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Tuesday, September 29, 2026

Milano-Cortina, l’eredità di debiti e ritardi. Come volevasi dimostrare: un terzo delle opere deve ancora partire, l’ultimo cantiere nel 2033 | Il rapporto

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Milano-Cortina, l’eredità di debiti e ritardi. Come volevasi dimostrare: un terzo delle opere deve ancora partire, l’ultimo cantiere nel 2033 | Il rapporto

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L’altra faccia della medaglia olimpica, che gli organizzatori dei Giochi Invernali si rifiutano di guardare, ma che ilfattoquotidiano.it ha puntualmente raccontato in questi anni, trova l’ennesima conferma nel quarto rapporto di Open Olympics. La rete di monitoraggio civico (una ventina di associazioni trainate da Libera) tiene sotto controllo l’evoluzione nella realizzazione delle opere da parte di Società Infrastrutture Milano Cortina (Simico, pubblico) e nell’attività di Fondazione Milano Cortina 2026, il comitato organizzatore privato, anche se composto interamente da enti pubblici, presieduto da Giovanni Malagò. Il nuovo report dimostra che la situazione è perfino peggiorata, per quanto riguarda costi e tempi, lavori e progettazioni in corso, al punto che Open Olympics chiede una moratoria delle incompiute.

Si tratta di una prospettiva irrealistica, considerando che sono praticamente tutte finanziate dalla Legge Olimpica e dai suoi aggiornamenti nel tempo. Eppure la provocazione ha un fondamento, come la richiesta di trasparenza totale sulle fonti di finanziamento e di spesa, maggiormente necessaria vista l’entità del disavanzo. Viene anche denunciato lo sperpero di una società asseritamente privata, coperto dalle casse governative e nascosto in modo indecente dietro la struttura commissariale delle Paralimpiadi. Uno schiaffo a tutte le associazioni che si occupano a fatica della vita e della crescita di persone con disagio, mentre il governo ha stanziato 543 milioni di euro per consegnarli al commissario delle Paralimpiadi che li ha in buona parte girati a Fondazione per coprire i debiti.

METÀ OPERE CONCLUSE

Sei mesi dopo la chiusura dei Giochi, le opere di Simico finanziate dallo Stato per quasi 4 miliardi di euro concluse sono 49 su 98. Appena la metà. I cantieri aperti sono 19, le assegnazioni in gara sono 9, mentre in 21 casi siamo alla semplice fase di progettazione. “Quasi un’opera su tre non è ancora entrata nella fase di cantiere. Inoltre, per la metà esatta del Piano la data di fine lavori è stata ulteriormente posticipata, collocando il termine dell’ultimo cantiere al 29 dicembre 2033, sette anni e mezzo dopo la chiusura dei Giochi”. In Trentino le opere concluse sono 16 su 30, in provincia di Bolzano 8 su 14, in Veneto 14 su 25. In Lombardia 10 opere su 29 sono ancora in progettazione, quelle concluse sono solo 11.

REALIZZATO SOLO IL 25% DEL VALORE

La matematica spiega altri aspetti. “Appena un quarto della spesa complessiva – 890 milioni di euro, il 25 per cento – riguarda opere concluse. Il restante 75 per cento delle risorse, pari a 2,73 miliardi di euro, è riferito a interventi non ancora terminati: 630 milioni sono destinati a opere in esecuzione e oltre 2,1 miliardi riguardano progetti in gara o in progettazione”. In Lombardia è stata portata a termine solo il 31 per cento della spesa (manca il 69 per cento), in Veneto il 16,9 per cento (manca l’83,1), in Trentino il 39,2 per cento (manca il 60,8), in provincia di Bolzano il 12,5 per cento (manca l’87,5). La spesa finora sostenuta ha coperto l’87,9 per cento delle opere olimpiche, ma solo il 15,2 per cento di legacy (strade, ferrovie, stazioni…).

PROFONDO ROSSO DI FONDAZIONE

Come già noto ai lettori del Fatto Quotidiano, i bilanci del Comitato organizzatore sono boccheggianti. “La Fondazione Milano Cortina restituisce la fotografia finanziaria alla vigilia dei Giochi, rivelando una struttura in profondo deficit patrimoniale. Nel solo 2025 il risultato d’esercizio registra un’ulteriore perdita di 39,1 milioni di euro, che (aggiunto ai precedenti, ndr) spinge il deficit patrimoniale cumulato a 176,5 milioni di euro. Il quadro debitorio risulta fortemente sbilanciato: i debiti in bilancio superano il miliardo di euro (1.020,4 milioni) a fronte di crediti per soli 365,8 milioni, coprendo appena un terzo dell’esposizione complessiva”.

CINQUE SFIDE

Il rapporto lancia cinque sfide. La prima: “Garantire la piena trasparenza e pubblicazione di finanziamenti e debiti di tutti i soggetti coinvolti, per sapere chi stia pagando cosa”. La seconda: “Moratoria immediata e riapertura del dibattito pubblico per tutte le opere non ancora avviate o in fase di progettazione con consegne proiettate fino al 2033, per valutare la cancellazione dei progetti anacronistici e reinvestimenti sui bisogni effettivi dei territori”. La terza: “Pubblicare l’impronta carbonica di cantieri ed eventi”. La quarta: “Dare uno stop all’uso strumentale della sigla paralimpica come canale commissariale per la copertura di costi organizzativi generali di terzi”, ovvero di Fondazione Milano Cortina. La quinta: “Procedere a una riforma seria della governance dei grandi eventi, limitando la creazione di fondazioni private coperte da garanzia pubblica in bianco e imponendo la totale ostensione preventiva di bilanci, contratti e consulenze quando a pagare è la collettività”.

“NON USATE LA SIGLA PARALIMPICA”

Il quarto punto è il più innovativo rispetto ai precedenti rapporti. “Denunciamo il rischio di un uso strumentale della sigla paralimpica e del valore dell’inclusione sociale come mezzo per giustificare una struttura commissariale d’emergenza destinata, di fatto, a coprire costi non imputabili all’evento dedicato alle persone con disabilità. Per un confronto etico e di accountability: i 542,8 milioni di euro gestiti da questo Commissario superano l’intero ammontare della spesa annuale destinata dallo Stato a strumenti fondamentali quali il Fondo per le non autosufficienze o le misure di sostegno per i caregiver familiari”. Open Olympics “chiede al Commissario straordinario delle Paralimpiadi, al Comitato Italiano Paralimpico (CIP) e al Governo una rendicontazione dettagliata e analitica su quanto siano costate le paralimpiadi e che tipo di sinergie economiche abbiano avuto con le Olimpiadi. Chiediamo inoltre una presa di posizione ufficiale e trasparente che prenda le distanze da qualsiasi uso improprio della disabilità (e degli eventi ad essa legati) come argomento per sottrarsi al legittimo confronto sulla gestione dei fondi pubblici”.

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