Punch2027: Obidients reject INEC’s plan to use AIThe Jerusalem PostSome 18 injured in eight-car pileup on Highway 6 in central Israel, halting trafficDaily MaverickWORLD HEART DAY: Silent killer, simple fix? How to save SA from hypertensionRTP DesportoJaime Faria falha acesso ao quadro principal do torneio de TóquioInquirerTulfo flags ‘palakasan system’ in NHA housing beneficiary selectionVanguardOtti to Ndigbo: Don’t fight Chinese traders; beat them with technologyColliderArthur Morgan Actor Officially Addresses One of 'Red Dead Redemption 2's Biggest Fan Theories [Exclusive]20 Minuten«Überall liegt Staub»: Das Schächental nach dem FelssturzThe South AfricanDay 15 of 24: Festive Quiz – Test your Local Government Elections 2026 knowledge and win R250NMEVictoria Beckham “back in the studio” as she records vocals with son CruzIl Fatto QuotidianoNations League, la situazione dell’Italia: la nuova classifica, la sfida alla Francia, Montella a rischio | Cosa c’è in balloSportstarIndia in Athletics LIVE Updates, Asian Games 2026: Dev Meena, Kuldeep Kumar clear 5.35m in men's pole vault final; Pooja, Supriya in action in women's high jump
The Daily Newsstand · Free, Always
Tuesday, September 29, 2026

Fazzoletto rosso, scorribande e il potere messo a nudo: è morto Umberto Pizzi, il geniale Caronte della fotografia

Translate

L’essenziale non è mai stato invisibile agli occhi celesti di Umberto Pizzi. Così come celeste in senso divino è stato il suo obiettivo da mostruoso fotoreporter che ha fissato più di sessant’anni di storia italiana, dalla Dolce vita di attrici e attori, di dive e divi vari, fino ai salotti del potere: democristiani, berlusconiani e poi il nuovo mondo dei populisti. Da stamattina Umberto fisserà con il suo obiettivo l’essenziale da cui non si torna più indietro. Se n’è andato, portato via alla moglie Nena e ai suoi familiari e a tutti noi del Fatto dal solito male che non lascia scampo. Tra una settimana, il 7 ottobre, avrebbe compiuto ottantanove anni. Alla festa del Fatto, a Pietrasanta all’inizio di settembre, una mostra ha celebrato la sua collaborazione al quotidiano (il Portfolio ogni lunedì) e a Millennium (ogni mese). Prima ancora, in primavera, un programma di Rai5, “Profumo di Pizzi”, ha scandagliato in quattro puntate la sua vita magnifica da fotoreporter (odiava l’etichetta di “paparazzo”). Viveva a Zagarolo, Umberto. E faceva anche il contadino: alberi, orto, pollaio. Le sue marmellate erano eccezionali. Fino a giugno, quando si è fermato per accertamenti, la sua giornata era questa: partenza da Zagarolo in auto per la stazione della metro di Roma più vicina, poi il motorino per saltare da un servizio all’altro, fino a notte se necessario. E tante, tantissime telefonate per mettere a fuoco temi e personaggi ché Umberto era pignolo e anche un po’ ansioso. Roma non aveva segreti per lui. E quando gli è capitato di seguire la destra al governo dei postfascisti ostentava la sua fede comunista (nel segno del Che) con un fazzoletto rosso. Meglio ancora la risposta quando veniva avvicinato da portaborse o guardie del corpo che lo intimidivano: “’Sti cazzi”.

Quella di Umberto Pizzi è la leggenda di un re-fotografo temutissimo, per nulla santo, semmai genio giocoso e maligno con la faccia scolpita da una curiosità famelica. In oltre sessanta’anni di solitarie scorribande diurne e notturne a Roma e nell’intero orbe terracqueo, ma veniva sempre prima Ro-ma, ça va sans dire, Pizzi ha immortalato Madonne, politici, attori, registi, salme, abusivisti, top gun, guerriglieri, cittadini comuni, cornuti e traditori, tutti da declinare al maschile e al femminile senza distinzione alcuna. E immortalare è il verbo giusto, perché Pizzi ha sovente traghettato a una gloria effimera quelli che vengono chiamati i “morti di fama”. Un Caronte che si appostava e scattava, che ha inventato il gossip rosa all’inizio degli anni Settanta. Ma lui preferiva vendere agli americani, non ai connazionali. Questione di denaro e pure di etica. Spiegava Pizzi: “Io sono un duro e puro del giornalismo. E gli americani oltre a pagare non facevano problemi”. In Italia, invece, i “problemi” sorgevano eccome. Le foto che bruciavano le dita, quelle proibite per la loro natura eversiva e peccatrice, sovente venivano vendute agli stessi soggetti beccati a infrangere il comune senso del pudore. Il cosiddetto metodo Corona non è stato nulla di nuovo sotto il sole. C’è sempre stato. Direttori ed editori costruivano anche così le loro relazioni di potere. I vip-bancomat formavano però un catalogo ampio di opportunità. Racconta il re-fotografo: “Tante cose non sono mai uscite, come la storia di Carlo Ponti, marito di Sophia Loren, e Dalila Di Lazzaro”. Gli scatti non uscivano mai in base a un meccanismo collaudato. I colleghi bisognosi di Pizzi andavano a pizzicare i due clandestini e poi incassavano assegni circolari dal produttore. Bancomat, appunto.

