“Grattarsi le palle è un gesto apotropaico. In pubblico tendo a evitare proprio per non creare disturbi e fastidi a chi è attorno. Se proprio devo, lo faccio con gesto furtivo”: così Paolo Bonolis
“Hanno detto che vado dove mi porta l’Iban? Ma lo facciamo un po’ tutti, siamo un popolo di nomadi”. Parola e ironia di Paolo Bonolis che in attesa di tornare in onda su Canale 5 con le puntate inedite di “Avanti un altro!” con l’amico e spalla di sempre Luca Laurenti (“una persona con la quale lavoro da 35 anni. Tra noi si è creata una sintonia eccezionale”), si è raccontato in una intervista a “U – La Repubblica”.
“Grattarsi le palle è un gesto apotropaico (aggettivo che descrive qualsiasi oggetto, gesto, atto o formula magica capace di allontanare o annullare la sfortuna, il malocchio e gli influssi maligni, ndr). – ha rivelato il conduttore – Ammesso che ci sia ancora qualcosa da grattare. Ma tendenzialmente c’è sempre un monumento ai caduti da sfiorare. Devo ammettere che lo faccio spesso”.
Poi ha aggiunto: “In pubblico tendo a evitare proprio per non creare disturbi e fastidi a chi è attorno. Se proprio devo, lo faccio con gesto furtivo. Non sono superstizioso a tal punto. Lo faccio per gioco. O per sviare il destino con l’astuzia”.
Sul rapporto con la stampa ha raccontato un aneddoto: “Ricordo quel giornalista che mi telefonò la mattina presto il giorno della sfilata del Gay Pride per chiedermi che cosa ne pensassi. Io gli dissi che sull’argomento non avevo alcun pensiero. Lui si fece pungente e mi disse che i gay vestivano in una maniera strana e io gli dissi che potevano vestirsi come volevano. Anche i cardinali vestivano in maniera strana”.
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