“Le borse in vetrina qui costano quanto lo stipendio di mio padre. Questo è l’unico modo per farci sentire, lo facciamo anche per i nostri genitori”. Le parole di un manifestante 16enne tra le barricate di fuoco di piazza Duomo
“La vedi la roba in quelle vetrine? Costa un mese di stipendio di mio padre che fa il ristoratore”. Y. ha sedici anni e parla al Fattoquotidiano.it di fronte a una barricata in fiamme a pochi passi dal Duomo. Sono le sette di sera di sabato pomeriggio e da quattro ore il centro di Milano è diventato il teatro di una guerriglia urbana. Davanti ci sono i tanti giovani, anzi giovanissimi. La generazione Zeta. Nati in Italia ma con origini variegate. La famiglia di Y. arriva dall’Est Europa ma per lui fa poca differenza. “Noi siamo italiani” racconta Y. mentre i tavolini dei bar e le bici elettriche vanno a fuoco: “Abbiamo deciso di fare questo perché vogliamo farci sentire e le manifestazioni pacifiche delle scorse settimane non hanno avuto valore”. La scintilla è partita oltralpe. “La Francia rappresenta l’inizio di una nuova rivolta, di un nuovo modo per farsi sentire” racconta Y. L’eco delle proteste degli studenti francesi è arrivato anche qui a pochi metri dalla Madonnina. Una manifestazione che è stata convocata sui social ed è viaggiata su Tik Tok, lontana dai radar. I motivi della protesta? “C’è chi non si può permettere la benzina, chi non si può permettere il cibo e chi non arriva a fine mese”. Non bastano più due stipendi. “I miei genitori lavorano, guadagnano tra i 1500 e i 2000 euro al mese, ma non riusciamo ad arrivare alla fine del mese”. Che cosa vuol dire? “Vuol dire comprare le cose al discount, comprare gli abiti dai negozi cinesi, a me piace viaggiare ma non posso, mi sento chiuso qui in questa città. E i miei genitori sono costretti a stringere la cinghia ogni volta che vanno a fare la spese”. Per loro le vetrine del centro di Milano sono piene di roba che costa “come un mese di stipendio dei loro genitori”. E sono proprio le vetrine dei negozi di abbigliamento sportivo come Foot Locker e Decathlon a venire saccheggiate dai manifestanti durante il pomeriggio di sabato. Il futuro? “Noi non siamo raccomandati. Ce lo dobbiamo costruire da soli. Non è facile ma ci ci proviamo”.
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