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Wednesday, September 30, 2026

“Ucciso e gettato nel fiume”: arrestati moglie e figlio che denunciarono la scomparsa di Salvatore Giglio

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“Ucciso e gettato nel fiume”: arrestati moglie e figlio che denunciarono la scomparsa di Salvatore Giglio

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Avrebbero ucciso Salvatore Giglio, 69 anni, per poi occultarne il cadavere gettandolo nel fiume Tacina, dove però non è stato ancora ritrovato. Per l’omicidio dell’uomo, avvenuto a Cutro, nel Crotonese, i Carabinieri hanno arrestato la moglie, 60 anni, e il figlio della coppia, di 28 anni. Per entrambi il giudice per le indagini preliminari di Crotone ha disposto la custodia cautelare in carcere. Madre e figlio sono accusati, in concorso, di omicidio e occultamento di cadavere. Le indagini sono coordinate dalla Procura della Repubblica di Crotone, guidata dal procuratore Domenico Guarascio.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’omicidio sarebbe stato commesso il 21 settembre 2024, lo stesso giorno indicato dalla donna come quello della scomparsa del marito. La denuncia, tuttavia, sarebbe stata presentata soltanto sette giorni dopo. Da qui sarebbe partita la ricostruzione degli investigatori, che hanno concentrato gli accertamenti anche sulle modalità con cui sarebbe stato occultato il corpo. Secondo l’accusa, la salma sarebbe stata gettata nel fiume Tacina. Il cadavere, però, non è stato ancora individuato. Nel corso delle indagini sono intervenuti anche i Carabinieri del Ris e i Subacquei di Messina, che hanno effettuato sopralluoghi finalizzati proprio al recupero della salma.

Secondo quanto riferito nel comunicato diffuso dal Comando provinciale dei Carabinieri di Crotone, madre e figlio avrebbero cercato di sviare le indagini attraverso una serie di condotte. In particolare, avrebbero denunciato tardivamente la scomparsa dell’uomo e successivamente cercato di occultarne le tracce. Gli investigatori contestano inoltre ai due di essersi accordati sulle versioni da fornire alla polizia giudiziaria e di avere acquistato “diversi litri di varechina per ripulire la scena del crimine“. Nel corso degli accertamenti sarebbero poi emerse, sempre secondo gli investigatori, dichiarazioni ritenute contrastanti e successivamente riscontrate come false.

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