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Sunday, September 20, 2026

Guerra in Iran e aumento prezzi, i settori più colpiti e l’impatto sulle famiglie italiane

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Il Centro di formazione e ricerca sui consumi (C.r.c.), in collaborazione con Assoutenti, ha analizzato - sulla base dei dati ufficiali Istat - l'andamento di prezzi e tariffe di beni e servizi dallo scoppio del conflitto in Iran fino a oggi. Dallo studio emerge che i rincari non riguardano solo carburanti ed energia e che l’impatto sulle famiglie italiane, a fine anno, potrebbe essere di 24,6 miliardi di euro.

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Quello che devi sapere

L’impatto sulle famiglie italiane

Lo studio sottolinea come la guerra all’Iran, negli ultimi sei mesi, abbia portato a una “sensibile crescita” dei prezzi al dettaglio in numerosi settori. Inoltre, l’analisi lancia l’allarme sul conto finale del conflitto per gli italiani: se nei prossimi mesi i listini restassero ai livelli attuali, si legge nel dossier, a fine anno ci sarebbe per le famiglie italiane un conto complessivo di 24,6 miliardi di euro.

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L’aumento dei prezzi

L’analisi è stata condotta sulla base dei dati ufficiali Istat, analizzando l'andamento di prezzi e tariffe di beni e servizi dallo scoppio del conflitto a oggi. Da quanto emerge, gli incrementi maggiori non riguardano solo carburanti ed energia ma anche settori come prodotti informatici, traghetti e aerei, frutta e verdura.

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Non solo carburanti ed energia

Secondo il dossier quindi, anche se i prezzi di gasolio, gas ed elettricità sono da settimane al centro dell'attenzione pubblica e del dibattito politico, le voci che dall’inizio della guerra con l’Iran hanno registrato i rincari maggiori sono altre. 

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I prodotti informatici

Confrontando l'indice dei prezzi di febbraio 2026 con i dati rilevati dall'Istat nell'ultimo mese, spiega il dossier, il settore che ha subito gli aumenti più pesanti è quello dei prodotti informatici. Il motivo principale dei rincari che stanno colpendo il settore tecnologico e dell'informatica è la chiusura dello stretto di Hormuz, che sta determinando un rallentamento del traffico marittimo con ripercussioni su alcune componenti come i chip, i semiconduttori e le batterie.

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Gli aumenti maggiori

Tra i prodotti informatici che hanno subito gli aumenti maggiori, lo studio segnala:

  • i supporti di registrazione non registrati (schede di memoria, chiavette Usb e simili), i cui prezzi segnano un +58,5% in sei mesi;
  • gli accessori per l'informazione e la comunicazione (caricabatterie, power bank, custodie, cavi, adattatori, ecc.), che fanno segnare +27%;
  • i supporti con registrazioni di suoni, immagini e video (film in dvd, contenuti digitali, ecc.), che segnano +15,2%;
  • computer portatili, palmari e tablet, arrivati a +14%;
  • videogiochi e console, i cui prezzi risultano in aumento del 12,4%.

I traghetti

Tra i prezzi che sono saliti di più, secondo lo studio, ci sono le tariffe dei traghetti: complice il caro-gasolio, si piazzano al secondo posto della classifica con un incremento del +54,2%.

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Gli altri settori più colpiti dagli aumenti

Sotto i traghetti troviamo il noleggio e la riparazione di articoli sportivi e per campeggio e, subito dopo, gli stabilimenti balneari: entrambi questi settori hanno registrato aumenti intorno al 51%. Queste due voci, in particolare, risentono anche degli aumenti fisiologici legati al periodo estivo.
 

Stesso discorso per i voli; quelli intercontinentali costano in media il 36,7% in più rispetto a febbraio, i biglietti aerei europei il 26,5% in più, mentre i voli nazionali salgono del 24,6%.
 

Scorrendo l’elenco dei settori coi maggiori rincari, il prezzo del gasolio da riscaldamento è aumentato del 31,6%, il gas naturale distribuito tramite rete del 27,8%.

Gli aumenti dei generi alimentari

Gabriele Melluso, presidente di Assoutenti, ha sottolineato come “tra i beni che registrano aumenti sostanziosi ci sono anche alcuni generi alimentari”. Ad esempio, aggiunge Melluso, “i finocchi in sei mesi segnano rincari del 19,7%, le fragole del 15,8%, broccoli e cavolfiori del 15,7%, i limoni del 11,2%; i kiwi rincarano del 10,9%, le patate del 7,3%, l'insalata del 5,2%. Per fortuna si registra un calo per alcuni ortaggi di stagione come le melanzane (-33%) o le zucchine (-25%)".

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L’inflazione

"Al di là delle singole voci, il conflitto in Medio Oriente ha portato a una crescita generalizzata dell'inflazione in Italia, con una incidenza del +2,8% sull'indice dei prezzi al dettaglio”, ha spiegato Furio Truzzi, presidente del comitato scientifico del Crc. “Tradotto in cifre, a parità di consumi si tratta di un aggravio di spesa potenziale da +926 euro annui a famiglia, e se i prezzi dovessero mantenersi ai livelli attuali, la stangata per la collettività dei consumatori causata dalla guerra raggiungerebbe a fine anno la ragguardevole cifra di 24,6 miliardi di euro", ha ribadito.

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