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Saturday, October 17, 2026

Crosetto: “Sbaglia Trump a limitare Starlink per Kiev. Sovranità irrinunciabile”. Mentre l’Italia dipende da Usa e Cina

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Crosetto: “Sbaglia Trump a limitare satelliti Starlink per Kiev. Sovranità irrinunciabile”. Ma l’Italia dipende da Usa e Cina

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“La tecnologia è potere e la sovranità irrinunciabile”, secondo il ministro della Difesa Guido Crosetto. Peccato che l’Italia dipenda da Trump e Xi per gli investimenti e i device, con il marchio americano e cinese in settori chiave come cloud, data center, mail della pubblica amministrazione, telecomunicazioni, internet 5G. Esiste la possibilità tecnica del “kill switch”: staccare la spina, da remoto, premendo il pulsante off. Le conseguenze dell’interruttore, azionabile a distanza, si possono celare in tempi di pace, ma esplodono negli scenari di guerra. L’esempio è l’Ucraina con le limitazioni alle comunicazioni satellitari imposto da Starlink, il gigante americano di Elon Musk. Gli Usa premono off e spengono il servizio, ma l’esercito di Kiev paga un prezzo enorme mentre gioisce Putin. Lo sa bene Crosetto: “Se gli Stati Uniti privano l’Ucraina delle risorse, questo crea debolezza, allora” Mosca “crederà di poter vincere, quindi di continuerà la guerra”, ha dichiarato in un’intervista all’emittente pubblica inglese Bbc. Ecco gli effetti della dipendenza tecnologica: la difesa di un Paese alle mercé di un altro. L’opposto della “irrinunciabile sovranità” citata dal ministro durante l’interrogazione al Senato del 15 ottobre. Il giorno dopo, alla presentazione del computer quantistico Volta B1, l’esponente di Fratelli d’Italia ha posto l’Italia al bivio: una nazione che subisce, oppure in grado di “contribuire a determinare l’evoluzione e l’applicazione” delle regole su dati, intelligenza artificiale e infrastrutture. Un crocevia decisivo, perché “la tecnologia sta diventando una forma di potere”.

Il caso Starlink in Ucraina e la dipendenza dagli Usa su cloud e Difesa

Starlink ne è l’esempio. L’Ucraina, secondo Crosetto, pagherà il “grave e completo errore” compiuto dagli Stati Uniti di Donald Trump, con la decisione di limitare l’accesso ai satelliti e alle informazioni di intelligence. Una mossa “assolutamente priva di senso”, con il rischio di allontanare la pace, aumentare il numero dei morti e le sofferenze tra i civili. Offrendo l’incentivo a Mosca, perché Putin cesserà agli attacchi – prosegue Crosetto – solo quando “sarà convinto che ci sia una situazione di stallo, che non possa avanzare ulteriormente”.

Non solo l’Ucraina e i satelliti di Starlink, ma l’intera Europa dipende dagli Usa per una vastissima galassia tecnologica. Il rischio del kill switch pesa anche sul settore Difesa, secondo il noto rapporto “Cloud Defense: An Exposed European flank”, pubblicato lo scorso aprile. Il documento cita l’Italia nell’elenco dei Paesi a rischio medio, insieme a Francia e Spagna, mentre gran parte dell’Europa è ad alto rischio. La Francia ha appena imboccato la lunga e toruosa via dell’autonomia tecnologica, già tracciata dall’Austria. L’Italia, invece, “ha trasferito i sistemi della difesa sul Polo Strategico Nazionale (Psn)“, con “tecnologie Google Assured Workload e Oracle Alloy”, si legge nel rapporto. Ministeri e Pubbliche amministrazioni custodiscono le informazioni nel ricettacolo del Psn. Un “contenitore” strategico, con servizi gestiti “in partnership con Google, Microsoft Azure, AWS e Oracle“. Big tech al gran completo. Eppure, Il Polo strategico nazionale doveva essere la soluzione “sovrana” per il cloud nazionale, in primis per escludere la minaccia del kill switch. Il documento sulla “Strategia cloud”, firmato nel 2021 da palazzo Chigi e dall’Agenzia nazionale per la cybersecurity, mette in guardia dai rischi di affidarsi ad aziende con sede fuori dai confini Ue. I pericoli? “Modifiche unilaterali delle condizioni dei servizi forniti, che potrebbero determinare variazioni significative degli stessi (dall’aumento dei costi di erogazione all’interruzione del servizio), in ragione di intenti potenzialmente non controllabili dal Paese”.

