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Wednesday, October 14, 2026

Via libera Ue al decreto bollette ma alta tensione tra i 27 sull'energia

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É il primo argomento sul tavolo. E, già nella mattinata di giovedì, rischia di incendiare un complicatissimo Consiglio europeo. La crisi energetica e le modalità su come affrontarle sono il primo punto all'ordine del giorno del summit e se il senso di urgenza sul dossier è ampiamente condiviso è sulla strategia da mette in campo che l'intesa tra i 27 è lontanissima. L'Italia è tra i Paesi che chiederà misure nel breve periodo, che vadano ad affrontare di petto gli effetti della crisi energetica sull'inflazione. Ma un nutrito gruppo di capitali - le nordiche, Berlino e Madrid, tra le altre - resta convinto che il nodo sia la dipendenza dai fossili. E che si possa superarlo solo proseguendo ancor più rapidamente sulla strada della decarbonizzazione.

É su questo punto che, molto probabilmente, si registrerà un cortocircuito. La Commissione, in questo senso, non vuole arretramenti sull'exit strategy dalle fonti fossili. Ma a Ursula von der Leyen toccherà il compito di prendere appunti sulle richieste dei leader e di mettere sul tavolo un ventaglio di soluzioni. La presidente dell'esecutivo Ue ha già in mente di prorogare il cosiddetto 'temporary framework' a favore dell'industrie energivore, allargandolo nel tempo e nei destinatari. Il dialogo strategico sulla raffinazione in Europa e il lavoro per aggregare la domanda di energia sono altre due carte che metterà sul tavolo. Probabilmente non basterà. Giorgia Meloni approderà al Consiglio europeo sulla scia della lettera inviata a von der Leyen per chiedere maggiore flessibilità. Il tema, formalmente, non è all'ordine del giorno. E' molto difficile, tuttavia, che non approdi sul tavolo.

Su questo fronte la partita non si può giocare al summit Ue - in fondo solo Italia e Grecia hanno chiesto formalmente maggiore flessibilità - ma nelle retrovie. Innanzitutto la Commissione ha di fatto dato via libera al decreto bollette, spiegando che si va verso "un accordo di massima" che permetta alla misura di non violare le norme sugli aiuti di Stato. Il decreto prevede che la tassazione europea sulle emissioni (Ets) per i produttori di elettricità con il gas venga spostata sulle  bollette dei consumatori, di modo da innescare un abbassamento del prezzo all'ingrosso dell'elettricità, ritenuto superiore all'aumento della bolletta.

Ed è su questo principio che si sta sviluppando l'intesa tra Ue e Roma. Sulla flessibilità a tenere i contatti sono il commissario Valdis Dombrovskis e i ministri delle Finanze di Italia e Grecia. Palazzo Berlaymont non ha chiuso all'idea di usare il gettito extra-Iva per misure temporanee e mirate a favore di famiglie imprese. Roma ha ribadito a Bruxelles che la richiesta di flessibilità è pensata per stare dentro le regole del Patto, conditio sine qua per sperare in un'intesa con l'Ue.

Se di mattina la temperatura salirà sulla crisi energetica, di sera potrebbe essere ancora più alta sul punto del bilancio 2028-2034. La proposta irlandese, di fatto, non è piaciuta quasi a nessuno. Neanche alla Commissione. L'idea, a Bruxelles, è di impostare il dibattito sui passi da fare da qui in avanti, contando sulla conduzione del presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. Quello delle prossime ore sarà, in ogni caso, il summit dello scontro. Meloni riunirà di prima mattina gli 'amici della Coesione'. I frugali - Berlino in testa - costituiscono un gruppo compatto, pronto a lottare fino all'ultimo per tagliare il bilancio. La Commissione ha come stella polare un'idea: senza nuove risorse proprie è la coesione che rischia seriamente di finire con meno finanziamenti. Non ci potrà essere nessun accordo senza risorse proprie "sostanziali", è la posizione, convergente, dell'Eliseo. Una posizione sulla quale l'Italia non è pianamente allineata.

La partita è lunga e riscia seriamente di non concludersi prima del 2026. "Non vogliamo un accordo a tutti i costi se un accordo a perdere", è il mantra che, da qualche giorno, circola tra le Rappresentante dei 27 in Ue.

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