I Mondiali di sollevamento pesi del 2030 si faranno in Russia: l’Ucraina annuncia ricorso. Commissario Ue: “Lo sport non è una scappatoia per aggirare le sanzioni”
I Mondiali di sollevamento pesi del 2030 si terranno a Mosca: lo ha annunciato la Federazione internazionale di sollevamento pesi (IWF) in un comunicato. È la prima disciplina olimpica a programmare i propri mondiali in Russia dopo l’inizio della guerra in Ucraina nel 2022. Nel 2025 i Mondiali di nuoto erano stati riassegnati a Singapore dopo l’iniziale assegnazione alla città russa di Kazan. Una decisione che arriva dopo che lo scorso giugno, tra l’altro, i sollevatori di pesi di Russia e Bielorussia sono tornati a competere nei campionati internazionali.
L’Ucraina ha annunciato che presenterà ricorso contro la decisione della IWF. “Finché la Russia continuerà la sua guerra contro l’Ucraina, è inaccettabile ospitare competizioni internazionali sul suo territorio” ha affermato Matviy Bidny, Ministro della Gioventù e dello Sport dell’Ucraina, secondo il quale questa è un’occasione che il Cremlino pensa di sfruttare per riabilitare la figura di Putin. “Questa decisione invia un segnale pericoloso, ovvero che un Paese può continuare una guerra e allo stesso tempo tornare a partecipare alle competizioni sportive internazionali” ha aggiunto Bidny, che ha annunciato riproporrà la questione durante gli incontri con partner internazionali, in particolare discutendone con i ministri dello sport del Consiglio d’Europa e dell’Unione europea.
E proprio il commissario Ue per l’equità intergenerazionale, la gioventù, la cultura e lo sport Glenn Micallef si è scagliato contro la decisione della IWF: “Organizzare i mondiali di sollevamento pesi a Mosca riporta la comunità sportiva internazionale in Russia mentre la guerra contro l’Ucraina continua“. Micallef solleva degli interrogativi anche sul ruolo svolto dalla federazione russa nell’assicurarsi l’assegnazione dell’evento, oltre a chiedere al Cio (Comitato Olimpico Internazionale) in che modo pensa di garantire la sicurezza degli atleti chiamati a gareggia in Russia. E infine ammonisce: “Lo sport non è una scappatoia per aggirare le sanzioni“.
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