A sua volta la Loren non si teneva le corna e pareggiava le scappatelle del marito. L’attrice era popolare negli Stati Uniti e le sue foto erano richiestissime sul mercato internazionale. Pizzi non la mollava mai, la sorprese prima con uno scienziato poi con Ettore Scola e infine andò a tampinarla ai Caraibi, nell’isola di Saint Lucia. Quando lei scoprì che il fotoreporter era nel suo stesso albergo accadde un fatto strano e inquietante: Pizzi venne fermato dalla polizia locale e accusato di essere un brigatista. Erano gli anni della tragedia di Aldo Moro. Si fece due giorni di galera e poi fu rispedito in Italia.

Dagli anni Settanta e Ottanta delle dive patinate al berlusconismo della Seconda Repubblica. Pizzi ha reso visibile il potere. Meglio, il suo obiettivo è stato lo specchio della Casta, dove è la realtà a deformare lo specchio e non viceversa. E le bocche sono un’ossessione magnifica: “Se gli occhi sono lo specchio dell’anima, la bocca lo è del corpo. Io giudico una persona da come mangia”. E mangiare significa “gnam gnam”nella Roma godona e barocca. Il peccato originale di Pizzi è stato che ci ha resi tutti dannati voyeur condannati a dipendere dalle smorfie di Berlusconi, dagli sbuffi di Meloni, dai parlamentari dormienti o che si rovistano nel naso. È la pornografia del potere.

Ottantanove anni fa Umberto Pizzi nacque nella fame dell’Italia fascista. Papà bracciante, mamma casalinga. E nove figli. Decisamente troppi. Da Zagarolo, l’imberbe Umberto venne mandato in collegio a Pesaro. Cominciò dalla scuola d’arte ma scoprì di non saper fare neanche la famosa “O” di Giotto con il bicchiere. Capì come avrebbe realizzato il suo destino quando gli capitò tra le mani una Voigtländer, una macchina fotografica a soffietto. A undici anni smise di studiare, ritornò a Roma e si adattò a vari lavori e lavoretti. Appena maggiorenne, si arrangiò alla grande diventando il tuttofare di un ricco albergatore di via Veneto. Noia pagata bene. Il massaggiatore del capo seppe della sua passione per le immagini e lo indirizzò a un’amica della Fao, dopo avergli svelato trucchi e segreti delle magiche macchinette. Cominciarono le missioni in tutto il mondo, dall’Africa all’Iran, fino alla fine degli anni Sessanta. Ecco perché Pizzi è stato un fotoreporter e lo è rimasto quando sulle macerie della Dolce Vita romana macinò uno scoop dopo l’altro. Ha collaborato con giornali americani e tedeschi e oggi pubblicava, appunto, sul Fatto e Millennium. Il ventennio berlusconiano nelle sue foto si trasfigura in una grottesca commedia cafona: ha violato il potere così come si entra in un santuario proibito.

Un altro talento di Pizzi è stato quello di smontare ogni “mito” incontrato e fotografato. Smontare in tutti sensi. Una volta mi mostrò delle foto in bianco e nero di Moravia e Sartre: “Il filosofo francese era un vecchietto simpatico. Moravia invece era un avaro. Il servizio con lui è a Sabaudia. Con noi c’era anche una ragazza francese e la sera andammo a mangiare alle Palme, un noto ristorante. Quando finimmo ho pagato io er conto, io che ero uno squattrinato”. Addio, Umberto.

View the original on Il Fatto Quotidiano →

KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.