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Monday, October 19, 2026

Liste d’attesa, la Corte dei conti: “Più fondi, ma non diminuiscono i tempi. Risorse inutilizzate, carenza di personale e sistemi di controllo carenti”

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Liste d’attesa, la Corte dei conti: “Più fondi, ma non diminuiscono i tempi. Risorse inutilizzate, carenza di personale e sistemi di controllo carenti”

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Di fronte alla mancanza di personale e di sistemi di monitoraggio inadeguati, l’incremento delle risorse stanziate non porta necessariamente all’aumento delle prestazioni offerte, e quindi alla riduzione delle liste d’attesa. È la Corte dei conti a dirlo, certificando che i lunghi tempi della sanità pubblica continuano a rappresentare una “criticità strutturale” del Ssn. Non emergenziale, dunque, riconducibile – o giustificabile – agli strascichi della pandemia. Bensì una problematicità organica e costitutiva, di cui i dati sono testimoni: per visite ed esami diagnostici, solo una prescrizione su due si traduce in una prenotazione, mentre un cittadino su cinque rifiuta la prima disponibilità proposta. Alla base di questi numeri ci sono fattori organizzativi, gestionali e di programmazione, oltreché una drammatica carenza di organico. A questi si aggiunge una sostanziale assenza di sanzioni e procedimenti disciplinari nei confronti dei direttori generali delle aziende sanitarie che registrano le performance peggiori. Nonostante i proclami, i decreti legge e i ddl annunciati, quindi, gli interventi messi in campo dal governo negli ultimi anni non riescono ancora a produrre risultati tangibili. Per la magistratura contabile, la via da seguire è quella di potenziare l’assistenza territoriale, prevista dal Pnrr e dal D.M. n. 77 del 2022 ma che in molti territori è rimasta solo sulla carta, aggravando forti disuguaglianze.

La fotografia scattata dalla Corte dei conti è descritta nella relazione su “L’attuazione delle misure finalizzate a ridurre le liste di attesa”. L’analisi prende in esame le risorse stanziate, la loro effettiva utilizzazione, nonché lo stato di attuazione del decreto legge del 2024, che ha portato a risultati alterni nelle diverse Regioni. Allo stato attuale, molte misure devono ancora entrare pienamente a regime e non c’è una corrispondenza verificabile tra finanziamenti, prestazioni erogate e riduzione effettiva delle attese. Nonostante il rafforzamento del quadro normativo e finanziario, infatti, “persistono difficoltà attuative, carenze di personale e differenze territoriali che limitano l’efficacia degli interventi”, afferma la Corte, sottolineando che “l’incremento dei finanziamenti non ha sempre prodotto risultati proporzionati in termini di prestazioni erogate e riduzione dei tempi di attesa”. La magistratura contabile chiede risultati misurabili e verificabili. Propone una rendicontazione più rigorosa, il completamento della piattaforma nazionale, l’integrazione delle agende di pubblico, privato accreditato e intramoenia e un collegamento progressivo tra assegnazione dei finanziamenti e risultati conseguiti. L’obiettivo deve essere quello di migliorare la presa in carico, ridurre la domanda impropria e alleggerire la pressione sulle strutture ospedaliere e sui servizi specialistici.

Nel periodo 2022-2028, le risorse destinate al contenimento delle liste di attesa ammontano a circa 3,71 miliardi di euro, mentre nel quadriennio 2022-2025, secondo i dati del ministero della Salute, a fronte di assegnazioni statali pari a circa 1,845 miliardi di euro, ne sono stati utilizzati circa 1,58 miliardi, sottolinea la Corte. “La scarsa completezza e uniformità delle informazioni trasmesse dalle Regioni rendono, tuttavia, non agevole una puntuale valutazione dell’impiego dei fondi e dei risultati conseguiti”, viene evidenziato. In alcune Regioni resta inutilizzata una quota significativa dei fondi. Nel 2024 Basilicata, Molise e Friuli-Venezia Giulia registrano rispettivamente il 44%, il 41% e il 39% di mancato utilizzo. Nel 2025, con dati ancora parziali, il Molise arriva al 60%.

Dalla Piattaforma nazionale delle liste di attesa (Pnla) emergono forti differenze regionali nelle prescrizioni. In alcune Regioni oltre l‘85% delle ricette è classificato con priorità P (programmata), in altre la percentuale è inferiore all’8%. Una distanza che pone interrogativi sull’omogeneità e sull’appropriatezza delle prescrizioni. Inoltre, emergono netti divari tra le date degli appuntamenti proposte e quelle accettate dai cittadini, nonché ritardi tra la prescrizione e il primo contatto con i Cup e distanze tra le prescrizioni emesse e le prenotazioni registrate. L’analisi conferma “difficoltà nell’ampliamento dell’offerta sanitaria, anche in presenza di risorse finanziarie adeguate, a causa della carenza di personale, soprattutto specialistico, e richiama, pertanto, l’esigenza di completare la riforma dell’assistenza territoriale”.

La magistratura contabile raccomanda, quindi, di accelerare l’attuazione del decreto del 2024, rafforzare i meccanismi di controllo sull’impiego delle risorse e sui risultati ottenuti, nonché adottare interventi strutturali per superare le carenze di personale. Per la Corte, “occorre altresì rendere più efficaci i sistemi di responsabilizzazione, individuando con tempestività le inadempienze, applicando le sanzioni previste ed esercitando, al ricorrere dei relativi presupposti, i poteri sostitutivi”. Di fatto, le sanzioni ai dirigenti sanitari risultano inapplicate: la Corte rileva una sostanziale assenza di procedimenti disciplinari e responsabilità contabili nei confronti dei direttori generali.

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