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Thursday, October 1, 2026

Conciliazione vita-lavoro, parte la certificazione per aziende: sgravi fino a 50mila euro

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Prende forma il nuovo sistema di certificazione delle imprese impegnate nella conciliazione tra vita privata e attività professionale, previsto dalla prassi Uni/Pdr 192:2026. Il riconoscimento riguarda le aziende che adottano misure a favore della genitorialità, dei caregiver, della flessibilità organizzativa e del welfare familiare e consente di ottenere, a determinate condizioni, una riduzione dell’1% della contribuzione previdenziale, fino a un massimo di 50mila euro l’anno per impresa. Il percorso è legato al Dl 62/2026, cioè il decreto del 1° maggio che ha introdotto l’incentivo contributivo. L’obiettivo del Dipartimento per le politiche della famiglia è arrivare alle prime imprese certificate entro la fine del 2026.

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Quello che devi sapere

I requisiti

La prassi Uni/Pdr 192:2026, pubblicata nell’aprile scorso, individua 28 indicatori di performance attraverso i quali viene valutato il livello raggiunto dall’organizzazione. Gli ambiti considerati comprendono il welfare e la flessibilità, il supporto alla genitorialità, l’assistenza ai caregiver, le misure economiche e organizzative per le famiglie e la continuità delle carriere. Tra gli elementi presi in esame rientrano, per esempio, la quota di lavoratori che usufruiscono di congedi parentali e di paternità, le politiche che prevedono integrazioni economiche durante i congedi, l’eventuale estensione dei periodi di assenza per i padri, la possibilità di ricorrere allo smart working e al part-time, anche per chi assiste familiari, e l’esistenza di un budget destinato al welfare familiare. Per rendere effettiva la politica di conciliazione, inoltre, la direzione aziendale deve individuare un responsabile e un gruppo di lavoro interno, incaricati di seguire l’introduzione e l'applicazione continuativa delle misure previste.

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Obiettivi diversi per dimensione

Il livello di risultato richiesto non è identico per tutte le imprese, ma cambia in funzione del numero degli addetti. Per le realtà fino a 49 dipendenti è previsto il conseguimento di almeno il 50% della soddisfazione di almeno un indicatore quantitativo. Per le aziende che contano 50 o più lavoratori, invece, la soglia sale: deve essere raggiunto almeno il 60% della soddisfazione di almeno due indicatori quantitativi. Gli altri parametri possono essere di tipo qualitativo, cioè legati all'esistenza di specifiche politiche aziendali, oppure quantitativo e misurabile. Nel complesso, ogni indicatore contribuisce alla valutazione con un peso differente, compreso tra 0,75 e 7,5 punti.

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Quanto dura

Una volta ottenuto l'attestato, la certificazione rimane valida per tre anni. Durante questo periodo sono previste verifiche annuali per controllare il mantenimento degli standard richiesti. La stessa durata si applica al beneficio contributivo: per le aziende che rispettano i requisiti, lo sgravio può quindi accompagnare l'intero triennio di validità della certificazione.

Lo sconto sui contributi

L'agevolazione consiste in una riduzione dell'1% dei contributi previdenziali, con un tetto massimo di 50mila euro per ciascuna azienda ogni anno. Nell'arco dei tre anni, il beneficio teorico può quindi arrivare complessivamente a 150mila euro. Per le imprese che riusciranno a conseguire la certificazione già nel 2026, lo sgravio decorre dal 28 giugno 2026, data di entrata in vigore della legge 112/2026, che ha convertito il decreto del 1° maggio.

Le risorse, tuttavia, non sono illimitate. Lo stanziamento ammonta a 7 milioni di euro per il 2026 e a 12 milioni per ciascuno degli anni 2027 e 2028. Se le richieste supereranno le somme disponibili, l'importo riconosciuto ai beneficiari potrà essere ridotto.

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Chi rilascia l'attestato

Un passaggio decisivo è rappresentato dall'individuazione degli organismi autorizzati a certificare le aziende, un’operazione che verrà effettuata dal comitato di delibera di Accredia, l'ente italiano di accreditamento, con i primi organismi ufficialmente accreditati sono destinati ad arrivare a partire da questa settimana. Alcune verifiche presso le imprese interessate erano già state avviate in precedenza, proprio in vista del completamento della procedura di accreditamento.

Come fare domanda

Le aziende interessate non devono necessariamente affrontare da sole il percorso verso la certificazione. È previsto infatti anche un programma di accompagnamento gestito da Unioncamere e finanziato dal Dipartimento per le politiche della famiglia. Il bando mette a disposizione contributi a fondo perduto destinati a fornire servizi gratuiti di supporto alle imprese che intendono ottenere l'attestazione. Una quota pari al 60% delle risorse è riservata alle Pmi. Per accedere al percorso di assistenza, l'impresa deve presentare la propria candidatura attraverso la piattaforma Restart. La procedura prevede anche un test di autovalutazione, utile a verificare preliminarmente il grado di maturità raggiunto nelle politiche di conciliazione tra vita familiare e lavoro.

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Una certificazione con più effetti

Il vantaggio per le imprese non si limita alla riduzione dei contributi previdenziali. Il possesso dell'attestazione può infatti rappresentare un elemento di premialità nell'accesso agli incentivi pubblici e contribuire a rafforzare la capacità dell'azienda di attrarre e mantenere i propri dipendenti. La nuova prassi nasce come sviluppo della Uni/Pdr 125:2022 sulla parità di genere, ma introduce un sistema di indicatori specificamente concentrato sulla conciliazione tra responsabilità familiari e lavoro. Tra gli aspetti valorizzati trova spazio anche l'assistenza ai familiari non autosufficienti, con l'obiettivo di spingere le imprese verso forme di welfare aziendale maggiormente orientate ai servizi.

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