La proposta di trasporti gratis ad Amsterdam divide la sinistra locale: che tipo di società vogliamo?
Ad Amsterdam la proposta di rendere gratuiti tram, autobus e metropolitana per tutti i residenti ha aperto una discussione molto interessante sullo stato di salute della sinistra, che andrebbe osservata certamente per il tema che tratta, ma soprattutto per come lo tratta. La questione, infatti, non riguarda soltanto la mobilità, in una fase critica per il costo stellare del carburante, ma soprattutto il modo in cui la sinistra, o meglio le sinistre, vedono il mondo.
Il Comune di Amsterdam, amministrato da una giunta di centrosinistra con i rossoverdi come azionisti di maggioranza, ritiene che il costo di questa operazione, tra 175 e 250 milioni di euro all’anno secondo le prime stime, rappresenti un salasso che finirebbe comunque per ricadere sulle tasche di tutti, penalizzando soprattutto i redditi più bassi. A favore della gratuità universale ci sono soprattutto SP e BIJ1: il primo è un partito socialista old school, la seconda una formazione della sinistra radicale.
Al di là dei fattori di bilancio, dietro questa discussione si nasconde una delle fratture più interessanti della sinistra contemporanea.
Da una parte c’è una sinistra liberal-progressista, rosso-verde, che immagina un intervento pubblico selettivo. Dall’altra parte c’è una sinistra più tradizionale, di matrice socialdemocratica e socialista, che parte da un presupposto differente: alcuni servizi non dovrebbero essere considerati semplicemente prestazioni da acquistare, ma diritti universali. La mobilità, come la sanità e l’istruzione, dovrebbe essere garantita a tutti, indipendentemente dal reddito.
In questa seconda visione, la redistribuzione non passa necessariamente attraverso sconti, bonus o tariffe differenziate, ma attraverso la fiscalità generale.
Il paradosso è che la sinistra rosso-verde, pur partendo da una sensibilità sociale e ambientale e non dalla tradizionale difesa del mercato, finisce spesso per avvicinarsi, nelle conclusioni, a un’impostazione liberale: il servizio ha un costo, chi può sostenerlo paga, chi non può viene aiutato dallo Stato.
Il problema politico è che queste due visioni spesso finiscono per indebolire l’azione della sinistra. Non si tratta soltanto di trovare un compromesso tra due proposte diverse, ma di stabilire quale sia il ruolo dello Stato e quali servizi debbano essere sottratti alla logica del potere d’acquisto individuale.
La discussione sui trasporti di Amsterdam, che vale allo stesso modo anche per Roma, Milano e qualsiasi altra grande città globale, è quindi anche una discussione sul modello di società che si vuole costruire: la mobilità è un bisogno individuale al quale lo Stato deve garantire un accesso minimo, oppure un diritto collettivo che deve essere assicurato a tutti?
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