Il Times: Meghan avrebbe voluto parlare delle accuse a suo padre ma una guardia reale la fermò

Meghan Markle avrebbe voluto parlare pubblicamente delle accuse di abusi sessuali su minori rivolte al padre, Thomas Markle, ma una guardia del corpo del servizio di protezione reale britannico l'avrebbe dissuasa: “Lascia fare a noi, indagheremo”, sarebbe la frase dell'agente secondo quanto riferisce il “Times”. Un consiglio arrivato in un momento particolarmente delicato, mentre Meghan era al centro delle critiche per la rottura dei rapporti con il padre, dalla quale non aveva fornito pubblicamente spiegazioni.
La Metropolitan Police starebbe ora cercando di identificare il poliziotto che le avrebbe suggerito di non intervenire pubblicamente. La ricostruzione, riportata anche dal “Daily Mail”, aggiunge un nuovo elemento a una vicenda che ha riaperto interrogativi sulla gestione, da parte delle autorità britanniche, di una lettera contenente accuse molto gravi nei confronti di Thomas Markle.
La lettera del 2019 e le accuse della prima moglie
Il documento, composto da diverse pagine e scritto da Roslyn Loveless, prima moglie di Thomas Markle, era stato inviato alla Metropolitan Police nel gennaio 2019. La donna, morta nel 2024, aveva segnalato presunti abusi sessuali su minori e formulato accuse relative ai viaggi dell'ex marito nel Sud-est asiatico, in particolare nelle Filippine e in Thailandia. Fatti non accertati e che Thomas Markle ha respinto.
La lettera era stata indirizzata alla struttura di protezione della polizia londinese, il Protection Command, e in particolare al Fixated Threat Assessment Centre, che si occupa di valutare possibili minacce nei confronti di personalità pubbliche. Secondo la ricostruzione della Metropolitan Police, l'autrice aveva presentato il documento come una segnalazione legata alla sicurezza della duchessa. Gli agenti, tuttavia, avevano rilevato che non contenesse informazioni relative alla sua protezione, ma una serie di accuse relative a presunti reati commessi fuori dal Regno Unito.
La lettera era stata esaminata e successivamente trasmessa all'ufficio del duca e della duchessa di Sussex, perché ne fossero informati, ma - a quanto pare - non alle forze dell'ordine degli altri Paesi interessati. La stessa Meghan aveva raccontato di essere stata informata delle accuse e di avere ricevuto rassicurazioni sul fatto che sarebbero state oggetto di verifiche.
Megan Markle a Melbourne, Australia (LAPresse)
L'indagine sulla Metropolitan Police
Il caso è diventato oggetto di una verifica istituzionale dopo che la Metropolitan Police ha ammesso di non avere condiviso le informazioni contenute nella lettera con altre autorità giudiziarie. Il 29 ottobre il comandante Adam Slonecki, responsabile del Protection Command, ha comunicato che la revisione interna aveva portato a una segnalazione volontaria all'Independent Office for Police Conduct (IOPC), l'organismo indipendente che vigila sulla condotta delle forze di polizia.
Il giorno successivo l'IOPC ha annunciato l'apertura di un'indagine indipendente sulla mancata trasmissione delle accuse alle autorità competenti all'estero. Un ulteriore profilo, relativo alla possibile comunicazione indebita di informazioni a terzi, è stato invece rinviato alla stessa Metropolitan Police per gli accertamenti previsti dalle procedure interne.
Scotland Yard ha inoltre annunciato l'intenzione di trasmettere le informazioni alle autorità dei Paesi interessati.
La polizia britannica ha precisato di non avere avviato un'indagine nei confronti di Thomas Markle, poiché le condotte segnalate sarebbero state commesse fuori dalla propria giurisdizione.
Le verifiche nelle Filippine
La vicenda si è riaccesa dopo le recenti segnalazioni del figlio di Thomas Markle, Thomas Markle Jr., fratellastro di Meghan. L'uomo ha riferito di avere trovato, nell'abitazione del padre a Cebu, nelle Filippine, materiale digitale che potrebbe contenere immagini di abusi sessuali su minori e di averlo consegnato alle autorità. Le forze di polizia filippine hanno avviato accertamenti e ottenuto un mandato per esaminare dispositivi e supporti informatici acquisiti.
Il Dipartimento di Giustizia filippino ha confermato che il caso è seguito dalla task force impegnata nel contrasto alla tratta e allo sfruttamento sessuale dei minori online. Le verifiche dovranno stabilire la natura dei materiali, la loro provenienza e l'eventuale rilevanza penale. Anche le autorità statunitensi hanno dichiarato di essere a conoscenza delle segnalazioni e di essere disponibili a collaborare con gli investigatori filippini.
Thomas Markle, 82 anni, ha negato le accuse, definendole “menzogne disgustose” in dichiarazioni riportate dalla stampa britannica.
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