazioni di voto sono andate avanti a rilento. La Commissione elettorale russa ha denunciato massicci attacchi informatici che hanno mandato in tilt i sistemi telematici, costringendo numerosi cittadini a lunghe file di attesa prima di poter accedere alle urne. In questo scenario già teso, diversi elettori hanno raccolto l'invito lanciato dai dissidenti all'estero: recarsi ai seggi in massa alle dodici in punto per poi annullare la scheda, trasformando il gesto in una dimostrazione palese di dissenso contro un appuntamento elettorale dall'esito ampiamente scontato.
Controllo del Cremlino e speranze di cambiamento
Il quadro politico della tornata resta d'altronde blindato: l'unica formazione apertamente pacifista e contraria all'invasione, Jabloko, è stata preventivamente esclusa dalla competizione elettorale. Con un'opposizione parlamentare sostanzialmente allineata al Cremlino, il partito presidenziale Russia Unita si appresta a confermare la propria maggioranza assoluta. Eppure, tra i cittadini rimasti compostamente in coda, emerge il desiderio soffocato di una rottura con lo status quo, riassunto dalle parole di un giovane elettore: la ferma volontà di assistere finalmente a un concreto cambiamento.
KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.