“Baby Gang non andrà ai domiciliari in una comunità”: è la decisione del gip di Lecco. E il rapper compare in Iraq con una cintura di proiettili, pronto a sparare nel singolo “Guerra 2”
Per la giustizia italiana, un videoclip può diventare un indizio. Succede a Baby Gang, nome d’arte di Zaccaria Mouhib, 25 anni, detenuto nell’ambito di una delle inchieste che lo riguardano da tempo: il gip di Lecco gli ha negato il passaggio ai domiciliari in comunità, e tra le ragioni c’è il viaggio a Baghdad del 2025, quando il rapper avrebbe imbracciato armi da guerra davanti alle telecamere. Lo riporta La Repubblica.
Secondo il giudice, Mouhib sarebbe “inserito” in una rete criminale più ampia e di livello internazionale, capace di portarlo fino in Iraq per sparare con bazooka e altre armi. Una pericolosità che, scrive il magistrato, caratterizza la sua figura artistica e personale e di cui il trapper farebbe vanto sui social.
Quelle immagini tornano ora in un nuovo contesto. Il teaser di “Guerra 2”, singolo in uscita venerdì a mezzanotte, mostra una galleria di leader: Mussolini raffigurato come un maiale mentre pronuncia il discorso dell’entrata in guerra, poi Trump, Putin, Khamenei, Maduro, Kim Jong-un e Zelensky. In chiusura compare lo stesso Baby Gang, in Iraq, con una cintura di proiettili al petto, pronto a sparare.
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