Fatta la legge elettorale, pronti i ricorsi alla Consulta

La Rete per un voto libero e uguale ha presentato alla Camera la strategia dei ricorsi contro la nuova legge elettorale, con l'obiettivo di portarli davanti alla Corte costituzionale prima delle prossime elezioni politiche. La rete, composta da costituzionalisti, avvocati e cittadini, punta a depositare trenta ricorsi nei tribunali dei 29 distretti di corte d'appello italiani, coinvolgendo 99 legali. L'iniziativa, coordinata da Pietro Adami, Enrico Grosso e Roberto Zaccaria, raccoglie anche il sostegno delle opposizioni parlamentari, in una sorta di passaggio di testimone dalle istituzioni alla società civile. È previsto inoltre un fondo di solidarietà per sostenere le eventuali spese giudiziarie dei ricorrenti soccombenti.
Il costituzionalista Enrico Grosso ha illustrato i sei principali profili di possibile incostituzionalità della legge.
Il primo riguarda il premio di maggioranza, contestato sia per i suoi effetti sulla rappresentanza sia perché collega l'elezione di Camera e Senato, che la Costituzione configura come autonome. Il secondo investe il meccanismo di assegnazione dei seggi, con particolare riferimento al rapporto tra voti ottenuti e rappresentanza parlamentare.
Il terzo concerne la libertà di voto e la selezione degli eletti: secondo i promotori, gli elettori non sarebbero messi in condizione di conoscere adeguatamente gli effetti del proprio voto sui singoli parlamentari. Il quarto riguarda la parità di accesso e l'equilibrio di genere, perché i capilista bloccati potrebbero appartenere tutti allo stesso genere.
Il quinto punto contesta l'indicazione obbligatoria del candidato alla presidenza del Consiglio. Tale vincolo, secondo Grosso, presuppone che ogni lista debba candidarsi a governare, mentre alcune formazioni possono legittimamente presentarsi con l'obiettivo di svolgere un ruolo di opposizione. La disposizione solleverebbe inoltre dubbi rispetto alle prerogative del Presidente della Repubblica nella nomina del Governo.
Il sesto profilo riguarda il numero eccessivo di firme richiesto alle liste non rappresentate in Parlamento, a fronte delle esenzioni riconosciute alle formazioni già presenti nelle Camere. La rete ritiene che questa disparità possa violare il principio di ragionevolezza e il diritto di pari accesso alle candidature.
Grosso sottolinea che i ricorsi si baseranno su specifiche questioni di legittimità costituzionale, alcune delle quali richiamerebbero principi già affermati dalla Consulta in precedenti decisioni. L'auspicio è che la Corte possa intervenire sui singoli aspetti contestati, eliminando le disposizioni illegittime e lasciando in vigore una legge elettorale applicabile.
La tempistica dipenderà dalle decisioni dei tribunali e dalle successive fasi processuali. I promotori prevedono un possibile percorso di circa tre mesi e considerano realistico ottenere una pronuncia a partire da febbraio, in tempo per le elezioni. Si tratta tuttavia di una previsione, non di una scadenza garantita: la decisione di sollevare le questioni spetta ai giudici competenti e i tempi effettivi dipenderanno dall'andamento dei procedimenti.
La rete ritiene che la Consulta debba individuare una soluzione capace di mantenere la legge applicabile. Tra gli esiti auspicati dai promotori figura una correzione che conduca a un sistema pienamente proporzionale. La possibilità concreta di un simile risultato dipenderà però dalle questioni accolte, dalle norme residue e dai limiti dei poteri della Corte, che non può sostituirsi liberamente al Parlamento nelle scelte di politica elettorale.
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