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Thursday, October 15, 2026

Carburanti, ok del Senato al decreto. Estesi i poteri al commissario per le trivelle

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Trentotto pratiche per cercare ed estrarre idrocarburi sulla terraferma aspettano il via libera delle Regioni. Nei casi peggiori l’attesa arriva a nove anni dalla presentazione della domanda. L’obiettivo del decreto legge varato il 10 settembre 2026 e appena approvato dal Senato, è di sbloccarle: il testo ora passa alla Camera, che deve convertirlo in legge entro il 9 novembre.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Il commissario per le trivelle

Il cuore del provvedimento è l’articolo 2, preparato al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. Funziona così: se la Regione non dà l’intesa entro 45 giorni dalla domanda, Palazzo Chigi le fissa un termine perentorio, su proposta del ministro Gilberto Pichetto Fratin. Il termine è di 60 giorni al massimo e scende a 30 per i progetti legati alla gas release, il meccanismo pensato per cedere gas a prezzo calmierato alle industrie energivore e mai decollato. Nel frattempo il Governo verifica con la Regione le ragioni del ritardo, ma i termini continuano a correre. Se la Regione resta ferma, il Consiglio dei ministri la sente e poi esercita i poteri sostitutivi. Nomina quindi un commissario ad acta, eventualmente affiancato da un subcommissario, che dà l’intesa al posto dell’amministrazione. Entrambi lavorano senza compensi né rimborsi.

In commissione Ambiente un emendamento di Claudio Fazzone (Fi) ha dato più poteri al commissario. Potrà adottare anche gli atti intermedi e le autorizzazioni di competenza della Regione o degli enti locali necessari a chiudere il procedimento.

Le pratiche ferme

Le pratiche, come raccontato sul Sole 24 Ore del 12 settembre, ferme sono 10 permessi e 28 concessioni. I permessi comprendono 8 nuovi rilasci e 2 proroghe. Le concessioni comprendono 27 proroghe e una variazione dei programmi di lavoro. La produzione nazionale è lontana dai livelli del passato. Nei primi quattro mesi dell’anno, secondo il Mase, l’Italia ha estratto 926 milioni di metri cubi di gas e 1,2 milioni di tonnellate di petrolio. Negli anni Novanta si arrivava a 20 miliardi di metri cubi di gas e a 4-5 milioni di tonnellate di greggio all’anno. Per la premier Giorgia Meloni, aumentare la produzione interna significa «ridurre la dipendenza dall’estero».

Gli altri emendamenti

La commissione ha approvato pochi altri emendamenti. Il più rilevante riguarda l’Arera, che rivedendo le condizioni per gli allacciamenti alla rete elettrica dovrà ridurre i contributi a titolo di quota potenza. Gli altri contributi, compresa la quota distanza, saranno rimodulati di conseguenza, senza cambiare il gettito complessivo per i distributori e «senza incrementi degli oneri di sistema a carico degli utenti finali». L’obiettivo dichiarato è favorire l’elettrificazione dei consumi prevista dal Pniec. La proposta di maggioranza è passata nella versione riformulata dopo il parere condizionato della commissione Bilancio.

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