Guerini, Renzi & C.: ecco gli agenti della Meloni nel “campo largo”
Il Guerin meschino è il protagonista del noto romanzo cavalleresco scritto da Andrea da Barberino ambientato ai tempi di Carlo Magno, scritto intorno al 1410 e pubblicato la prima volta a stampa il 21 aprile 1473. Il meschino Guerini è invece l’ex ministro della Difesa, sempre attento alle esigenze delle industrie degli armamenti, che di recente ha affermato che un eventuale governo con dentro il Pd dovrebbe aumentare l’invio di armi all’Ucraina.
Difficile decifrare correttamente questa boutade. Nel momento in cui si intravede finalmente la conclusione delle sofferenze del popolo ucraino, iniziate quasi quindici anni con il golpe sostenuto dalla Nato contro il governo legittimo di Viktor Yanukovich e la conseguente aggressione al Donbass, le sciagurate affermazioni di Guerini suonano innanzitutto come un disperato appello alla continuazione di una guerra voluta ormai solo dalla cerchia intima di corrotti nazifascisti sostenitori di Zelensky.
Ma c’è qualcosa di più che si può cogliere volgendo lo sguardo verso la situazione politica italiana. In tale prospettiva le provocatorie esternazioni di Guerini, oltre a suonare, come naturale, come auspicio di maggiore spesa militare a beneficio degli industriali di armamenti, si rivelano come un vero e proprio maramaldesco sabotaggio della probabile vittoria dell’opposizione alle prossime elezioni politiche e conseguente estromissione del funesto governo di Meloni & C.
Si tratta quindi del tentativo di salvare Meloni, nel momento in cui il grande sciopero generale dell’Usb del 30 ottobre ha dimostrato il suo totale isolamento nel popolo italiano, si annunciano nuovi momenti di lotta come lo sciopero della Cgil del 20 novembre e la manifestazione nazionale del 12 dicembre, e autolesionisticamente il governo Meloni insiste nel sottrarre risorse alla scuola e altri diritti dei cittadini e a coprire di soldi potentati come Salini e l’industria bellica. Questo governo di inetti, con le sue idee strampalate e filopadronali sta finendo di scassare il sistema fiscale, quello previdenziale, i servizi pubblici, l’industria e l’economia italiana. La destra è nel marasma, si rende conto di essere ormai minoranza nel Paese e punta a fare confusione atteggiandosi a vittima, come nell’assurda montatura tentata sulla conferenza stampa del figlio del medico palestinese Abu Safiya, imprigionato e torturato dal governo di Netanyahu.
Di fronte a questa imminente caduta degli dei scarsamente divini del centrodestra, che stanno squadernando urbi et orbi la propria totale inadeguatezza, Guerini si fa avanti tentando di dimostrare che se la destra è quello che è, il “campo largo” non sarebbe poi tanto diverso, anzi per certi versi potrebbe anche risultare peggiore.
Stupisce, a fronte di questo vero e proprio attentato alle ragioni dell’alternativa alle destre, il silenzio colpevolmente osservato innanzitutto da Schlein, ma anche da Conte, Fratoianni e Bonelli. Ovviamente le ragioni del silenzio sono legate all’incapacità dello schieramento di opposizione di risolvere in modo soddisfacente la questione dell’Ucraina. Eppure tale soluzione è facile ed auspicabile: basta avere presenti da un lato le tendenze oggettive verso la conclusione di un conflitto sanguinoso quanto assurdo e dall’altro il sentimento pacifista assolutamente prevalente nel popolo italiano.
Esaltare quest’ultimo, ottemperando alla richiesta di rispettare l’art. 11 della Costituzione e non dilapidare ulteriori risorse per il riarmo e la guerra, deve costituire oggi una priorità fondamentale se si vuole vincere e governare il Paese, allontanando personaggi come Guerini, mandandolo a percorrere il triste itinerario verso il nulla politico già intrapreso da Picierno e Fiano. E avviando su tale sentiero anche Gentiloni, Fassino, Quartapelle, l’infido Renzi, serpe in seno per antonomasia, e vari altri personaggi assolutamente incompatibili con una vera opposizione e una vera alternativa alle destre, imperniate sugli irrinunciabili valori costituzionali di democrazia, lavoro e pace.
Mentre la pace è oggi più che mai a rischio per effetto del demenziale revanscismo dei burocrati di Bruxelles e di governi ormai oltre la frutta, come quelli di Macron, Merz e per l’appunto Meloni, mentre Trump, a sua volta in crisi terminale, prepara nuove aggressioni contro Cuba e Iran, mentre continua, nonostante l’arretramento di Netanyahu, il genocidio del popolo palestinese, occorre dare segnali precisi e inequivocabili al popolo italiano, che è stanco di guerre, riarmo, complicità nel genocidio e carovita.
La presenza in piazza, venerdì 30 ottobre alla manifestazione di Roma, di una nutrita e qualificata pattuglia di parlamentari cinquestelle e il ruolo svolto da deputati come Marco Grimaldi, per questo vittima di ignobili diffamazioni da parte delle destre, evocano la possibilità di un nuovo rapporto, ancora tutto da costruire, tra il popolo e i suoi rappresentanti, per ottenere il quale sarà necessario procedere alla realizzazione, nel fuoco delle lotte, di un nuovo polo unitario e combattivo della sinistra che voglia effettivamente cambiare l’Italia e l’Europa. Ma intanto ci vogliono chiarezza e coerenza. Chi non sarà in grado di garantirle si assumerà vergognosamente la responsabilità dell’inevitabile sconfitta.
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