Perché la certificazione ‘Acquacoltura sostenibile’ è tra le peggiori al mondo per il benessere animale
di Chiara Caprio
Secondo l’ultima edizione del report Aquaculture Certification Schemes Benchmark, la certificazione italiana “Acquacoltura Sostenibile” sviluppata dalle associazioni dei produttori di pesce e molluschi insieme al Ministero dell’Agricoltura è tra le peggiori al mondo in termini di benessere animale.
L’analisi realizzata dall’Aquatic Life Institute (ALI), un’organizzazione internazionale che lavora per proteggere e migliorare il benessere degli animali acquatici, ha preso in considerazione gli attuali requisiti di benessere animale previsti in 12 schemi di certificazione nazionali o globali e in due agenzie di rating internazionali.
Tra queste, la certificazione italiana “Acquacoltura Sostenibile” ha ottenuto un punteggio complessivo pari ad appena 2,55 su un massimo di 10, classificandosi al penultimo posto tra gli schemi di certificazione e al quartultimo nella classifica completa che include le due agenzie di rating.
In particolare la certificazione italiana riconosciuta dal MASAF brilla negativamente per la totale assenza di riferimenti espliciti a un tema centrale: l’utilizzo di metodi di stordimento efficaci che garantiscano una perdita di coscienza immediata agli animali. Incluso il divieto esplicito dell’immersione dei pesci in una miscela di acqua e ghiaccio, dei bagni di ammoniaca o sale e dell’utilizzo di altri metodi di abbattimento non rispettosi del benessere animale.
A mancare sono inoltre dei requisiti che prevedano la verifica della presenza di segni di coscienza dopo lo stordimento (attraverso il monitoraggio di personale adeguatamente formato) e la riduzione al minimo dei tempi tra stordimento e macellazione. Ad essere insufficienti secondo ALI anche gli aspetti che riguardano gli arricchimenti ambientali, il trasporto e la movimentazione.
Come Essere Animali denuncia da anni, nonostante il disciplinare di certificazione validato dal Ministero dell’agricoltura nomini più volte il miglioramento del benessere animale, in tutto il documento non è presente una definizione chiara di benessere animale e mancano i requisiti di base che servirebbero per eliminare nella pratica le principali cause di sofferenza per i pesci negli allevamenti, tra cui, come già detto, l’obbligo di uno stordimento efficace prima dell’abbattimento.
Certificazioni come ASC e Friend of the sea prevedono già nei loro standard requisiti specifici sullo stordimento, mentre il disciplinare “Acquacoltura sostenibile” non ne prevede alcuno, neanche per specie come le trote, per le quali in altri paesi europei validi sistemi di stordimento sono già in uso da diversi anni.
Una certificazione che non considera almeno gli elementi prioritari di benessere animale non può essere considerata una garanzia valida di “sostenibilità”. Chiediamo quindi che il disciplinare venga modificato per includere indicazioni trasparenti e chiare su come tutelare il benessere dei pesci negli allevamenti.
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