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Wednesday, October 21, 2026

Nascite ancora in calo, colpito soprattutto il Sud

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Non si arresta il declino demografico italiano. Secondo la rilevazione annuale dell'Istat, nel 2025 sono nati 355.772 bambini, circa 14 mila in meno rispetto al 2024 (-3,8%) e la discesa sembra destinata a proseguire nel 2026: le rilevazioni relative ai primi mesi dell'anno mostrano una riduzione di 2 mila nati rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Il fenomeno è generale, ma interessa in misura maggiore il Sud.

La discesa della natalità è iniziata negli anni Settanta del secolo scorso. Dopo una lieve ripresa a cavallo del Millennio, dal 2008 le culle hanno ripreso a svuotarsi e oggi si contano circa 200 mila nati in meno rispetto a un ventennio fa. Il calo delle nascite è lo specchio di un Paese che cambia. L'età media del parto, per esempio, è sempre più alta: 32,7 anni, con il primo figlio che arriva in media a 32 anni. Il grado di istruzione, però, è una variabile decisiva: se una donna con licenza media ha un figlio prima dei 30 anni (29,7), nelle donne diplomate si sale a 32,5 anni, mentre nelle laureate a 34,9. Di pari passo si riduce il tasso di fecondità, cioè il numero di figli per donna: appena 1,14. Un dato, quest'ultimo, che svela un altro fenomeno: le donne del Sud non fanno più un maggior numero di figli rispetto al resto del Paese. Il numero medio di figli per donna nel Mezzogiorno è infatti 1,16, un valore perfettamente sovrapponibile a quello delle Regioni settentrionali (1,15).

Più lontano, con 1,07 figli per donna il Centro. Questo avvicinamento, spiega all'ANSA Sara Miccoli, ricercatrice dell'Istat, "è legato sicuramente alla diffusione uniforme su tutto il territorio nazionale dei nuovi modelli culturali, ma anche delle medesime criticità socio-economiche: le difficoltà nel raggiungere l'indipendenza economica, la ricerca di un lavoro stabile, l'accesso al mercato abitativo e la carenza di servizi a supporto della conciliazione tra famiglia e lavoro rappresentano infatti ostacoli omogenei in tutto il Paese". Questo trend si osserva anche nel calo dei nati rispetto all'anno passato. Nel 2025, nel Mezzogiorno, il numero di primogeniti è sceso del 5,3% rispetto al 2024 (contro il 2,3% nel Nord e il 3,9% e nel Centro) e quello di secondi figli del 5,5% (-4,3% nel Nord e -4,6% e nel Centro).

Tra i fattori che contribuiscono al calo delle nascite anche "l'emergere di scelte di vita che possono prevedere percorsi alternativi alla genitorialità", spiega l'Istat. Tra le donne nate nel 1976, che oggi hanno compiuto 50 anni e hanno in gran parte concluso la propria esperienza riproduttiva, per esempio, il 23% non ha avuto figli. E' il caso della 'Generazione 1976'. Intanto, emergono nuove tendenze. Perde appeal il matrimonio e il 62,4% dei bambini nati da coppie in cui la mamma ha meno di 24 anni è nato da coppie non sposate (la percentuale sale al 78,7% nelle coppie italiane). Cresce, poi, la quota di bambini nati da coppie miste: sono quasi 1 su 10 con un aumento del 4,2% sul 2024. Aumentano inoltre i doppi cognomi, che sono il 7,3% del totale. Resta stabile, invece, la classifica dei nomi più scelti: Leonardo per i maschi, Sofia per le femmine. "I dati Istat ci consegnano un quadro che non possiamo limitarci a registrare. Servono politiche strutturali, continuative e capaci di accompagnare le famiglie nel tempo", commenta Adriano Bordignon, presidente del Forum Nazionale delle Associazioni Familiari.

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