Trump: "Sarebbe bella la riunificazione dell'Irlanda". Burnham: "Rispettiamo accordi"

Il presidente USA Donald Trump riaccende il tema della riunificazione dell’Irlanda proprio durante la sua visita nella Repubblica, ma da Londra arriva una risposta che non lascia spazio a interpretazioni: la posizione del governo britannico non è cambiata. Il primo ministro Andy Burnham conferma che un nuovo referendum sull’unità irlandese non è oggi all’ordine del giorno e ribadisce l’impegno del Regno Unito a rispettare integralmente l’Accordo del Venerdì Santo.
Trump, parlando a Dublino dopo l’incontro con il Taoiseach (primo ministro della Repubblica d'Irlanda) Micheál Martin, ha detto di voler vedere un’Irlanda unita, aggiungendo che, a suo giudizio, la riunificazione “avverrà prima o poi” e che sarebbe una cosa positiva. Il presidente americano ha però riconosciuto che, su una questione costituzionale di questa portata, anche il Regno Unito avrebbe un ruolo decisivo.
La dichiarazione rappresenta un intervento particolarmente significativo perché arriva da un presidente degli Stati Uniti in carica e su una questione che, per decenni, è stata al centro del conflitto politico e identitario dell’isola. Ma, sul piano giuridico, le parole di Trump non modificano in alcun modo il meccanismo che disciplina un eventuale referendum in Irlanda del Nord.
Londra: “Nessun cambiamento dopo le parole di Trump”
La reazione del governo britannico è stata immediata. Un portavoce dell’ufficio di Burnham ha confermato oggi che la posizione espressa dal premier nei giorni scorsi resta invariata. Alla Camera dei Comuni, Burnham aveva spiegato che non risultava esserci, al momento, una maggioranza dell’opinione pubblica favorevole a un nuovo referendum e che, fino a quando questa situazione non cambierà, non ci sarà una consultazione.
Il primo ministro aveva successivamente chiarito alla Camera dei Comuni di conoscere il contenuto dell’Accordo del Venerdì Santo e di volerlo rispettare “al 100%”. Il 9 settembre Burnham ha inoltre ribadito che la questione deve essere valutata dal ministro britannico per l’Irlanda del Nord quando l’opinione pubblica sarà cambiata al punto da rendere necessario prendere in considerazione una consultazione.
La linea britannica, dunque, non è quella di cancellare il diritto previsto dall’accordo, ma di sostenere che le condizioni politiche per convocare oggi un referendum non sono presenti.
Cosa prevede davvero l’Accordo del Venerdì Santo
Il punto centrale è il principio del consenso. L’Accordo di Belfast, noto come Accordo del Venerdì Santo e firmato il 10 aprile 1998, stabilisce che lo status costituzionale dell’Irlanda del Nord dipende dalla volontà democratica della popolazione. L’accordo riconosce inoltre il diritto delle persone dell’Irlanda del Nord di identificarsi ed essere accettate come britanniche, irlandesi o entrambe.
Il meccanismo del border poll è stato recepito nella legislazione britannica attraverso il Northern Ireland Act 1998. La legge stabilisce che il ministro britannico per l’Irlanda del Nord deve ordinare una consultazione quando gli appare probabile che una maggioranza dei votanti desideri che l’Irlanda del Nord cessi di far parte del Regno Unito e diventi parte di un’Irlanda unita.
Questo punto è fondamentale: non basta che un partito chieda un referendum, né che un presidente straniero lo auspichi. Il criterio previsto dalla legge riguarda la probabilità che una maggioranza degli elettori voterebbe effettivamente per la riunificazione.
L’attuale responsabile britannico per l’Irlanda del Nord è il ministro Chris Bryant, nominato nel luglio 2026.
Il vero nodo: potrebbe scattare il referendum?
Burnham parla di un momento in cui emerga un “chiaro consenso” nell’opinione pubblica. La formulazione politica del premier non modifica però il criterio fissato dalla legge: il segretario di Stato deve convocare il referendum quando ritiene probabile una maggioranza favorevole all’unità.
Dunque non esiste una data prestabilita per il referendum e non esiste neppure un calendario automatico che conduca alla riunificazione. Il processo dipende dall’evoluzione dell’opinione pubblica e dalla valutazione del governo britannico prevista dalla legge.
Questo spiega anche perché le due affermazioni apparentemente contraddittorie di Burnham — “off the table” e “rispetterò al 100% l’Accordo del Venerdì Santo” — possano coesistere sul piano politico: il premier può escludere una consultazione nell’immediato senza sostenere che il meccanismo previsto dall’accordo sia stato abolito.
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