Dalle cucine Alfa Romeo ai frigo Fiat, le 'divagazioni' dei costruttori di auto
Con la doppia complicità della crisi industriale del Dopoguerra e il boom, subito successivo, degli elettrodomestici (e quindi della riprogettazione delle cucine domestiche) c'è stato un tempo, nemmeno brevissimo, in cui il nome di due grandi Case automobilistiche si è legato alle pentole fumanti di minestrone ed alla opportunità di conservare gli alimenti nel freddo.
Stiamo parlando evidentemente delle cucine economiche marchiate Alfa Romeo e dei frigoriferi (seguiti da altri elettrodomestici) costruiti e venduti da Fiat.
In effetti il legame tra auto, preparazione dei cibi e degustazione dei vini è molto più 'antico' visto che già nel 1810 Peugeot - quasi ottant'anni prima del debutto nelle quattro ruote - macinini manuali per il caffè e per il pepe. E successivamente ha ideato e avviato la produzione dei celebri cavatappi a cremagliera, veri capolavori di micro-ingegneria meccanica.
Ma torniamo ad Alfa e Fiat: nel 1945-46, con gli stabilimenti semidistrutti dai bombardamenti, l'Italia deve ripartire da zero. Le materie prime scarseggiano e le automobili sono un lusso per pochissimi.
Nello stabilimento milanese del Portello, la Casa del Biscione decide di così di salvare i posti di lavoro riconvertendo temporaneamente l'attività nella gamma delle 'Cucine Economiche Alfa Romeo'.
A disegnare questi robusti e quasi monumentali elettrodomestici, alimentati a gas o ad elettricità, sono gli stessi progettisti interni dell'Alfa Romeo e la fabbricazione avviene dentro le mura dello stabilimento del Portello.
Curate nei minimi dettagli, e costruite con la stessa cura delle scocche dei modelli sportivi le cucine del Biscione venivano assemblate con le lamiere di cui disponeva ancora l'azienda e verniciate con le stesse abilità artigianali delle vetture del tempo. Lanciate nel 1945 escono però di scena già nel 1948.
Una situazione analoga è quella che a Torino, spinge la Fiat a impegnarsi con vigore nel mercato della conservazione alimentare e in generale degli elettrodomestici, forte di una licenza accordata del colosso americano Westinghouse.
La Casa torinese aveva iniziato a muovere i primi passi in questo settore già nel 1939, ma nel dopoguerra il Frigorifero Fiat vive un vero boom, diventando un grande successo commerciale e di immagine. I frigoriferi vengono prodotti nello storico stabilimento del Lingotto e sono oggetto di celebri campagne pubblicitarie.
Declinato nei celebri formati da 120 e 175 litri, il frigo Fiat viene particolarmente apprezzato dai consumatori grazie a un compressore sigillato praticamente indistruttibile. E quando la produzione cessò definitivamente nel maggio del 1965, la sua immagine e soprattutto la sua qualità lasciarono un vuoto nostalgico nei cuori degli italiani.
La contaminazione tra le quattro ruote e i prodotti del 'bianco' cioè degli elettrodomestici ha caratterizzato anche gli Stati Uniti, non tanto con la produzione nelle fabbriche di auto quanto attraverso acquisizioni societarie.
General Motors, ad esempio, ha posseduto per ben sessant'anni (dal 1919 al 1979) il marchio Frigidaire, che proponeva frigoriferi con le stesse cromature e le vernici pastello delle Cadillac e delle Chevrolet.
Ford, dal canto suo, ha acquistato nel 1961 il colosso dell'elettronica Philco, vendendo per anni elettrodomestici - ed anche televisori - a marchio Ford-Philco. Addirittura nel 1937 Nash Motors (che in tempi più recenti è diventata AMC) si era fusa direttamente con la Kelvinator, per unire le rispettive competenze nello sviluppare elettrodomestici.
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