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Saturday, September 26, 2026

Taiwan teme di essere scaricata da Trump dopo l’incontro con Xi: così lancia un’esercitazione militare mai vista prima

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Taiwan teme di essere scaricata da Trump dopo l’incontro con Xi: così lancia un’esercitazione militare mai vista prima

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Poco prima che il presidente Trump e l’omologo cinese Xi Jinping si confrontassero sui temi più urgenti, compresi i conflitti in corso, Taiwan si impegnava in una esercitazione militare a fuoco mai vista prima. Se da un lato Washington e Pechino rilanciano la “diplomazia dei panda” – due esemplari saranno inviati allo zoo di Atlanta in segno di amicizia – Taipei teme invece la strategia dell’anaconda messa in atto dalla Cina nei confronti dell’isola.

Il presidente Lai Ching-te e parte dei suoi connazionali hanno una sola preoccupazione: diventare moneta di scambio tra le superpotenze. Semplificando: gli Stati Uniti dell’amministrazione Trump potrebbero accettare la richiesta della Cina di non fornire più armi a Taiwan, il Dragone si impegnerebbe a mediare con l’Iran degli ayatollah e la Russia di Putin. Se Trump riuscisse a trovare un punto d’incontro per giungere ad una tregua in Ucraina e una risoluzione della crisi in Medio Oriente, al voto di midterm in programma a novembre avrebbe due successi da sbandierare.

Il ministero degli Esteri del Dragone nel resoconto del colloquio tra Xi e Trump conferma i timori di Taipei: per Pechino, Washington dovrebbe “gestire con cautela la questione di Taiwan” e mantenere la propria opposizione all’indipendenza dell’isola. A ruota il governo di Lai Chang-te ha diramato una nota in cui accusa Pechino di “distorcere i fatti”, ribadendo che “la Repubblica di Cina (Taiwan) e la Repubblica popolare cinese non sono subordinate l’una all’altra”, e la sovranità su Taiwan appartiene alla popolazione dell’isola; dunque Pechino “non ha il diritto di rappresentare il popolo taiwanese. Il futuro di Taiwan può essere deciso soltanto dal popolo taiwanese attraverso mezzi democratici”.

Ma c’è di più: Taipei ripropone il tema delle minacce quotidiane portate dalla Cina a danno della stabilità regionale, con le sue esercitazioni nel Mar Cinese orientale e meridionale, nello Stretto di Taiwan e nelle aree circostanti l’isola. Lo scorso giugno, Taipei ha individuato 263 navi cinesi, tra cui unità della guardia costiera, di soccorso e di ricerca, rispetto alle 200 del mese precedente e alle 171 di giugno 2025. Per Taiwan, la tattica del Dragone è esplicita: “Quello che sta cercando di fare – ha detto un funzionario governativo – è mettere in pratica ciò di cui parla da tempo: usare misure simili alla quarantena per attuare una strategia anaconda contro Taiwan”.

Strategia dell’anaconda, dunque, ovvero stritolare lentamente la resistenza di Taiwan iniziando a rendere più difficili i rifornimenti. Il governo di Lai Ching-te proprio in vista dell’incontro Trump-Xi ha giocato la carta di una dimostrazione di efficienza militare, impiegando per la prima volta droni d’attacco in una esercitazione a fuoco, oltre a razzi Himars, sistemi di difesa Patriot II e interventi di jet da combattimento Mirage. Una parte di questo arsenale è legato all’ultima vendita da parte degli Stati Uniti, che alla fine del 2025 ha approvato un pacchetto del valore di 11 miliardi di dollari a favore di Taipei, comprendente sistemi missilistici Himars, obici, missili anticarro e droni. La Cina aveva risposto sanzionando venti aziende americane, tra cui la Boeing e Northrop Grumman, azienda mondiale specializzata in prodotti aerospaziali, difesa e cybersicurezza. Il punto centrale, che toglie il sonno a Taiwan, è l’atteggiamento altalenante del presidente Trump; sebbene gli Stati Uniti siano obbligati a sostenere l’isola fornendo sostegno bellico in base a una legge federale approvata nel 1979 dal Congresso (Taiwan Relations Act), non sono altrettanto vincolati nella scelta di mandare truppe per difendere il territorio o a un intervento militare diretto. Il governo del presidente Lai Ching-te cerca di mantenere un rapporto di collaborazione con Trump, non a caso si è impegnato ad aumentare la spesa per la difesa superando il 3% del Pil nel 2026 per arrivare al 5% entro il 2030. Ma il Risiko internazionale è pieno di incertezze, e Taiwan teme di diventare una moneta spendibile per il capo della Casa Bianca a cui Pechino ha ripetuto in più occasioni: “Invitiamo gli Stati Uniti a rispettare il principio di una sola Cina… e a interrompere immediatamente le pericolose azioni di armamento di Taiwan”. Taipei non ha dubbi su chi vincerebbe tra i panda e l’anaconda.

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