Il boss Graviano: “Mio nonno fece una società con Berlusconi, investì 4-5 miliardi di lire. E fu lui a presentarmi il Cavaliere”
Sostiene che suo nonno era in affari con Silvio Berlusconi. Il boss Giuseppe Graviano lo ha ripetuto ancora una volta. Dopo le dichiarazioni nel 2020 al processo di Reggio Calabria sulla cosiddetta ‘Ndrangheta stragista, in cui era imputato, questa volta il capomafia è intervenuto a Firenze, come testimone nel procedimento contro Salvatore Baiardo, già condannato per aver favorito la sua latitanza negli anni ’90. “Mio nonno Filippo Quartararo, insieme amici, ha fatto una società con Silvio Berlusconi nel 1969-70”, ha detto Graviano in aula, rispondendo alle domande dei pm Lorenzo Gestri e Leopoldo Di Gregorio. Un racconto, vale la pena ricordarlo, finora rimasto privo di riscontri. Condannato per le stragi del ’92 e ’93, Graviano continua a negare di averle commesse. Non ha mai collaborato con la giustizia, quindi le sue dichiarazioni sono tutte da riscontrare.
Quell’investimento compiuto da suo nonno e da altri, secondo il boss, si aggirava sui “20 miliardi di lire dell’epoca”, mentre la cifra messa a disposizione dal nonno di Graviano “si aggirava intorno ai quattro – cinque miliardi di lire”. Il capomafia ha ricordato che suo nonno era una persona ricca, “era un commerciante di ortofrutta, aveva dei negozie”. L’affare con Berlusconi avrebbe dovuto fruttare “il 20% delle ricchezze prodotte da questi investimenti” che “sarebbero ritornate agli investitori”. Ma come si era creato il rapporto tra il nonno di Graviano e Berlusconi? Il pm lo ha chiesto al boss, che ha risposto: “Non lo so. Ho appreso tutto dopo la morte di mio padre il 7 gennaio 1982”.
L’affare, ci ha tenuto a sottolineare Graviano, non riguardava suo padre, uomo d’onore ucciso dai boss palermitani in guerra coi corleonesi: “Mio nonno mi dice che mio padre aveva detto che a lui non interessava e di non coinvolgere i suoi figli”. Quando muore il padre di Graviano, il nonno racconta al nipote dell’investimento e gli chiede se poteva “seguire questa cosa insieme con mio cugino Graviano Salvatore”. Sostiene anche di aver incontrato Berlusconi. “Mio nonno me lo presenta a Milano”. Quando? “Tra l’82 e ’83, io portavo ancora il lutto”, per la morte del padre. Dove avviene quell’incontro? A Milano, ma Graviano sostiene di non ricordare il luogo esatto. Nel 2020 aveva parlato dell’hotel Quark. Quell’incontro, ha aggiunto, era finalizzato a presentare lui e suo cugino Salvatore a Berlusconi. Come prova di quel rapporto di affari, Graviano è tornato a sostenere l’esistenza di una “carta privata”, “non mi ricordo se c’era un notaio”.
Tramite il suo avvocato, Antonio Sanvito, in estate ha chiesto ai magistrati di Caltanissetta di essere ascoltato sui suoi asseriti e mai dimostrati rapporti con Berlusconi. In attesa che il gip siciliano decida come procedere nell’indagine su Marcello Dell’Utri sulle stragi del 1992, Graviano è intervenuto al processo di Firenze, in video collegamento dal carcere di Cagliari. In aula era presente Baiardo, accusato di favoreggiamento nei confronti dei boss delle stragi e di aver calunniato Massimo Giletti, quando negò di avergli mostrato la fantomatica foto che immortalava lo stesso Graviano insieme a Berlusconi e al generale dei carabinieri Francesco Delfino, nei primi anni 90 sul lago d’Orta. L’esistenza di quello scatto è tutto da provare, Berlusconi e Dell’Utri non sono coinvolti direttamente nel processo Baiardo.
KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.