La Spagna in piazza per il diritto alla casa. E Sanchez pensa al voto anticipato

Oggi come allora. Se nel 2011 il movimento degli "indignados" occupò i luoghi simbolo del Paese per protestare contro banche, austerità e partiti, oggi i disobbedienti hanno scelto la Puerta del Sol, a Madrid, come cuore delle manifestazioni, che sono dilagate in 50 città, e le chiavi come simbolo. Le chiavi delle case che soprattutto i giovani non si possono più permettere di comprare, nemmeno con un mutuo, e a volte neppure di affittare.
Tutto è nato dopo la bocciatura della "legge Maricarmen" - che prende il nome da una donna invalida di 87 anni sfrattata a Madrid. Sono i due decreti legge sull’emergenza abitativa con cui il governo del primo ministro socialista Pedro Sánchez voleva rafforzare le protezioni per chi vive in affitto e limitare la speculazione immobiliare, respinti venerdì dai deputati alle Cortes.
Mentre i sindacati minacciano uno sciopero generale, bocche cucite alla Moncloa, sede dell’esecutivo: Sánchez continua a riflettere se convocare o meno le elezioni anticipate il 29 novembre, come gli chiedono a gran voce sia gli alleati di governo — la sinistra radicale di Sumar — sia l’opposizione di centro-destra guidata dal Partito popolare. In attesa del "verdetto" di Sánchez, che sta valutando naturalmente in termini elettorali le ripercussioni dell’ondata di indignazione popolare seguita allo sfratto dell’anziana Maricarmen e alla "bocciatura" dei decreti, la Spagna torna a vivere la potente pressione della piazza.
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