Mail, data center per l’IA, pubbliche amministrazioni: dominio Big Tech

Non solo sul cloud. Il gioco statunitense pesa sulla posta elettronica e sui nuovi data center per alimentare l’Intelligenza artificiale, in Italia e nel Vecchio Continente. Le caselle di posta per inviare e ricevere mail, in quasi tutte le pubbliche amministrazioni sono made in Usa, amministrate da Amazon, Google e Microsoft. Non solo Stati e governi, anche le aziende strategiche dipendono sovente dai servizi a stelle e strisce. In Italia il 69% delle aziende quotate in borsa si affida agli americani per le mail, secondo il rapporto pubblicato a luglio 2025 da Proton, l’azienda svizzera specializzata nella privacy digitale. Il documento cita le banche italiane, “uno dei settori più dipendenti (73%)”, al contrario dell’ Europa, dove è “uno dei meno dipendenti dai provider statunitensi”.

E le “nuove cattedrali” dei data center, il “motore” dell’Intelligenza artificiale? In Italia la dipendenza dagli Usa è conclamata: circa la metà degli investimenti sarà di Amazon, Google e Microsoft, secondo le stime dell’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, dal 2026 al 2028. La fetta dei capitali italiani? Meno della metà, perché anche le aziende europee mangiano un pezzo della torta. Gli americani non controllano solo gli edifici dei data center, ma soprattutto i server, le tecnologie e i servizi all’interno delle “cattedrali”, con un dominio schiacciante.

Staccare la spina e l’accesso ai dati: i rischi e i precedenti delle sanzioni Usa

Cosa accadrebbe se un’organizzazione italiana fosse sanzionata dagli Usa? Un’azienda a stelle strisce, a termine di legge, deve spegnere il servizio. Può bastare un ordine esecutivo del governo, come accaduto al collettivo di attivisti per la privacy digitale Autistici Inventati, obbligandolo (di fatto) a chiudere i battenti. Washington ha già sanzionato organizzazioni e individui europei: come Thierry Breton, l’ex commissario Ue che aveva esortato Big Tech al rispetto delle regole del Vecchio Continente. Oppure quattro magistrati della Corte penale internazionale, per aver sostenuto indagini sull’esercito statunitense in Afghanistan e il mandato d’arresto per Benjamin Netanyahu. Oltre alle sanzioni, incombe il cloud act: il governo Usa può accedere ai dati sui server delle aziende americane in ogni parte del mondo, in virtù di un mandato giudiziario.

L’Italia dipende anche dalla Cina. E Starlink è sugli appennini con il 5g

La tecnologia italiana dipende dagli Stati Uniti, ma anche dalla Cina giunge il pericolo Kill switch. Pechino ha conquistato una grossa fetta di mercato nel settore delle telecomunicazioni. Strumenti made in China sono molto diffusi nelle pubbliche amministrazioni, con router per la connessione WiFi, dispositivi di rete, componenti per server e data center. Buona parte delle telecamere di videosorveglianza, gestite da Comuni e Regioni, giungono dal paese del Dragone. Device di Pechino sono importanti anche per le nuove reti 5g, a banda larga e senza fili. In questo campo, anche Starlink gioca un ruolo. Guido Crosetto ha confermato a ilfattoquotidiano.it l’accantonamento del progetto per la Difesa da 1,5 miliardi. Ma il gigante di Elon Musk ha stretto un accordo con Fastweb-Vodafone per portare internet veloce nelle aree rurali d’Italia, con una una sperimentazione sugli Appennini centrali. Se la tecnologia è potere, come dice Crosetto, siamo sicuri che l’Italia sia una nazione sovrana?

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