Garlasco, i legali della famiglia Poggi: “Nessun elemento di novità, si sottoponga tutto alla Corte di Brescia. Basta cercare un colpevole alternativo”
La nuova chiusura delle indagini su Andrea Sempio, con alcune novità rispetto a quella dello scorso maggio, apre anche il fronte delle reazioni delle parti. Gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, legali della famiglia Poggi, intervengono con una nota nella quale ridimensionano la portata degli ulteriori accertamenti tecnici citati dalla Procura di Pavia e contestano che possano rappresentare elementi realmente nuovi rispetto a quanto già emerso nel processo a carico di Alberto Stasi.
Il primo punto sollevato dai legali riguarda la consulenza sulla traccia di scarpa rinvenuta nella villetta di Garlasco. Secondo gli avvocati, dal comunicato della Procura emergerebbe che “sarebbe stato svolto in questi mesi un ulteriore approfondimento tecnico di parte volto a sostenere l’astratta possibilità che Andrea Sempio avesse calzato quel giorno delle scarpe Frau 42 a dispetto del comune buon senso“. Il riferimento è alla nota integrativa depositata dai consulenti della Procura sulle dimensioni di una scarpa Frau numero 42 con suola a pallini e indossata dall’assassino come accertato anche dalle sentenze che assolvevano Stasi. Ebbene quella scarpa è ritenuta compatibile con le misure del piede di Sempio che ha dichiarato di calzare il 44. Per i legali della famiglia Poggi, tuttavia, tale compatibilità non costituirebbe un elemento decisivo per ricostruire la presenza di Sempio sulla scena del delitto.
La seconda questione riguarda gli accertamenti genetici e medico-legali richiamati dalla Procura nella comunicazione sulla chiusura delle indagini. È soprattutto su questo terreno che Tizzoni e Compagna sostengono che il nuovo fascicolo non avrebbe prodotto elementi sostanzialmente diversi da quelli già discussi nel procedimento che ha portato alla condanna definitiva di Stasi. “Per il resto, i dati apparentemente evocati in relazione alle prove che furono acquisite in contraddittorio nei confronti di Alberto Stasi non fanno che riproporre dei temi di prova già noti ed ampiamente approfonditi nel relativo processo”, affermano i due avvocati.
Il riferimento riguarda sia il versante genetico sia quello medico-legale. Una presa di posizione che arriva dopo che la Procura, nel comunicato sulla conclusione delle indagini, ha illustrato numerosi nuovi accertamenti: dalle analisi sui Raw Data relativi al Dna individuato sui pedali della bicicletta di Stasi alle nuove valutazioni sulle lesioni riportate da Chiara Poggi e sull’intervallo tra la loro produzione e la morte. Per i consulenti di Stasi, la cui relazione è stata acquisita agli atti dell’inchiesta di Pavia, questi campioni avrebbero scagionato già 19 anni fa l’allora fidanzato della vittima.
Proprio sui dati genetici la Procura ha segnalato l’esistenza di due contro-analisi del 20 settembre 2007 relative al campione bu_p, risultate negative e non rinvenute nel fascicolo del procedimento celebrato all’epoca. Secondo i legali della famiglia Poggi, però, anche questo capitolo, così come gli altri richiamati nella nota della Procura, non sarebbe sufficiente a introdurre elementi nuovi rispetto a quelli già sottoposti al contraddittorio processuale. La famiglia della vittima guarda ora alla fase successiva dell’inchiesta e, soprattutto, alle possibili conseguenze che la nuova indagine potrebbe avere sul procedimento relativo alla condanna definitiva di Alberto Stasi.
“A questo punto, ci auguriamo che la vicenda possa essere sottoposta quanto prima alla competente Corte di Appello“, scrivono Tizzoni e Compagna, secondo i quali la Corte potrebbe “rilevare l’assenza di qualsiasi elemento di novità”. L’obiettivo indicato dai legali è esplicito: “Porre auspicabilmente fine all’impropria ricerca di un colpevole alternativo“.
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