La vendemmia gioca d'anticipo per il caldo e abbandona la corsa al primato produttivo
Sotto la canicola di questa estate la vendemmia gioca d'anticipo, con l'avvio già dato, dalla Franciacorta alla Sicilia, dall'Alto Adige alla Maremma, alla raccolta delle uve atte a divenire base spumante per continuare con le altre varietà precoci a partire da lunedì 10 agosto, quando peraltro le oltre 700 cantine associate al Movimento del Turismo del vino apriranno le porte agli enoappassionati per "Calici di stelle", tradizionale brindisi notturno per ammirare le Perseidi in cielo. Inoltre la vendemmia in corso presenta la novità del tetto alle rese produttive, già deliberata da Toscana e Abruzzo e chiesta alla Regione dall'Istituto marchigiano di tutela vini, per far stare sul mercato il vino made in Italy, senza gravare le cantine con ulteriori giacenze di invenduto.
Si punta dunque sulla qualità e, salvo aree del teramano e del novarese colpite dalla grandine, lo stato sanitario delle uve da' una carica di ottimismo ai viticoltori che prefigurano una buona annata.
Nel 2025, secondo quanto comunicato dall'Italia alla Commissione europea, la produzione vinicola made in Italy è stata di 44,383 milioni di ettolitri, in linea con l'anno precedente (+0,7%) ma le giacenze a febbraio 2026 hanno segnato un netto rialzo fino a raggiungere il +7,5%. Una giacenza, perlopiù di vini comuni e Igt mentre le Dop hanno limitato gli stock al palo, che ha messo in allarme gran parte dei Consorzi di tutela dei vini che hanno chiesto di limitare quest'anno le rese produttive fino a paventare in alcuni casi, come extrema ratio, la misura dell'espianto dei vigneti.
A dare il la' alla riduzione delle rese produttive per la vendemmia 2026 è la Giunta regionale della Toscana che ha accolto le richieste formulate dai Consorzi di tutela del Brunello di Montalcino Docg, del Chianti Docg, del Chianti Classico Docg e della Toscana Igt. "La competitività del vino toscano non nasce dalla quantità prodotta, ma dalla sua capacità di essere riconosciuto e scelto nel mondo per qualità, identità e reputazione" sottolinea l'assessore regionale all'Agricoltura Leonardo Marras, nella convinzione che "programmare sia più efficace che rincorrere le emergenze".
E troppe bottiglie di vini d'Abruzzo sono ancora ferme: al 31 maggio 2026 risultano ancora presenti in cantina 1.084.336 ettolitri di Montepulciano d'Abruzzo Doc, mentre le giacenze di Pecorino ammontano a circa 240.000 ettolitri considerando tutte le tipologie, di cui oltre la metà riferita all'Igp Terre d'Abruzzo. La giunta regionale, su proposta del Consorzio Tutela Vini d'Abruzzo, ha così approvato misure di contenimento produttivo per favorire un riequilibrio tra domanda e offerta con l'obiettivo di sostenere il percorso di crescita in valore dei vini d'Abruzzo.
Pochi chilometri più a Nord, nelle Marche, il quadro non cambia e per riequilibrare l'offerta della Doc (denominazione di origine controllata) Verdicchio dei Castelli di Jesi, uno dei vini di punta della produzione enologica marchigiana, con una produzione di circa 90mila ettolitri imbottigliati l'anno, Istituto marchigiano di tutela vini (Imt), il consorzio che riunisce 16 denominazioni regionali, ha formalmente chiesto alla Regione Marche il taglio delle rese e stoccaggio come strumenti di gestione prudenziale dell'offerta. "L'obiettivo - spiega il presidente Imt, Michele Bernetti - è contenere un livello delle giacenze cresciuto molto anche dopo la ricca vendemmia 2025, e contestualmente puntare a una corretta dinamica dei prezzi e alla salvaguardia, a tutti i livelli, della filiera".
L'Italia del vino dunque non corre più per il primato produttivo, ma punta a salvaguardare tramite la qualità delle produzioni la sua competitività nel mercato globale.
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