“Tra cento anni probabilmente saremo tutti morti e caduti nell’oblio. Nessuno si ricorderà di nulla, perché sprechiamo tempo ad occuparcene?”: parla Patrick Schwarzenegger
“Tra cento anni probabilmente saremo tutti morti e caduti nell’oblio. Nessuno si ricorderà di ciò che abbiamo comprato o di ciò che possedevamo”. Ne è convinto Patrick Schwarzenegger, il figlio 33enne dell’iconico papà Arnold e di mamma Maria Shriver. Intervistato su Vanity Fair il giovane attore co-protagonista del film Bunker, dove interpreta un tenebroso scrittore statunitense che attira sguardi e voglie di una sensuale Penelope Cruz, ha spiegato l’origine e il significato di un monologo che recita a poco più di metà del film dove si parla di mortalità, tempo che passa e dell’importanza di affrancarsi dallo sguardo degli altri.
“Ciò che mi ha colpito è che il film trasmette un messaggio al tempo stesso molto bello, molto profondo e in fin dei conti molto semplice: tra cento anni probabilmente saremo tutti morti e caduti nell’oblio. Nessuno si ricorderà di ciò che abbiamo comprato o di ciò che possedevamo. Le nostre paure saranno scomparse, così come le nostre preoccupazioni legate allo sguardo degli altri. Allora perché dedichiamo così tanto tempo, energia e risorse a preoccuparcene mentre siamo in vita, invece di concentrarci su ciò che abbiamo davvero voglia di fare?”. Un ragionamento che non fa una piega.
Al figlio di Schwarzy è stato appunto poi chiesto cosa c’è nel suo futuro prossimo. “Cerco di preparare al meglio i prossimi passi della mia carriera, ma allo stesso tempo voglio godermi il presente. Rifletto sui progetti che mi piacerebbe affrontare in futuro e su come possano distinguersi da quello che ho già fatto. Ho voglia di esplorare qualcosa di nuovo, di insolito. Questo significa inevitabilmente pensare al futuro. Ma cerco anche di restare pienamente nel presente, come godermi questo viaggio a Deauville (l’omonimo festival in cui Bunker è stato presentato dopo l’anteprima mondiale a Venezia ndr)”.
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