Elezioni Brasile, scontro totale in tv tra Lula e Bolsonaro Jr. “Stammi lontano, potresti derubarmi”. “Voglio il voto di tutti, anche di quel galeotto di tuo padre”
Un’ombra sul palco, con il fiato sul collo dell’avversario, tanto da evocare il pedinamento o la marcatura a uomo, nel gergo calcistico, con numerose provocazioni verbali. “Resti qui al mio fianco, Lula, parliamo insieme”, dice Flávio Bolsonaro con tono di sfida e sorriso ironico al rivale e presidente uscente Luiz ‘Inácio’ Lula da Silva. “Non voglio stare vicino a te – risponde, ormai esasperato dalle provocazioni del candidato ultrà –. Dalla famiglia Bolsonaro voglio distanza. Voglio distanza dai miliziani”. Poi, Flávio rincara la dose con sarcasmo: “In effetti, è meglio che tu stia lontano: meno male che sono senza portafoglio, altrimenti potresti derubarmi”.
Il vis-à-vis tra Lula e Bolsonaro Jr., ospitato domenica negli studi della catena Tv Band, nella città di São Paulo, lascia poco spazio ai programmi elettorali – separati da una distanza incolmabile – e si trasforma in un dissing tra i due candidati in corsa verso il ballottaggio del 25 ottobre. E questo polarizza ulteriormente uno scenario segnato da sondaggi contrastanti, là dove Datafolha dà vincitore Bolsonaro Jr. su Lula (47% a 45%), confermando l’esito del primo turno, mentre Vox Brasil rileva un vantaggio di due punti (51% a 49%) del candidato progressista su quello ultrà.
“Io non sono qui per fare teatrini o per subire intimidazioni da strada”, ha affermato Lula di fronte alla prossemica eccessiva e alle ripetute smorfie di scherno attuate da Bolsonaro Jr. durante l’allocuzione del presidente uscente. “Questo è un dibattito per la presidenza della Repubblica, non un raduno di teppisti”.
La tattica di Flávio è stata la stessa impiegata dall’alleato e presidente Usa, Donald Trump, durante il dibattito del 9 ottobre 2016, facendo “accapponare la pelle” all’allora rivale dem Hillary Clinton. Così però il dibattito è stato reso “inutile per l’elettore indeciso”, ha osservato l’analista politico Lucas Aragão, di Arko Advice, che ha lamentato uno stile volto a favorire “attacchi e l’ironia” anziché le proposte. “Il dibattito è servito solo ad alimentare le fazioni di entrambi, tagliando fuori l’elettorato indeciso”, ha aggiunto l’analista Jussara Soares. La strategia è stata rivendicata da Pablo Marçal, influencer e imprenditore – altro canale diretto capace di connettere Flávio con Trump e i circuiti Maga– che dalle prime file della platea faceva da suggeritore a Bolsonaro Jr. “Siamo la generazione che farà congedare Lula”, rivendica Marçal.
A sua volta, il presidente in carica, dopo l’iniziale nervosismo, ha puntato la propria allocuzione sul contrattacco e su quella che i sostenitori del Partito dei Lavoratori hanno definito “fermezza istituzionale”, accompagnata dal “rifiuto di farsi intimidire”. Ha proposto un condono di 2,5 miliardi di dollari per la piccola e media impresa e la tutela del settore pubblico, opponendosi all’austerity voluta da Bolsonaro Jr. e alla proposta di privatizzare asset strategici nazionali come Petrobras. Ha anche assicurato la continuità del programma di sussidi e contrasto alla povertà “Bolsa Família” e ribadito l’obiettivo di deforestazione zero in Amazzonia entro il 2030. Quanto alla sicurezza, Lula osserva che non basta contrastare le organizzazioni criminali con la forza, ma serve “prendere di mira i loro flussi finanziari e i loro meccanismi di riciclaggio”. Tema su cui il suo rivale, Bolsonaro Jr., propone l’istituzione di una truppa d’élite per combattere i narcos, l’adozione del modello penitenziario de El Salvador (con 500mila nuovi posti letto in carcere) e l’adesione del Brasile allo Shield of the Americas, coalizione militare promossa dall’amministrazione Trump. Il suo programma prevede anche tagli per 40 miliardi di dollari, oltre all’eliminazione di ministeri, sulla falsariga dell’Argentina di Javier Milei.
“Sai a che punto è la povertà in Argentina? Sai com’è messa la disoccupazione? Se non lo sai, leggi! E non dirai più di seguire Milei”, ha replicato il leader progressista a Flávio, che nel frattempo ha criticato i vincoli di da Silva con il regime di Daniel Ortega (Nicaragua) e l’ex presidente venezuelano Nicolás Maduro, prelevato dagli Usa. “Ecco i tuoi amici”, ha detto.
Neppure i familiari si sono salvati dal confronto. Flávio ha tirato in ballo il figlio di Lula, Fábio Luís ‘Lula’ da Silva, indagato per corruzione e abuso d’ufficio. “Perché si nasconde in Spagna? Perché non è qui?”. Lula ha poi replicato che Eduardo Bolsonaro, fratello di Flávio, “è nascosto negli Stati Uniti, cospirando contro il Brasile, chiedendo a Trump che intervenga nel Paese”. E alla domanda capziosa “Può spiegare perché il 73% dei detenuti vota per lei?”, Lula replica: “Vorrei che mi votasse il 100%; anche tuo padre (…) Jair, vota per me”.
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