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Monday, September 14, 2026

Perché ho trovato patetica la partecipazione dei leader del campo largo a Cernobbio

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Perché ho trovato patetica la partecipazione dei leader del campo largo a Cernobbio

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Leggendo del Forum Ambrosetti di Cernobbio resta sospesa una domanda: per quale ragione ogni anno i leader del centrosinistra (oggi campo largo) si sottopongono ad una consapevole umiliazione di fronte ad una platea che li considera come dei cani in Vaticano?

Ogni anno si consuma la stessa, plateale, messinscena. Il Gotha dell’industria italiana, della finanza, delle banche che ostenta sufficienza, se non aperta ostilità, nei confronti di una parte politica che è considerata avversa, ma che ogni anno si presenta col cappello in mano ad implorare legittimazione. La posizione di padroni, finanzieri e banchieri, in fondo è comprensibile. La sinistra, per loro, che la lotta di classe la praticano e la vincono, è l’antitesi dei loro interessi. Non vanno oltre un’educata cortesia, ma è chiaro (ed anche ragionevole) che il loro cuore e soprattutto il loro portafoglio palpitino per altri schieramenti, antitetici a quello progressista, arrivando quest’anno persino ad invitare e accogliere, con calore a fatica contenuto, un personaggio che in un qualsiasi consesso civile sarebbe bandito.

Legittimare Vannacci, invitandolo a Villa d’Este, è stata una precisa scelta. Non poteva esserci alcuna curiosità per le proposte economiche (inesistenti) del capo di FN. C’era invece un preciso interesse politico a pulirne l’immagine, a fargli indossare una abito apparentemente rispettabile, anche se non è della sua misura. I padroni insomma fanno quello che sanno fare e che hanno fatto cent’anni fa. Legittimare anche il peggio del peggio, purché quel peggio sia funzionale a difendere i propri interessi. Ieri Benito Mussolini, oggi la sua copia sbiadita e clownesca ma per questo non meno pericolosa.

Interessi di un padronato feroce, ma non è questo il male peggiore degli imprenditori riuniti a Cernobbio. La colpa più grave è la loro totale incapacità di stare sul mercato internazionale, di investire in ricerca, in modernizzazione. Una borghesia stracciona che punta solo a non pagare: non pagare tasse, non pagare decentemente chi lavora, incassare soldi pubblici e spostarsi, non appena possibile, in Paesi dove tutto ciò si può far meglio che in Italia, lasciando dietro di sé macerie e disoccupati, il cui sostentamento viene scaricato sugli ammortizzatori sociali.

Non è uno scenario del passato. Purtroppo, è quello che l’impresa italiana esprime nel presente, con la complicità della classe politica servile che ha governato il Paese. Ciò che non è comprensibile è invece l’atteggiamento dei leader del campo largo che si sono presentati a Cernobbio, ancora una volta ed esattamente come negli anni scorsi, stretti su scomode sedie, davanti ad una commissione che non li avrebbe mai promossi.

Sinceramente ho trovato patetico lo sciorinare proposte economiche, articolarle, individuare strade per rilanciare l’economia, alcune condivisibili, altre meno, davanti ad un aula “grigia e muta”. Patetico, insomma, l’ennesimo tentativo di farsi accettare nel salotto buono del padronato. La “bocciatura” dello schieramento progressista al Forum Ambrosetti è un rituale che si ripete ogni anno “a prescindere”, come avrebbe detto il Principe De Curtis; puntuale come il festival di Sanremo o il vaccino antinfluenzale.

La domanda che si poneva all’inizio di queste righe resta dunque sospesa e credo sia alla base di un profondo interrogativo che Schlein, Conte, Fratoianni, Bonelli e persino Renzi devono porsi, non solo se vogliono vincere le elezioni, ma soprattutto se vogliono governare il Paese. Forse bisogna smettere di sostenere esami e cominciare a presentare il conto a chi ha responsabilità enormi nello sfacelo di questo Paese.

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